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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-11-28 ad oggi 2011-01-13 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

 

 

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Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

41° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

 

 

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto,

pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio.

Per conoscer le mie idee Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF

Il mio commento sull'argomento di Oggi è :

…………………………………………………………..

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-11-03 ad oggi 2011-01-13

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2011-01-13

 

 

 

 

2010-12-21

20 dicembre 2010

RIVELAZIONI

Wikileaks: frenata l'inchiesta Calipari

Palazzo Chigi: i fatti smentiscono le illazioni

"Il governo" italiano "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini" sulla tragica morte di Nicola Calipari in Iraq malgrado vi siano già delle precise richieste delle opposizioni in proposito. È quanto scrive in un messaggio del 3 maggio 2005 l'allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler il giorno dopo aver incontrato a Palazzo Chigi, tra gli altri, Gianfranco Fini (all'epoca ministro degli Esteri), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari per discutere del rapporto italiano sulla vicenda.

Il documento è stato diffuso dal Guardian, testata che fin dall'inizio ha collaborato con Wikileaks nella divulgazione dei documenti trafugati dal Pentagono.

Nell'incontro del 2 maggio 2005 sul caso Calipari, l'ambasciatore Usa Mel Sambler disse ai rappresentanti italiani che il governo americano "condivideva il desiderio" di Roma che il caso non avesse effetti sulle relazioni bilaterali. A questo riguardo, nel corso dell'incontro l'ambasciatore disse che "era importante per Roma non puntare l'indice contro gli Usa, né lamentare una scarsa cooperazione" e che "noi (gli statunitensi, ndr) vorremmo cercare di continuare a fare lo stesso".

Nel colloquio, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini affermò "che non si poteva lamentare una scarsa cooperazione" perchè gli investigatori italiani avevano avuto "pieno accesso" e che "avrebbe chiesto a Berlusconi (che sarebbe intervenuto il 5 maggio in Parlamento, ndr) di sottolineare la cosa in Parlamento".

La rivelazione di Wikileaks non meraviglia Rosa Calipari, moglie del funzionario del Sisde ucciso in Iraq e ora vicepresidente dei deputati Pd, che ebbe già in passato la sensazione che il governo volesse "mettere i rapporti con gli Usa davanti alla verità". Lo ha affermato all'Ansa la stessa parlamentare a Montecitorio. "Sì, il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle il caso Calipari e mettere i rapporti bilaterali con l'America davanti alla verità".

Pronta la replica di Palazzo Chigi: "Ancora una volta i resoconti di Wikileaks attribuiti all'ambasciatore americano in Italia corrono il rischio di accreditare posizioni, non solo mai assunte dal governo italiano, ma esattamente contrarie alla verità. Evidentemente, in quei resoconti si sono scambiati i desideri con la realtà, le domande con le risposte. E le valutazioni personali di diplomatici americani a Roma si sono trasformate in presunte "posizioni ufficiali" che il governo italiano non ha invece mai assunto. Inutili quindi, o strumentali, le polemiche su qualcosa che non esiste. I fatti ed i documenti provano, del resto, il contrario di quanto afferma Wikileaks, e cioè la verità. Uno per tutti, la relazione con la quale il governo italiano si è dissociato dalle conclusioni dell'inchiesta americana sul caso Calipari. Basta questo per dimostrare come le presunte rivelazioni di Wikileaks siano, ancora una volta, assolutamente prive di fondamento; e, quindi, fuorvianti".

Il tenore della nota sarebbe stata condivisa da Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri.

 

 

 

2010-12-11

11 dicembre 2010

I NUOVI FILE

Wikileaks sul Vaticano

Lombardi: "Solo opinioni

di chi li ha scritti"

Per il Vaticano i file di Wikileaks che riguardano "rapporti inviati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America dall'Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede", sono da valutare "con riserva e con molta prudenza". Lo afferma una nota della Sala Stampa vaticana, che "senza entrare nella valutazione dell'estrema gravità della pubblicazione di una grande quantità di documenti riservati e confidenziali e delle sue possibili conseguenze", osserva che "tali rapporti riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti, e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede nè citazioni precise delle parole dei suoi Officiali".

Nei documenti diffusi, tra le altre cose, vengono espressi giudizi poco lusinghieri sul Segretario di Stato vaticano e in generale sull'attività diplomatica della Santa Sede, sui problemi di "comunicazione" del Vaticano verso il mondo esterno, sulla crisi causata dagli scandali degli abusi sui minori e perfino su prese di posizioni del Papa. Come in generale emerso da tutta la documentazione pubblicata da Wikileaks, per quanto riguarda gli elementi di fatto (e non le opinioni dei diplomatici) anche in questo caso si tratta con tutta evidenza di vicende già note (ad esempio, la polemica nata già all'indomani dell'elezione di Ratzinger a Pontefice sulle posizioni da lui espresse nel 2004 in merito dell'ingresso della Turchia nella Ue) perché oggetto di articoli e commenti di stampa, specie di quella americana e britannica.

 

 

2010-12-10

9 dicembre 2010

WEB E SEGRETI

Assange, si scatena la cyberguerra

I pirati informatici filo-Assange vanno alla guerra: gli hacker promettono di intensificare la battaglia cibernetica, annunciando di aver reclutato altre truppe. E le scaramucce iniziali si stanno trasformando in una vera e propria battaglia. Nelle ultime ore i sostenitori di Wikileaks sono riusciti a interrompere MasterCard e Visa; ed è partita subito la controffensiva: Facebook e Twitter hanno chiuso gli account utilizzati dal gruppo per lanciare l'operazione Vendetta di Assange.

In una chat on-line con la AFP, gli organizzatori del gruppo Anonymous assicurano che un numero crescente di volontari sta ingrossando le fila a difesa di Wikileaks e del suo fondatore, Julian Assange. "Abbiamo iniziato con un piccolo numero di utenti (una cinquantina), ora siamo a circa 4.000". "Il reclutamento avviene attraverso Internet, il che vuol dire ovunque: imageboard, forum, Facebook, Twitter...".

Un portavoce ufficioso del gruppo, che dice di chiamarsi Coldblood, ha assicurato alla BBC Radio che "la campagna non è finita, tutt'altro: si stanno aggiungendo volontari e sono sempre di più quelli che scaricano lo strumento che permette di sferrare l'attacco DDoS (distributed denial of service)". Coldblood, che parla con un accento inglese, ha detto di essere di essere un 22enne ingegnere del software: "Questa è una guerra, ma non la vostra guerra convenzionale. Una guerra cibernetica: stiamo cercando di mantenere Internet aperta e libera per tutti, nel modo in cui è ed è sempre stata"; e ha spiegato che nel mirino ci sono "principalmente le aziende che hanno deciso per una qualche ragione di non avere più a che fare con Wikileaks".

Nei giorni scorsi sono andati temporaneamente fuori uso PayPal e il sito della banca svizzera Swiss Post Office; nelle ultime ore un attacco informatico concertato è riuscito a interrompere MasterCard e Visa. Le azioni sono state esplicitamente definite "una vendetta" per le decisioni delle due società di carte di credito di congelare tutti i bonifici a Wikileaks, accusata di attività illegale; MasterCard ha riconosciuto di aver subito "una perturbazione" e fonti bancarie hanno ammesso che c'è stata un'interruzione al business globale. Più tardi, anche il sito di Visa è rimasto inaccessibile. L'attacco degli hacker di Anonymous, battezzato Operazione Payback, ha preso di mira anche il sito della procura svedese (che vuole interrogare Assange per l'accusa di molestia sessuale) e del governo svedese (prima il sito web del governo di Stoccolma poi il ministro della Giustizia).

E non è finita, perchè oltre-Atlantico i sostenitori di Wikileaks hanno colpito il sito web della paladina conservatrice del Tea Party, Sarah Palin, disabilitando le sue carte di credito e quel del marito Todd. Colpito anche il sito del senatore, Joe Lieberman, il primo a chiedere alle aziende Usa di ritirare il

sostegno tecnico a Wikileaks.

 

 

 

2010-11-30

30 novembre 2010

LE RIVELAZIONI

Wikileaks: banche nel mirino

Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ha annunciato per l'inizio dell'anno prossimo la divulgazione di nuovi documenti riservati, stavolta su un'importante banca degli Stati Uniti. Parlando al settimanale Forbes, Assange si è detto pronto a rivelare decine di migliaia di documenti che potrebbero "far cadere una banca o due". "Abbiamo una mega-fuoriuscita relativa a una banca. Non è della dimensione del materiale sull'Iraq, ma si tratta di decine o centinaia di migliaia di documenti", ha spiegato l'australiano nell'intervista che risale a inizio novembre. L'australiano ha detto che la fuga di notizie fornirà "una comprensione reale e rappresentativa di come le banche si comportano a livelle esecutivo, in modo tale da stimolare le inchieste e le riforme, presumo".

REAZIONI IN USA

Il presidente Barack Obama non è contento delle rivelazioni", ha spiegato il suo portavoce, ma ieri, la Casa Bianca ha mantenuto un "eloquente" silenzio sulla questione Wikileaks, lasciando il compito di prendere in esame la questione al capo della diplomazia americana. "Gli Stati Uniti condannano fortemente" ogni rivelazione, ha dichiarato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, sottolineando che "questa pubblicazione non è un attacco solo agli Stati Uniti" che stanno cercando di far avanzare una robusta agenda in politica estera, ma "all’intera comunità internazionale".

Pur dicendosi "dispiaciuta della pubblicazione di informazioni intese come confidenziali", il ministro ed ex first lady non ha voluto confermarne la veridicità – né porgere scuse ad alcun Paese – sottolineando comunque che "candide discussioni tra gli esponenti della diplomazia Usa sono imperative", ma rassicurando che "la politica estera è decisa non attraverso tali messaggi, ma a Washington". L’America, pertanto rimane "fiduciosa" che la sua "partnership" con la comunità internazionale "riuscirà a sopportare questa sfida".

Così come aveva del resto dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato subito dopo la messa in rete degli oltre 250mila documenti domenica e ha ribadito ieri l’ambasciatore americano all’Onu, Susan Rice, "i diplomatici Usa fanno quello che fanno tutti i diplomatici del mondo", "rappresentando il Paese e interagendo in modo aperto e trasparente con i rappresentanti dei governi stranieri", e, proprio attraverso tali attività, "collezionano informazioni".

È chiaro, però, che la questione ha suscitato un forte imbarazzo, spingendo il governo a correre ai ripari. Dopo aver tacciato la rivelazione quale un atto "sconsiderato e pericoloso" in quanto "mette a rischio i diplomatici Usa, i funzionari d’intelligence e tutti coloro che si rivolgono agli Stati Uniti per avere aiuto nel promuovere democrazia", la Casa Bianca si è rivolta al ministero della Giustizia, che ieri ha pertanto annunciato di aver avviato "un’indagine penale". Secondo il segretario Eric Holder, infatti, sarebbero stati commessi veri e propri "crimini" e le autorità Usa intendono punire chiunque ne sia stato responsabile.

Come ha sottolineato il capo della diplomazia americana, "non c’è nulla di lodevole nel mettere a repentaglio la vita di persone innocenti, né niente di coraggioso nel sabotare le pacifiche relazioni tra nazioni". Dall’Onu – che secondo Wikileaks sarebbe stato uno degli obiettivi delle "spie" del dipartimento di Stato Usa – è però giunto un sottile monito. Pur rifiutandosi di "commentare l’autenticità dei documenti", l’organizzazione mondiale ha ricordato di essere, per sua natura, un organismo "trasparente che rende pubblica gran parte delle informazioni riguardo la sua attività" e che "i suoi funzionari si riuniscono regolarmente con i rappresentanti degli Stati membri per informarli della propria attività".

Dal Palazzo di Vetro di New York si è così sottolineato che il lavoro dell’Onu deve essere considerato "inviolabile" e che si debbano rispettare "i privilegi e le immunità" contenuti nella Carta delle Nazioni Unite e nella Convenzione del 1946.

Loretta Bricchi Lee

 

 

 

30 novembre 2010

SEGRETI SUL WEB

"Festini? Qualcuno paga ragazze per mentire"

"Non mi sento attaccato, non mi sento colpito, non mi sento offeso... I giornali dell’opposizione mi hanno abituato a questo fango...". Silvio Berlusconi ha passato l’ultima notte a interrogarsi. A cercare di capire. Anche a fissare cinque parole che sono il cuore di uno dei mille documenti "regalati" al mondo da Wikileaks. "È una vergogna; io stanco per le feste selvagge... È solo una vergogna". Il premier pensa. E collega quell’ennesimo giudizio sul tema donne all’ultima apparizione televisiva di una escort, Nadia Macrì, e alle sue confidenze. Complotto? Una manciata di ore più tardi gli interrogativi fino a quel momento privatissimi diventano pubblici. Berlusconi cerca le telecamere arrivate a Tripoli per seguire il vertice Ue-Unione africana e affonda il colpo: "Mi domando chi è che ha pagato queste ragazze".

È il primo affondo. Poi, dopo una pausa leggera, ecco il secondo: "Wikileaks? Non guardo a quello che rivelano funzionari di terzo o quarto grado... Queste sono cose già riportate dai giornali di sinistra". Costruisce la controffensiva il Cavaliere ma ammette: "Le cose che vengono dette fanno male all’immagine del nostro Paese". E allora, proprio partendo da quest’ultima considerazione, torna ad agitare il sospetto del Grande Complotto. A chiedersi se c’è una regia. Se qualcuno muove delle pedine per screditarlo. E quando i cronisti vogliono saperne di più sui <+corsivo>wild parties<+tondo>, sulle feste selvagge, attacca ancora: "Non so cosa siano. E voglio fare un appunto: una volta al mese offro delle cene nelle mie case, dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante".

E allora perchè l’atto d’accusa della Macrì? Perchè Ruby? Anche il premier si interroga, anche lui si domanda "perchè le ragazze lo facciano, dal momento che dicono cose infondate ed incredibili... Una ragazza che si dichiara prostituta davanti al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, o per trovare un marito... E allora perchè?". Prova a restare freddo, Berlusconi. A far emergere distacco. Disinteresse. "Sono chiacchiere di second’ordine", ripete nelle conversazioni più private. Ma che comunque fanno male alla sua immagine, male all’Italia. E che alla fine anche il capo del governo non riesce a sottovalutare. Niccolò Ghedini, l’avvocato-parlamentare, fa capire che qualcosa andrebbe comunque fatta per fermare l’uragano Wikileaks.

"Perchè può creare su altri più seri argomenti danni gravissimi alla sicurezza dei Paesi interessati", annota. E Berlusconi? C’è indignazione, ma anche voglia di capire. Capire le troppe coincidenze sul tema delle feste. Capire chi "lavora dietro le quinte". A Roma, si muove anche il fidato Gianni Letta. In silenzio. "Se questi sono i costumi dell’epoca in cui viviamo c’è da restare atterriti e sconfortati", ripete lasciando spazio all’amarezza. Alla stessa ora Niccolò Ghedini costruisce l’offensiva. "Le annotazioni di fonte americana appaiono essere al più una sorta di compendio di banale gossip, già più volte riportato dalla stampa italiana". E le feste? Ghedini non ci sta: "Decine e decine di testimoni hanno spiegato che si trattava di normalissime cene". Berlusconi legge quell’agenzia, ma non riesce a ritrovare la serenità e continua a pensare che siamo all’"ultimo capitolo del Grande Complotto".

Arturo Celletti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2011-01-13

In un file anche un riferimento al Ponte sullo Stretto: "Senza strade, servirà a poco"

Wikileaks, il console Usa a Napoli:

"Politici italiani non combattono la mafia"

I dispacci del diplomatico Truhn: "Come dice Saviano il tema della mafia assente dalla campagna elettorale"

In un file anche un riferimento al Ponte sullo Stretto: "Senza strade, servirà a poco"

Wikileaks, il console Usa a Napoli:

"Politici italiani non combattono la mafia"

I dispacci del diplomatico Truhn: "Come dice Saviano il tema della mafia assente dalla campagna elettorale"

MILANO - Nuove rivelazioni che riguardano l'Italia su Wikileaks. Il sito di Assange ha pubblicato infatti alcuni dispacci inviati al governo americano da J. Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli, che riguardano in particolare la lotta alla mafia e il Ponte sullo Stretto. In uno del giugno 2008, il diplomatico scrive che "miliardi di dollari stanziati dai governi dell'Unione Europea finiscono nelle mani delle organizzazioni criminali". "Anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata - è l'osservazione del diplomatico -, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale".

Roberto Saviano (Ansa)

Roberto Saviano (Ansa)

SAVIANO - Nello stesso cablogramma (numero 12958), classificato come "confidenziale" e redatto il 6 giugno 2008, Truhn cita l'autore di Gomorra e parla delle elezioni e dell'assenza della lotta alla mafia tra i temi del voto. "Come ci ha ricordato Roberto Saviano - si legge su Wikileaks -, il tema (della lotta alla criminalità organizzata, ndr) è stato virtualmente assente dalla campagna elettorale di marzo-aprile" 2008. Nel dispaccio, il diplomatico suggerisce a Washington di "lavorare per fare presente al nuovo governo che la lotta al crimine organizzato è una seria priorità del governo Usa, e che i drammatici costi economici della criminalità sono un argomento convincente per una azione immediata". "Quelli che lottano contro la mafia - evidenzia poi il console Truhn - hanno bisogno di essere considerati come dei modelli reali. E Saviano può ben essere su questa strada". Il dispaccio riporta anche un incontro tra il diplomatico e lo scrittore. "Quando gli abbiamo chiesto come il governo degli Usa, al di là della cooperazione giudiziaria, potrebbe supportare al meglio la lotta al crimine organizzato, Saviano, in aprile, ha risposto: "Solo parlando della questione, le date una credibilità che il resto del mondo, italiani inclusi, non può ignorare"".

LA CHIESA - In un altro cable, il console Truhn rende conto delle critiche rivolte alla Chiesa cattolica per il fatto di "non assumere una forte posizione pubblica contro il crimine organizzato. Uno dei pochi preti che lo ha fatto, padre Luigi Merola, è ora sotto scorta, così come il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi". Washington, è l'invito del diplomatico contenuto nel dispaccio, potrebbe considerare di "cercare maggiore cooperazione" del Vaticano sul fronte della lotta al crimine.

IL PONTE E LA CALABRIA - Nel giugno del 2009, il console americano analizza la situazione in Sicilia, dopo lo scontro politico tra Raffaele Lombardo e "il partito del premier Silvio Berlusconi". Facendo riferimento anche al Ponte sullo Stretto. "Servirà a poco - è la convinzione di Truhn - senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria". Per Truhn, "la maggiore sfida allo sviluppo economico" siciliano "rimane la mafia, che potrebbe ben essere il principale beneficiario se il Ponte sullo Stretto di Messina, di cui si parla da secoli, venisse eventualmente costruito". In un dispaccio inviato il 2 dicembre 2008 che riporta anche un incontro con il governatore Agazio Loiero, il diplomatico americano scrive poi: "Se la Calabria non fosse parte dell'Italia, sarebbe uno Stato fallito. La 'ndrangheta controlla" infatti "vaste porzioni del suo territorio e della sua economia".

ATTACCHI TALEBANI - I dispacci del console Truhn non sono gli unici dispacci resi noti in queste ore da Wikileaks che riguardano il nostro Paese. In alcuni dei 15.000 file militari Usa sull'Afghanistan ottenuti dal sito di Assange, rimasti inediti ed esaminati ora dall'Ansa si legge, per esempio, che i missili dell'Iran erano puntati nel 2007 contro obiettivi nelle province afghane di Herat e Farah sotto comando italiano. Tra i "bersagli" anche il Prt di Farah, gestito dagli americani. Dai dispacci americani emerge anche che alcuni gruppi talebani "operano sotto direttive emanate dal governo iraniano", con Teheran che aveva "dispiegato truppe al confine" per offrire supporto agli insorti. Gruppi talebani finanziati e armati dall'Iran nell'estate del 2009 lanciavano razzi contro la base italiana di Camp Arena "per dimostrare il proprio attivismo" a Teheran. Nella Repubblica islamica gli insorti venivano poi addestrati all'uso dei micidiali Ied, gli ordigni artigianali, forniti dall'Iran stesso, sempre secondo i file americani diffusi dal sito di Julian Assange.

Redazione online

12 gennaio 2011(ultima modifica: 13 gennaio 2011)

 

 

2010-12-24

In Un Cablogramma di WIKILEAKS pubblicato da El Pais

L'ambasciatore Usa:"D’Alema come Berlusconi : i giudici sono una minaccia"

Lo riferiva il diplomatico americano, Ronald Spogli, in un dispaccio segreto del 2008

In Un Cablogramma di WIKILEAKS pubblicato da El Pais

L'ambasciatore Usa:"D’Alema come Berlusconi : i giudici sono una minaccia"

Lo riferiva il diplomatico americano, Ronald Spogli, in un dispaccio segreto del 2008

Ronald Spogli (Imagoeconomica)

Ronald Spogli (Imagoeconomica)

MILANO - Sulla magistratura D’Alema e Berlusconi condividono la stessa opinione: i giudici costituiscono la più seria minaccia per lo Stato italiano. Lo scrive in un dispaccio del 3 luglio 2008, diffuso da Wikileaks e pubblicato da El Pais, l’allora ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli.

D'ALEMA - Massimo D'Alema però replica attraverso una nota: "Accanto ad osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, viene riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all'epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l'ambasciatore Spogli e me".

LA FRASE - Nel dispaccio segreto si rivelava che quando era ministro degli Esteri, nel 2007, Massimo D’Alema disse a Spogli una frase che avrebbe potuto essere tranquillamente attribuita al suo "arci-rivale" Silvio Berlusconi: "Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha detto lo scorso anno che la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano", scrive Spogli. "Nonostante anni di dibattiti sulla necessità di una riforma del sistema, non sono stati fatti progressi significativi. Gli italiani considerano il loro sistema "rotto" e hanno veramente poca fiducia sul fatto che garantisca giustizia", commenta il diplomatico americano. (fonte: Apcom)

24 dicembre 2010

 

 

 

 

 

2010-12-21

IL DOCUMENTO DEL MAGGIO 2005

Wikileaks, gli Usa sul caso Calipari:

"Governo italiano bloccherà indagini"

Il cable dell'ambasciata a Roma. La replica

di Palazzo Chigi: "Rivelazioni prive di fondamento"

IL DOCUMENTO DEL MAGGIO 2005

Wikileaks, gli Usa sul caso Calipari:

"Governo italiano bloccherà indagini"

Il cable dell'ambasciata a Roma. La replica

di Palazzo Chigi: "Rivelazioni prive di fondamento"

Nicola Calipari (Ansa)

Nicola Calipari (Ansa)

MILANO - Il rapporto italiano sulla tragica morte di Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione non intenzionale, era costruito "specificatamente" ad evitare ulteriori inchieste della magistratura italiana, e il governo Berlusconi voleva "lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe "danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington. Lo si legge in un cable siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, del maggio 2005.

GOVERNO BLOCCHERA' ALTRE INDAGINI - "Il governo" italiano "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini" sulla tragica morte malgrado vi siano già delle precise richieste delle opposizioni in proposito. Lo si legge in un altro cable datato 3 maggio 2005 sempre a firma dell'allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler il giorno dopo aver incontrato a Palazzo Chigi, tra gli altri, Gianfranco Fini (all'epoca ministro degli Esteri), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari per discutere del rapporto italiano sulla vicenda. Il documento è stato diffuso dal Guardian, media partner di Wikileaks.

FINI-LETTA-POLLARI -  I vertici dell'ambasciata Usa furono convocati il 2 maggio 2005 dall'ufficio del premier per ricevere in anticipo il rapporto italiano sul caso Calipari. "Presenti all'incontro - riferisce il 'cable siglato da Sembler - il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario Gianni Letta, l'ambasciatore negli Usa Gianni Castellaneta, il capo del Sismi Nicolò Pollari, alcuni dei loro consiglieri, e due commissari, il diplomatico Cesare Ragaglini e il generale del Sismi Pierluigi Campregher. Berlusconi non era presente, e non sarà a Roma fino a domani". Il 5 maggio, il premier Berlusconi sarebbe intervenuto in Parlamento per discutere il rapporto: "Sarebbe meglio che il presidente George W. Bush lo chiamasse il giorno prima, in modo che lui possa dire in Parlamento di aver discusso la questione con il presidente". Nel rapporto, notano gli americani, si afferma tra l'altro che "gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio è stato intenzionale: questo punto è stato 'designed specifically' (costruito specificatamente) per scoraggiare altre indagini della magistratura, visto che per la legge italiana possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale (Nota: i nostri contatti hanno messo in guardia che i magistrati italiani sono famigerati per forzare queste leggi ai loro scopi, quindi resta da verificare se la tattica del governo italiano avrà successo)". "Il rapporto è stato scritto avendo i magistrati in mente", scrive ancora Sembler.

UNA SOLA MACCHINA COLPITA? - In un dispaccio successivo del 9 maggio 2005, in cui commenta l'intervento del premier Silvio Berlusconi alla Camera e al Senato sul rapporto italiano sulla vicenda, l'ambasciatore Mel Sembler aggiunge che l'Italia è "determinata" a "evitare critiche" al ruolo svolto da Nicola Calipari, fatto che ha portato il governo di Roma a ignorare una questione "fondamentale": "Perchè solo una macchina su 30 passate per il check point è stata colpita dal fuoco?".

LA REPLICA DI PALAZZO CHIGI - Non si è fatta attendere la reazione di Palazzo Chigi. "Ancora una volta i resoconti di Wikileaks attribuiti all'ambasciatore americano in Italia corrono il rischio di accreditare posizioni, non solo mai assunte dal governo italiano, ma esattamente contrarie alla verità. Evidentemente, in quei resoconti si sono scambiati i desideri con la realtà, le domande con le risposte. E le valutazioni personali di diplomatici americani a Roma si sono trasformate in presunte "posizioni ufficiali" che il governo italiano non ha invece mai assunto. Inutili quindi, o strumentali, le polemiche su qualcosa che non esiste" si legge in una nota della presidenza del Consiglio. "I fatti ed i documenti provano, del resto, il contrario di quanto afferma Wikileaks, e cioè la verità. Uno per tutti, la relazione con la quale il governo italiano si è dissociato dalle conclusioni dell'inchiesta americana sul caso Calipari. Basta questo per dimostrare come le presunte rivelazioni di Wikileaks siano, ancora una volta, assolutamente prive di fondamento; e, quindi, fuorvianti".

GIULIANA SGRENA - Il Parlamento italiano "riapra" il caso Calipari. È la richiesta fatta da Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto gravemente ferita nell'attentato in cui perse la vita il funzionario del Sismi il 4 marzo del 2005. "Solo il Parlamento può riaprire il caso e rendere onore alla memoria di un servitore dello Stato. Sapere che il caso Calipari è stato insabbiato dalle stesse persone che hanno celebrato Nicola come un eroe - ha aggiunto - mi fa venire i brividi". "Leggere i nomi di Fini, Letta, Pollari... Era immaginabile che le cose fossero andate più o meno così per la ragion di Stato, ma leggerle nero su bianco mi fa venire i brividi. Non riesco ad accettarlo neanche in nome della ragion di Stato. Non si può sacrificare così un servitore dello Stato - è lo sfogo della Sgrena - è un colpo terribile".

ROSA CALIPARI: NON SONO STUPITA - , La rivelazione di Wikileaks non lascia "stupita" Rosa Calipari, moglie del funzionario del Sisde, che ebbe già in passato la sensazione che il governo volesse "mettere i rapporti con gli Usa davanti alla verità". "È la sensazione - ha spiegato la parlamentare del Pd - che ho avuto leggendo, mezzora prima che fosse dato alla stampa, quelle pagine del rapporto italiano sulla morte di Nicola che definiva l'uccisione 'non intenzionale'. Sì, il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle il caso Calipari - conclude la moglie del funzionario Sisde ucciso in Iraq - e mettere i rapporti bilaterali con l'America davanti alla verità. Naturalmente non so nulla di questo dispaccio inviato da Sembler".

LE POLEMICHE - Il Pd ha definito "gravissime" le notizie diffuse attraverso Wikileaks, "secondo cui l'ambasciata americana riferiva a Washington che il governo Berlusconi, allora in carica, avrebbe bloccato la richiesta delle opposizioni parlamentari di un'inchiesta che accertasse le cause dell'uccisione di Calipari". Il responsabile Sicurezza del Pd, Emanuele Fiano, chiede al premier di "riferire al Parlamento". Stessa richiesta anche da parte di Massimo Donadi, dell'Italia dei Valori: "Le rivelazioni di Wikileaks sono gravi e sconcertanti, per questo, chiediamo che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi venga a riferire in Aula al più presto".

Redazione online

20 dicembre 2010

 

 

 

Calipari, la morte al check point 541

L'inchiesta Usa assolse Lozano. In Italia non fu mai celebrato un processo

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Nicola Calipari

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MILANO - "'Mancano 700 metri e poi ci siamo'. Lui aveva appena detto così quando ci ha colpito la prima raffica. Ci stanno sparando addosso e io dicevo: ma chi ci sta sparando? Lui si è buttato sopra di me, evidentemente per proteggermi. E Nicola, che prima parlava e mi raccontava un sacco di cose, a quel punto non ha parlato più e io non avevo il coraggio di chiamarlo per chiedergli cosa succedeva, ero paralizzata, non riuscivo più a parlare e sentivo lui appesantirsi sempre più su di me": Giuliana Sgrena, la giornalista del quotidiano Il Manifesto sequestrata a Baghdad, ha raccontato così gli ultimi attimi di vita di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi che la sera del 4 marzo 2005 l'aveva appena liberata e la stava riportando a casa.

LE INCHIESTE - All' omicidio di Calipari fece seguito un'inchiesta da parte del comando militare Usa, cui parteciparono anche alcuni rappresentanti italiani, che non vollero però sottoscrivere le conclusioni americane di assoluzione per i soldati coinvolti. Le conclusioni italiane - redatte dal diplomatico Cesare Ragaglini e dal generale Pierluigi Campregher - individuarono invece precise responsabilità da parte Usa. Responsabilità individuate d'altra parte anche dall'inchiesta della procura di Roma. Stando ai risultati delle indagini, Calipari fu ucciso dalla seconda delle tre raffiche di mitra sparata dai soldati americani al check point 541 della Irish Route sulla via per l'aeroporto di Baghdad: un colpo entrato dal parabrezza anteriore lo raggiunse alla testa e poi ferì Giuliana Sgrena alla spalla.

LA PERIZIA - La perizia tecnica consegnata ai pm smentì in vari punti il rapporto americano: non ci fu il rispetto da parte dei soldati Usa delle regole di ingaggio; la camionetta da cui lo specialista Mario Lozano sparò non si trovava nel punto indicato nel rapporto americano; la velocità della Toyota Corolla a bordo della quale viaggiavano gli italiani non era di 50 miglia orarie. E, soprattutto, la condotta tenuta dai militari Usa fu "indubbiamente idonea a cagionare la morte degli occupanti dell'auto". Ma il processo contro l'ex soldato della Guardia Nazionale americana non si è mai svolto.

LE RICHIESTE DEI MAGISTRATI - Il 7 febbraio 2007, il Gup Sante Spinati dispose il rinvio a giudizio del soldato Lozano stabilendo che la giurisdizione italiana aveva competenza a giudicarlo. I pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, a loro volta, si appellarono a una aggravante, l' "offesa arrecata agli interessi dello Stato". Il 25 ottobre dello stesso anno però, la doccia fredda: la terza Corte d'assise di Roma dichiarò la non procedibilità "per carenza di giurisdizione". Decisione confermata in via definitiva nel giugno 2008 dalla prima sezione penale della Cassazione. Malgrado le molte richieste che si levarono all'epoca dall'opposizione, non fu mai istituita una commissione parlamentare d'inchiesta, né durante l'ultima scorcio del governo Berlusconi, né nel 2006, quando il centrosinistra di Romano Prodi vinse le elezioni. (fonte Ansa)

 

20 dicembre 2010

 

 

2010-12-14

NUOVI FILE

Wikileaks, ambasciata Usa a Roma

"Romani favorisce Mediaset"

"La legge italiana sul web sembra scritta per censurare Internet, un precedente per nazioni come la Cina

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Paolo Romani (Ansa)

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MILANO - Nuove rivelazioni nei file di Wikileaks sui rapporti che l'ambasciata americana di Roma inviava a Washington in merito alle attività del governo italiano. Stavolta si tratta di presunte azioni di Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico dal 4 ottobre di quest'anno ma in quel momento (inizio 2010) vice ministro con delega alle comunicazioni, per favorire Mediaset ai danni di Sky. "Funzionari di Sky ci hanno detto che il viceministro Romani sta guidando gli sforzi all'interno del governo italiano per aiutare Mediaset di Berlusconi e per mettere Sky in svantaggio - si legge in un file di Wikileaks diffuso dal quotidiano spagnolo El Pais -. Questo è uno schema familiare: Berlusconi e Mediaset hanno usato il potere di governo in questo modo sin dai tempi di Bettino Craxi". Il dispaccio che contiene queste valutazioni è siglato dall'ambasciatore Usa David Thorne e porta la data del 3 febbraio 2010.

"CENSURA PER IL WEB" - Nel dispaccio diffuso da El Pais si legge anche che la legge sul web voluta dal governo italiano (la cosiddetta legge Romani, ndr) "sembra essere scritta per dare all'esecutivo margine di manovra per bloccare o censurare i contenuti internet. Questa legge rappresenterebbe un precedente per nazioni come la Cina che copierebbero o citerebbero questa "giustificazione" per il giro di vite sulla libertà di parola", si legge nel documento pubblicato dal quotidiano spagnolo.

14 dicembre 2010

 

 

2010-12-11

per la Sala stampa vatiacana i cable riflettono solo le opinioni di chi li ha redatti

Wikileaks: l'ira della Santa Sede

Il Vaticano protesta contro le rivelazioni sui files Usa: "Estrema gravità della pubblicazione"

per la Sala stampa vatiacana i cable riflettono solo le opinioni di chi li ha redatti

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Il Vaticano protesta contro le rivelazioni sui files Usa: "Estrema gravità della pubblicazione"

Benedetto XVI (Eidon)

Benedetto XVI (Eidon)

MILANO - Le rivelazioni di Wikileaks non sono state molto gradite dal Vaticano. "Estrema gravità " Sono queste le parole usate in una nota della Sala Stampa vaticana, a seguito della diffusione di una serie di files di Wikileaks in cui si riportano delle comunicazioni della diplomazia americana, che riguardano la Santa Sede. Il Vaticano precisa di non volere "entrare nella valutazione dell'estrema gravità della pubblicazione" dei documenti e ribadisce che i files "riflettono le opinioni di coloro che li hanno redatti".

LE RIVELAZIONI - Nei files oltre ai giudizi sul segretario di Stato cardinal Bertone si parla anhe dei giudizi dell'allora cardinale Joseph Ratzinger espresse nel 2004 scetticismo verso l'adesione della Turchia all'Unione Europea differenziandosi così dalla posizione di neutralità assunta dal Vaticano sulla questione.

Nei cable di Wikileas sul Vaticano si discute ampiamente anche delle strategie comunicative della Santa Sede e tra i vari dettagli si apprende che nella fase finale del pontificato di Giovanni Paolo II si tenne una speciale riunione ad alto livello per decidere quale linea adottare contro il "Codice da Vinci", il romanzo di Dan Brown ambientato a Roma dove sotto accusa è in primo luogo l’Opus Dei (da ricordare che l’allora portavoce vaticano, Navarro Vals, era membro dell’Opus Dei). Nel "cable" si parla di un incontro con Manuel Sanchez, capo relazioni internazionali dell’Opus Dei. Sanchez disse che l’Opus Dei aveva proposto in Vaticano tre linee di condotta: 1) ignorare la controversia;

2) scegliere la guerra aperta e ribattere colpo su colpo negando qualsiasi accusa;

3) adoperare la controversia come un modo di spiegare gli scopi dell’associazione al mondo. Sanchez dice anche se si scelse la terza via impegnandosi in regolari iniziative pubbliche e briefing con la stampa.

Redazione online

11 dicembre 2010

 

 

 

 

 

[Esplora il significato del termine: Wikileaks: A Londra Assange in isolamento ma col pc I file Usa sul Vaticano: "Un potere antiquato ma utile come alleato" Frecciata a Bertone: "Parla solo l’italiano" Wikileaks: A Londra Assange in isolamento ma col pc I file Usa sul Vaticano: "Un potere antiquato ma utile come alleato" Frecciata a Bertone: "Parla solo l’italiano" Il cardinale Tarcisio Bertone (Infophoto) Il cardinale Tarcisio Bertone (Infophoto) Nuovi dispacci confidenziali, compilati dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede e diffusi da Wikileaks, rivelano che i diplomatici americani considerano la Santa Sede una fonte di informazioni importantissima per i suoi contatti che vanno dalla Cina alla Corea del Nord, dal Medio Oriente a Cuba. Ma al tempo stesso gli americani confidano nei loro rapporti che "l’influenza vaticana è sovrastimata" e che molti dei suoi esponenti sono anziani, provinciali e poco al passo con la tecnologia. Da note redatte da Julieta Valls Noyes, vicecapo della rappresentanza Usa in Vaticano, emerge un ritratto ben poco lusinghiero della Curia: il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, è uno "yes man" senza esperienza diplomatica che "parla solo l’italiano"; l’unico ad avere il BlackBerry è il portavoce Federico Lombardi "ma non ha accesso al Papa", e pochi hanno l’email. "Sono quasi tutti settantenni, e non capiscono i media moderni né le nuove tecnologie", osserva Noyes. La Città del Vaticano "non è una spin city", gioco di parole che trasforma "la città senza peccato sin" nella "città che non sa orientare l’informazione spin". Altri dispacci, citati dal Guardian, rivelano che l’ambasciatore britannico presso il Vaticano Francis Campbell temeva che l’invito del Papa agli anglicani che si oppongono al sacerdozio femminile di convertirsi in massa al cattolicesimo avrebbe potuto portare alla violenza contro i cattolici in Gran Bretagna. Sempre secondo i file, nel 2009 il Vaticano rifiutò il permesso ad alcuni suoi funzionari di testimoniare davanti alla Commissione irlandese che indagava sull’abuso di bambini da parte di religiosi. Ci sono però anche rapporti che testimoniano della convinzione americana del potere internazionale del Papa. Noyes dichiara che "il Vaticano contribuì a far rilasciare" i 15 marinai britannici catturati dall’Iran nel 2007. Il Papa è ritenuto responsabile della resistenza del Vaticano all’accesso della Turchia all’Ue. Già da cardinale, nel 2004 Ratzinger espresse scetticismo verso l’adesione della Turchia, mentre il Vaticano era neutrale. Il Papa voleva che ci fosse un riferimento alle "radici cristiane" dell’Europa nella Costituzione Ue. Pensava inoltre di servirsi della Polonia come cavallo di Troia per diffondere i valori cristiani in Europa. Il portavoce vaticano, padre Lombardi, ha detto ieri che i dispacci contengono "le percezioni e le opinioni di chi li ha redatti e non possono essere considerati espressione della Santa Sede". Ci sono anche nuovi file sull’Eni. Nel 2009 l’ambasciatore Usa in Uganda scriveva di credere che l’Eni aveva pagato mazzette a ministri locali per aggiudicarsi la partita, poi persa, per acquisire i pozzi petroliferi della Heritage. Secondo altri file, Caracas manipola i prezzi del greggio e accetta ultimatum sui contratti anche dall’Eni: l’ad Paolo Scaroni avrebbe detto a Caracas "o accettate o prendo un aereo". L’Eni ha smentito e annunciato querele. Il fondatore di Wikileaks Julian Assange intanto è da ieri in cella di isolamento a Londra. Ma ha un computer con accesso limitato a Internet per preparare la difesa contro la richiesta di estradizione della Svezia, dov’è accusato di stupro e molestie sessuali. Gli avvocati temono una "imminente" incriminazione negli Usa per spionaggio per aver diffuso i file sulla diplomazia Usa. Viviana Mazza 11 dicembre 2010] Wikileaks: A Londra Assange in isolamento ma col pc

I file Usa sul Vaticano: "Un potere antiquato ma utile come alleato"

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Nuovi dispacci confidenziali, compilati dall'ambasciata Usa presso la Santa Sede e diffusi da Wikileaks, rivelano che i diplomatici americani considerano la Santa Sede una fonte di informazioni importantissima per i suoi contatti che vanno dalla Cina alla Corea del Nord, dal Medio Oriente a Cuba. Ma al tempo stesso gli americani confidano nei loro rapporti che "l'influenza vaticana è sovrastimata" e che molti dei suoi esponenti sono anziani, provinciali e poco al passo con la tecnologia. Da note redatte da Julieta Valls Noyes, vicecapo della rappresentanza Usa in Vaticano, emerge un ritratto ben poco lusinghiero della Curia: il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, è uno "yes man" senza esperienza diplomatica che "parla solo l'italiano"; l'unico ad avere il BlackBerry è il portavoce Federico Lombardi "ma non ha accesso al Papa", e pochi hanno l'email. "Sono quasi tutti settantenni, e non capiscono i media moderni né le nuove tecnologie", osserva Noyes. La Città del Vaticano "non è una spin city", gioco di parole che trasforma "la città senza peccato sin" nella "città che non sa orientare l'informazione spin". Altri dispacci, citati dal Guardian, rivelano che l'ambasciatore britannico presso il Vaticano Francis Campbell temeva che l'invito del Papa agli anglicani che si oppongono al sacerdozio femminile di convertirsi in massa al cattolicesimo avrebbe potuto portare alla violenza contro i cattolici in Gran Bretagna. Sempre secondo i file, nel 2009 il Vaticano rifiutò il permesso ad alcuni suoi funzionari di testimoniare davanti alla Commissione irlandese che indagava sull'abuso di bambini da parte di religiosi.

Ci sono però anche rapporti che testimoniano della convinzione americana del potere internazionale del Papa. Noyes dichiara che "il Vaticano contribuì a far rilasciare" i 15 marinai britannici catturati dall'Iran nel 2007. Il Papa è ritenuto responsabile della resistenza del Vaticano all'accesso della Turchia all'Ue. Già da cardinale, nel 2004 Ratzinger espresse scetticismo verso l'adesione della Turchia, mentre il Vaticano era neutrale. Il Papa voleva che ci fosse un riferimento alle "radici cristiane" dell'Europa nella Costituzione Ue. Pensava inoltre di servirsi della Polonia come cavallo di Troia per diffondere i valori cristiani in Europa. Il portavoce vaticano, padre Lombardi, ha detto ieri che i dispacci contengono "le percezioni e le opinioni di chi li ha redatti e non possono essere considerati espressione della Santa Sede".

Ci sono anche nuovi file sull'Eni. Nel 2009 l'ambasciatore Usa in Uganda scriveva di credere che l'Eni aveva pagato mazzette a ministri locali per aggiudicarsi la partita, poi persa, per acquisire i pozzi petroliferi della Heritage. Secondo altri file, Caracas manipola i prezzi del greggio e accetta ultimatum sui contratti anche dall'Eni: l'ad Paolo Scaroni avrebbe detto a Caracas "o accettate o prendo un aereo". L'Eni ha smentito e annunciato querele. Il fondatore di Wikileaks Julian Assange intanto è da ieri in cella di isolamento a Londra. Ma ha un computer con accesso limitato a Internet per preparare la difesa contro la richiesta di estradizione della Svezia, dov'è accusato di stupro e molestie sessuali. Gli avvocati temono una "imminente" incriminazione negli Usa per spionaggio per aver diffuso i file sulla diplomazia Usa.

Viviana Mazza

11 dicembre 2010

 

 

2010-12-10

La Svezia vuole l'estradizione, il procuratore potrebbe non avviare il processo

Le notti a Stoccolma di Julian "rockstar"

Una delle due donne è partita e non starebbe più collaborando con i magistrati

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Julian Assange (Epa)

Julian Assange (Epa)

Julian Assange sta in una cella singola, sezione isolamento della prigione Wandsworth, sud-est di Londra. E' abbastanza allegro, si lamenta del poco tempo che gli è concesso per guardare la televisione, non può usare un computer, non gli hanno dato la carta per scrivere, deve portare la divisa grigia, perché non ha con sé tre abiti (la regola per indossare i propri vestiti), riceve messaggi di solidarietà dagli altri carcerati. Aspetta l'udienza di martedì, quando i giudici britannici discuteranno il suo caso e la richiesta di estradizione svedese.

LE ACCUSATRICI - Anna Ardin sta in qualche villaggio della Cisgiordania - Yanoun, secondo il giornale online australiano Crikey -, ha ricominciato a scrivere sul suo blog (dopo un buco di due settimane), prova a difendersi su Twitter ("agente della Cia, femminista rabbiosa, amante dei musulmani, fondamentalista cristiana, frigida e fatalmente innamorata di quell'uomo, si può essere tutto questo allo stesso tempo?"), e avrebbe smesso di collaborare con la magistratura di Stoccolma.

Sofia Wilén non parla, di lei parla Internet, sarebbe complice nel tentativo di incastrare il fondatore di Wikileaks; gira una foto (estratta da Facebook), gli occhiali da miope e i lunghi capelli biondi, è un'aspirante fotografa.

MISCHIA LEGALE - Attorno a loro tre e a quello che è successo nelle notti tra l'11 e il 18 agosto, si è scatenata la mischia legale tra la squadra di avvocati britannici e la Procura svedese, tra chi immagina solo teorie cospiratorie (e le illustra sul web: la trappola al miele per invischiare il donnaiolo Assange) e chi difende due donne che hanno denunciato uno stupro. Gli Stati Uniti per ora stanno a guardare e pensano alla loro richiesta di estradizione. I dubbi si concentrano sulla magistratura scandinava e su come ha gestito la vicenda. Perché l'inchiesta è stata aperta, lasciata cadere e poi riaperta? Perché le ragazze, che non si conoscevano, decidono di andare insieme, il 20 agosto, alla polizia? Perché insistere proprio adesso per l'estradizione, se prima Assange ha potuto lasciare la Svezia senza intoppi legali?

"AGGREDITE DUE VOLTE" - Claes Borgström è l'avvocato svedese di Anna e Sofia. Per sette anni ha ricoperto la carica di giudice di pace per le pari opportunità. Dice che le sue clienti sono state aggredite due volte: fisicamente da Assange e online con la campagna per screditarle. "E' facile spiegare la decisione di presentare insieme la denuncia: una di loro (Sofia Wilén, ndr) ha conosciuto Assange a un evento - ricostruisce Borgström al quotidiano britannico Guardian -. Dopo essere stata molestata, voleva contattarlo e chiedergli di eseguire un test per le malattie sessualmente trasmesse. Si è rivolta all'altra donna, che aveva organizzato il seminario. Quando si sono parlate, hanno capito di essere state vittime di un episodio molto simile e così sono andate alla polizia".

LA LEGGE SVEDESE - Le leggi svedesi contro lo stupro sono considerate molto severe e prevedono tre livelli di reato. Assange è accusato del meno grave e rischia fino a quattro anni di carcere. Per ora, l'estradizione è stata richiesta per poterlo interrogare. Il procuratore Marianne Ny dovrà decidere se ha abbastanza prove e andare a processo per abuso sessuale, stupro e coercizione. Le imputazioni si riferiscono alla notte del 14 agosto: una delle due donne lo accusa di averla costretta a un rapporto e di non aver indossato il preservativo contro la sua volontà. Al 18 agosto: la stessa ragazza denuncia "abusi deliberati". Al 17 agosto: l'altra donna racconta che Assange si è avvicinato mentre lei dormiva e l'ha obbligata a un rapporto senza profilattico. "Le probabilità che si arrivi in tribunale stanno al 50 per cento", commenta Borgström.

"RAPPORTI CONSENSUALI" - I legali di Assange ripetono che i rapporti sono stati consensuali. Un amico ricorda di averlo avvertito che "le donne lo avrebbero messo nei guai". "Sono la sua debolezza. Si comportano con lui come se fosse Mick Jagger e se attrai così tante ragazze devi pensare a come ti comporti". I teorici della cospirazione riportano nei loro blog che Anna Ardin (ospitava Julian a casa sua) ha dato una festa in suo onore dopo una di quelle notti, e su Twitter commentava l'esaltazione di frequentare la rockstar di Wikileaks: "Seduta fuori, al gelo, in compagnia della gente più cool al mondo. Fantastico". La frase è stata rimossa dal sito dopo l'inizio dello scontro giudiziario.

ANNA - Anna è la segretaria politica del gruppo cristiano nei socialdemocratici svedesi. E' stata lei a invitare Assange a Stoccolma per la conferenza ed è su di lei che si concentrano gli attacchi su Internet. La sua tesi per il master - università di Uppsala - è dedicata all'opposizione cubana, all'Avana ha incontrato i leader dei dissidenti e le Damas de blanco, le signore in bianco che riuniscono le mogli e i famigliari dei prigionieri politici. Granma, l'organo del partito comunista, l'accusa di lavorare per la Cia e l'insinuazione è stata rilanciata sul web. In questi giorni, se ne sarebbe andata in Cisgiordania con il movimento cristiano per aiutare i villaggi palestinesi circondati dalla barriera di sicurezza costruita dagli israeliani. Un tweet postato da lei mercoledì sembra esaltare gli attacchi hacker contro Mastercard, Visa e Paypal, bersagliati dopo aver chiuso i conti per le donazioni a Wikileaks. I complottisti non la bevono: sarebbe solo una strategia di copertura da agente segreto.

Davide Frattini

10 dicembre 2010

 

2010-12-09

Putin: "Arresto di Assange,

e questa è democrazia?"

Il premier russo sulle manette al giornalista australiano: "Atto ipocrita e antidemocratico"

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Putin: "Arresto di Assange,

e questa è democrazia?"

Il premier russo sulle manette al giornalista australiano: "Atto ipocrita e antidemocratico"

Il premier russo Vladimir Putin (Reuters)

Il premier russo Vladimir Putin (Reuters)

MILANO - "È questa democrazia? Perché avete arrestato Assange? Da che pulpito viene la predica". Vladimir Putin ha commentato, nel corso di una conferenza stampa a Mosca, l'arresto del fondatore di Wikileaks. Il premier russo ha definito ipocrita e antidemocratico l'arresto di Julian Assange.

LA PALLA AGLI USA - Putin mette in dubbio la correttezza dell’arresto chiedendo: "Se si parla di democrazia, occorre che sia totale. Perché è stato messo Assange in prigione? È questa la democrazia?" ha detto l’uomo forte di Mosca. "Bisogna cominciare a spazzare davanti alla propria porta. Giro la palla ai colleghi americani" ha detto Putin prendendo la parola per rispondere a una domanda rivolta al premier francese François Fillon in una conferenza stampa congiunta. La domanda riguardava i dubbi sulla democrazia in Russia e sulla descrizione di una Russia corrotta e mafiosa contenuti nei documenti diplomatici americani resi pubblici da WikiLeaks. "Pensate che il servizio diplomatico Usa sia una fonte cristallina d’informazioni? Lo pensate davvero?" ha chiesto ancora il premier russo."Perché Assange è stato nascosto in prigione?" ha chiesto Putin, che ha poi usato una locuzione tipicamente russa "Sapete cosa dicono i nostri contadini: se la mucca di un altro muggisce, è meglio che la tua taccia" per stigmatizzare le critiche occidentali.

Redazione online

09 dicembre 2010

 

 

 

La CYBERWAR

Facebook, guerra agli hacker pro-Assange

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il gruppo di "vendicatori" del fondatore di Wikileaks

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Master Card e Visa, due siti attaccati dagli hacker pro Assange (Reuters)

Master Card e Visa, due siti attaccati dagli hacker pro Assange (Reuters)

MILANO - Nuovo capitolo di quella che è stata definita la "cyberguerra mondiale", che vede schierati da una parte i giornali e i siti impegnati a rilanciare in tutto il mondo i file resi pubblici da Wikileaks e gli hacker schierati a favore di Julian Assange e dall'altra i governi (soprattutto quello americano) e i siti web che non possono o non vogliono resistere alle pressioni e alle sollecitazioni di chi è deciso a bloccare la diffusione dei dati riservati. Facebook, il re dei social network, ha rimosso la pagina di Anonymous, il gruppo di hacker responsabili della campagna di rappresaglia "payback" e che hanno colpito, in rapida successione, le organizzazioni "colpevoli" di aver ritirato il loro appoggio ad Assange. Finora gli attacchi di rappresaglia hanno già bersagliato Mastercard, Paypal, Visa e le Poste Svizzere, tutte organizzazioni che hanno bloccato i bonifici dei sostenitori al sito di Wikileaks. Ma non solo: nel mirino degli hacker sono finiti anche il sito web della paladina conservatrice del Tea Party, Sarah Palin, che si è vista disabilitare le sue carte di credito e quelle del marito Todd, il sito del senatore Lieberman, infine la Borgstrom and Bostrom, lo studio legale svedese che rappresenta le due donne che accusano Assange di stupro.

LE MOTIVAZIONI DI FB - Ora la discesa in campo di Facebook: un portavoce del social network ha spiegato che la pagina Anonymous è stata rimossa per aver "violato i termini" di Facebook. "Noi - recitava un messaggio all'indirizzo dove si trovava la pagina di Anonymous - rimuoviamo pagine che attaccano individui o gruppi". La pagina di WikiLeaks, che ormai conta oltre 1 milione di sostenitori, non è stata invece rimossa perchè l'azienda non interviene su "argomenti" controversi. "Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di rimozione della pagina WikiLeaks - ha proseguito il portavoce - o notifiche che gli articoli postati nella pagina contengano materiale illegale. In quel caso avremmo ovviamente analizzato il materiale in base alle nostre procedure e i nostri standard e l'avremmo rimossa se giudicato necessario. Ma la semplice esistenza di una pagina WikiLeaks non viola nessuna legge".

09 dicembre 2010

 

 

2010-11-30

Il fondatore di Wikileaks a Forbes: "Ho dubbi su capitalismo, ma amo il libero mercato"

Assange: "Prossimo obiettivo banche

Leaks? Per un mondo più etico"

Bossi: "Berlusconi è stato un poì accoltellato alla schiena dagli Usa. Non se lo meritava"

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Julian Assange (Reuters)

Julian Assange (Reuters)

MILANO - La pubblicazione dei file del Dipartimento di Stato sono "solo l'inizio": l'obiettivo di Julian Assange, scrive la rivista Forbes in una "rara intervista", è il "grande business". "All'inizio del prossimo anno - dice Julian Assange nell'intervista a Forbes - una grande banca americana si ritroverà "turned inside out" (rivoltata come un calzino). Decine di migliaia dei suoi documenti verranno pubblicati su Wikileaks, al di là delle richieste dei manager o altri avvertimenti". La pubblicazione, scrive Forbes, "metterà a nudo i segreti della finanza" sul web, a vantaggio di ogni "cliente, concorrente, o legislatore". L'intervista di circa due ore, a colui che ha fatto arrabbiare le diplomazie del mondo intero con le sue rivelazioni di documenti riservati, è stata realizzata l'undici novembre scorso a Londra. "È una grande banca americana?", gli viene chiesto. "Sì", risponde Assange. "Non vi dirò di più. Esporrà i livelli esecutivi in un modo che stimolerà indagini e riforme. Presumo".

L'ETICA - "Non sono uno anti-sistema. Non è corretto mettermi in una casella economica e filosofica. Ma una cosa è il pensiero liberale americano, un altro il pensiero del libero mercato". Julian Assange dichiara che gli va stretta la definizione di paladino dell'anti-establishment, contrario a ogni istituzione. "Sino a quando i mercati sono consapevoli, allora io sono un libertario. Ma ho abbastanza conoscenza della politica e della storia per sapere che il libero mercato rischia di finire in una situazione di monopolio se non si lavora per mantenerlo libero. Wikileaks - conclude Assange - è nato con lo scopo di rendere il capitalismo più libero e etico".

MANAGER ONESTI - La presenza di Wikileaks significa "che è più facile guidare un business giusto, un'azienda corretta, mentre è più difficile guidarne una illegale. In fondo ogni amministratore delegato dovrebbe essere incoraggiato da tutto ciò", ha detto il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. "Insomma, per un manager onesto - ha aggiunto Assange - è più facile andare avanti, se i suoi concorrenti disonesti vengono colpiti negativamente dalla diffusione e la pubblicazione delle loro malefatte". L'intervistatore gli chiede quindi se lui si potrebbe quindi definire un sostenitore del libero mercato: "Certamente sì. Nei confronti del capitalismo ho opinioni contrastanti, ma amo il libero mercato. E il mercato perfetto richiede un'informazione perfetta".

BOSSI: "SILVIO ACCOLTELLATO ALLA SCHIENA" - Intanto sulla vicenda è intervenuto oggi anche il leader della Lega Nord, Umberto Bossi. "Mi sembra che gli americani hanno un po' accoltellato Berlusconi alla schiena - ha detto ai cronisti a Montecitorio - . Lui che si era battuto così tanto per l'America dopo l'11 settembre non si meritava un trattamento così. Anzi, in questo modo, si mettono in allarme tutti i politici che, da ora in poi, quando parleranno con un ambasciatore non sapranno cosa riporteranno, cosa scriveranno".

Redazione online

30 novembre 2010

 

 

 

L'intervista - "Berlusconi ci ha riso su? Mi pare un modo di sottrarsi, di non rispondere"

"Per il vostro premier è un'occasione: scelga finalmente la trasparenza"

Blumenthal, il consigliere dei Clinton: si sapeva che è considerato inaffidabile

L'intervista - "Berlusconi ci ha riso su? Mi pare un modo di sottrarsi, di non rispondere"

"Per il vostro premier è un'occasione: scelga finalmente la trasparenza"

Blumenthal, il consigliere dei Clinton: si sapeva che è considerato inaffidabile

NEW YORK - "Wikileaks è un'organizzazione di irresponsabili che, per il modo in cui sta diffondendo le informazioni riservate in suo possesso, oltre che per la loro natura, ha scelto di massimizzare il suo atteggiamento irresponsabile e destabilizzante. Detto questo, in un solo caso - quello del colloquio tra il generale David Petraeus e il presidente dello Yemen sulla partecipazione americana ai raid contro Al Qaeda, che era sempre stata negata da Saleh - i documenti fin qui pubblicati contengono notizie originali che possono avere conseguenze gravi. Nel caso specifico rischiano di compromettere la lotta contro il terrorismo in un'area cruciale del mondo. Il resto sono valutazioni che possono creare imbarazzi o anche seri danni politici e diplomatici, ma che non contengono novità sostanziali: già si sapeva che i governi arabi del Golfo vedono nell'Iran nucleare una minaccia mortale e vorrebbero un atteggiamento più deciso degli Usa. Così come si sapeva che Silvio Berlusconi viene considerato un leader inaffidabile e incapace. Certo, adesso è scritto nero su bianco in un rapporto diplomatico e questo può avere conseguenze".

Sidney Blumenthal, il consigliere più vicino a Bill Clinton durante i suoi ultimi quattro anni alla Casa Bianca, che è stato anche il "braccio destro" di Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2008, è un osservatore privilegiato del caso Wikileaks che può permettersi di usare un linguaggio particolarmente tagliente, dato che oggi non ha alcun incarico pubblico. Dal suo ufficio di Washington analizza con freddezza il caso che sta scuotendo la politica estera americana, mettendo a dura prova i rapporti di Washington con alcuni suoi alleati chiave.

Berlusconi alleato inaffidabile? Lei usa parole forti.

"Non parlo del Paese, l'Italia. Parlo della persona. Che il premier italiano tenda a comportarsi da "clown" non è certo una novità. Chiunque gira per Washington sa che i rapporti con lui sono generalmente considerati fonte di imbarazzo. Non trovo affatto strano che questo clima si rifletta anche su note diplomatiche che erano destinate - per la loro stessa natura - a restare riservate. È chiaro che quella non è la posizione del governo americano, ma quelle parole fanno riferimento a preoccupazioni reali".

I sospetti sono incentrati soprattutto sui rapporti di Berlusconi con il vertice politico della Russia. Viene avanzato anche il sospetto di un interesse economico privato del presidente del Consiglio italiano negli affari con Mosca nel settore dell'energia.

"Anche in questo caso di tratta di voci che, come riferito più volte dalla stampa, circolano da tempo. Questa è una buona occasione per Berlusconi per dare risposte chiare, per mostrare un po' di quella trasparenza che fin qui è mancata. Quali sono state le reazioni del governo italiano?".

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha definito il caso Wikileaks l'"11 settembre della diplomazia", mentre i collaboratori del premier dicono che Berlusconi ha reagito con una risata alla pubblicazione dei documenti.

"Non so giudicare il paragone con l'11 settembre. Ognuno, del resto, sceglie la metafora che trova più efficace. La risata, invece, mi pare un modo di sottrarsi, di non rispondere".

Le note diplomatiche sono di parecchio tempo fa e accusano Berlusconi di avere rapporti talmente stretti con Putin da sembrare il suo portavoce in Europa. Poi, però, la Casa Bianca di Obama ha cambiato rotta nei rapporti con Mosca, cercando di creare relazioni più distese e una collaborazione più fruttuosa: il cosiddetto "reset" dei rapporti Usa-Russia che ha portato, tra l'altro, al nuovo accordo Start sul disarmo nucleare.

"Washington considera Putin e Medvedev due realtà distinte da trattare con due approcci ben diversi".

Certo, Washington punta su Medvedev, ma i diplomatici Usa descrivono il presidente come il Robin del Batman-Putin.

"Non sopravvaluterei il significato di una delle tante informative diplomatiche inviate quotidianamente".

Che, però, hanno conseguenze gravi, una volta rivelate.

"Non c'è dubbio. È per questo che ho parlato di rivelazioni irresponsabili. Danneggiano i rapporti tra gli alleati del mondo libero, quello nel quale Wikileaks può operare. Ci saranno conseguenze politiche e diplomatiche, forse anche danni elettorali. E il governo Usa dovrà cambiare radicalmente il modo di trasmettere informazioni riservate. Ci sarà un prezzo da pagare anche in termini di trasparenza: paradossalmente un'organizzazione che dice di voler fare luce ovunque provocherà un effetto opposto".

Blumenthal, che non ha potuto seguire la Clinton al Dipartimento di Stato per l'ostracismo di Obama dopo le durezze della campagna elettorale, si dice infine colpito dal fatto che finora non sia venuto fuori quasi nulla sui rapporti con la Cina e, soprattutto, Israele: "Che Netanyahu sia uno che non mantiene le promesse non è certo uno scoop".

Massimo Gaggi

30 novembre 2010

 

 

 

L'AMBASCIATORE USA IN ITALIA: relazioni eccellenti

Berlusconi: "Pagano ragazze per mentire"

Frattini: "Vogliono distruggere il mondo"

Il premier sulle rivelazioni di Assange: "Non partecipo a festini selvaggi". Bersani: "Il premier nuoce all'Italia"

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Uno scorcio dei documenti riservati delle ambasciate Usa messi online da Wikileaks (Ansa)

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MILANO - Le rivelazioni di Wikileaks? Il premier non si cura delle opinioni di "funzionari di terzo o quarto grado" che "vengono poi riportate da giornali di sinistra". Ed è in ogni caso sicuro di non frequentare "festini selvaggi". Anzi, c'è da chiedersi "chi paghi le ragazze che parlano di me". Silvio Berlusconi interviene sulle comunicazioni tra le ambasciate americane nel mondo e Washington, rese note dal sito di Julian Assange, dalle quali emerge un giudizio tutt'altro che positivo sul capo del governo italiano definito, tra l'altro, "portavoce di Putin in Europa" nonché "incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo" anche perché spesso stanco a causa dei "festini selvaggi". Una serie di giudizi i cui toni stati smorzati in serata dall'intervento di David Thorne, ambasciatore americano in Italia: "Voglio precisare - ha detto - che le analisi del Dipartimento di Stato sono dei punti di vista che non rappresentano la politica estera degli Stati Uniti. Ho fiducia che queste speculazioni non avranno alcun peso sulle nostre eccellenti relazioni".

"CHI LE PAGA?" - "Io una volta al mese dò delle cene nelle mie case dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante - ha spiegato il premier durante la sua visita in Libia -. Le cose che vengono dette fanno male all'immagine del nostro Paese". Che poi queste cene vengano raccontate come delle feste caratterizzate dalla presenza di giovani ragazze che in alcuni casi si sono rivelate essere escort a pagamento, che hanno poi raccontato le loro esperienze a giornali e televisioni, Berlusconi lo imputa a un castello di falsità: "Mi domando perchè lo facciano - ha affermato -. Sono infondate e incredibili. Una ragazza che si dichiara prostituta di fronte al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, per trovare un marito. Allora mi domando chi le ha pagate...". E il suo avvocato, Niccolò Ghedini, ha aggiunto: "Chi conosce gli impegni di lavoro del presidente Berlusconi sa perfettamente che se stanchezza vi fosse stata, ma così non è, poteva essere correlata soltanto alla intensissima attività politica e di governo".

"VOGLIONO DISTRUGGERE IL MONDO" - Sulla vicenda era intervenuto anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il numero uno della diplomazia italiana, che prende le distanze dai contenuti del dossier che Wikileaks sta pubblicando, minimizzandone la portata, perlomeno per quanto riguarda il materiale dedicato all'Italia e al suo premier. Il ministro ha spiegato che una cosa sono "i rapporti riservati degli ambasciatori" ai loro governi, un'altra la "policy" ufficiale di questi ultimi. E ancora: "Wikileaks vuole distruggere il mondo". "La comunità internazionale, quella vera, quella che vuole migliorare il mondo e non distruggerlo come vuole Wikileakes - sottolinea Frattini a margine di una visita a Doha, nel Qatar - , deve reagire compatta senza commentare, senza retrocedere sul metodo della diplomazia, senza lasciarsi andare a crisi di sfiducia che, se diventasse sfiducia reciproca, potrebbe bloccare collaborazioni fondamentali per risolvere le grandi crisi che vi sono nel mondo". "Dal suo punto di vista personale - dice ancora il titolare della Farnesina -, Berlusconi evidentemente non si sente nè attaccato, nè colpito, nè offeso" dai commenti Usa riferiti su di lui da Wikileaks. "Devo dire - ha aggiunto - che molte notizie che abbiamo letto sul premier, erano già uscite sulle prime pagine di giornali di opposizione da molto e molto tempo".

Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader Le pagelle sui leader

BERSANI: "VOLTARE PAGINA" - Dalle opposizioni erano giunti già nella giornata di domenica commenti critici sui contenuti dei documenti, per l'immagine negativa che ne emerge dell'Italia e del suo governo. Oggi sulla vicenda interviene anche il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani: "C'è poco da ridere - dice il leader del centrosinistra, con riferimento alle battute riferite al premier che avrebbe accolto i documenti ridendoci sopra -. Berlusconi nuoce a reputazione Italia. C'è poco da ridere sui documenti resi noti da Wikileaks. Quel che emerge conferma in modo inequivocabile che il presidente del Consiglio con il suo comportamento e con le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell'Italia nel mondo, con grave danno per il paese. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che occorre una svolta, che bisogna voltare pagina". Critica anche l'opinione di Emma Bonino, leader dei Radicali: "Non mi sembrano grandi novità quelle di Wikileaks sui rapporti tra Berlusconi, Putin e Gheddafi. L'Italia ha abbandonato ogni ipotesi di politica estera europea per spostare il proprio asse di politica estera sulla Libia e sulla Russia. Lo abbiamo detto a più riprese, da ultimo in occasione del viaggio compiuto da Berlusconi in Russia senza che ci fosse un solo dato di informazione all'opinione pubblica, una cosa che non esiste da nessuna parte".

"RIFERISCA AL COPASIR" - Da Francesco Rutelli arriva invece l'invito al premier a presentarsi al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, per riferire sulla vicenda. A maggior ragione, fa notare il leader di Api, dopo che lo stesso Berlusconi ha avanzato il sospetto che ci siano persone "che attentano alla sua sicurezza ed integrità attraverso la corruzione di ragazze che mentiscono sul suo conto". "La magistratura - sottolinea Rutelli - deve accertare immediatamente la fondatezza di queste dichiarazioni; ed i Servizi di informazione debbono agire per verificare se vi sia un complotto a danno del Capo del Governo. Occorre infatti verificare se i Servizi siano posti nelle condizioni di prevenire adeguatamente questo tipo di minacce". Non solo: è in gioco, secondo l'ex presidente del comitato, il rapporto tra l'Italia e il suo principale alleato: "Il rapporto tra i nostri Servizi e quelli americani trova uno snodo fondamentale nell'ambasciata USA in Italia, e occorre capire, nella sede riservata del Comitato, quale incidenza abbiano questi ultimi sviluppi rispetto alla funzionalit… della collaborazione tra le due sponde dell'Atlantico".

"SI DIMETTA E SI FACCIA CURARE" - L'Idv non ha invece gradito le giustificazioni di Berlusconi dalla Libia: "Il presidente del Consiglio afferma di non conoscere i festini selvaggi - commenta il portavoce dei dipietristi, Leoluca Orlando -. Forse, visto che oggi è per l`ennesima volta, in poche settimane, con Gheddafi, potrebbe chiedere a leader libico di rinfrescargli la memoria sul bunga bunga". E ancora: "È Berlusconi che crea danno al Paese, si dimetta e si faccia curare".

"AIUTANO LE DITTATURE" - "L’irresponsabile Assange e svariati altri maoisti digitali - commenta il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone - forse neppure se ne rendono conto. Ma la loro opera è un tragico spot a favore delle dittature che non corrono i ’rischi’ dell’informazione, del libero dibattito, del confronto con l’opinione pubblica e contro le democrazie occidentali, che invece si fanno carico di questi necessari onori e oneri di un sistema liberale e aperto".

LA PROCURA DI ROMA - Intanto la procura di Roma replica al ministro Frattini che aveva chiesto l'intervento della magistratura italiana spiegando che nessuna inchiesta è stata aperta al momento. La Procura di Roma - si precisa a Piazzale Clodio - aprirà un fascicolo solo se venisse diffuso un documento dello Stato italiano classificato come segreto o riservato.

Redazione online

29 novembre 2010

 

 

[Esplora il significato del termine: L RETROSCENA Un’onoreficenza per Gheddafi Quirinale freddo con Berlusconi IL RETROSCENA Un’onoreficenza per Gheddafi Quirinale freddo con Berlusconi Berlusconi e Gheddafi (Ansa/Messara) Berlusconi e Gheddafi (Ansa/Messara) ROMA - Il Cavalierato di Gran Croce della Repubblica italiana nelle mani del colonnello Gheddafi. Silvio Berlusconi avrebbe voluto consegnargliela, qualche mese fa, in occasione dell’ultimo anniversario della firma del Trattato di amicizia italo-libico. Nella mente del Cavaliere sarebbe stata una sorpresa gradita e soprattutto utile a suggellare la ritrovata sintonia istituzionale tra i due Paesi. Il premier ha ripensato all’idea nelle ultime settimane, ma anche in questo caso si è ritrovato a mani vuote. La richiesta di solito viene inoltrata da Palazzo Chigi alla presidenza della Repubblica, che secondo una prassi consolidata concede l’onoreficenza. In questo caso però il desiderio del presidente del Consiglio non sembra sia stato esaudito. Almeno finora. Marco Galluzzo 29 novembre 2010] L RETROSCENA

Un'onoreficenza per Gheddafi

Quirinale freddo con Berlusconi

IL RETROSCENA

Un'onoreficenza per Gheddafi

Quirinale freddo con Berlusconi

Berlusconi e Gheddafi (Ansa/Messara)

Berlusconi e Gheddafi (Ansa/Messara)

ROMA - Il Cavalierato di Gran Croce della Repubblica italiana nelle mani del colonnello Gheddafi. Silvio Berlusconi avrebbe voluto consegnargliela, qualche mese fa, in occasione dell’ultimo anniversario della firma del Trattato di amicizia italo-libico. Nella mente del Cavaliere sarebbe stata una sorpresa gradita e soprattutto utile a suggellare la ritrovata sintonia istituzionale tra i due Paesi. Il premier ha ripensato all’idea nelle ultime settimane, ma anche in questo caso si è ritrovato a mani vuote. La richiesta di solito viene inoltrata da Palazzo Chigi alla presidenza della Repubblica, che secondo una prassi consolidata concede l’onoreficenza. In questo caso però il desiderio del presidente del Consiglio non sembra sia stato esaudito. Almeno finora.

Marco Galluzzo

29 novembre 2010

 

 

2010-11-28

diffusi 250 mila file. RIVELAZIONI SUlla stampa internazionale

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Julian Assange (Ansa)

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MILANO - Una campagna segreta dell'intelligence Usa nei confronti dei vertici delle Nazioni Unite, compreso il segretario generale Ban Ki-moon. A rivelarla è uno dei 250 mila file consegnati da Wikileaks al New York Times e al Guardian e anticipati in parte dalla stampa internazionale. Documenti per la maggior parte riferiti agli ultimi tre anni, che rivelano le conversazioni tra Washington e circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo.

LA REAZIONE DI WASHINGTON - Un'azione "sconsiderata e pericolosa" attacca la Casa Bianca. "Questi file - si legge in un comunicato del portavoce Robert Gibbs - potrebbero compromettere le discussioni private con i governi stranieri e i leader dell'opposizione. Non solo, quando tutto questo finirà sulle prime pagine dei giornali del mondo, allora l'impatto non sarà solo sulla politica estera Usa ma su tutti i nostri alleati e amici nel mondo". Nella giornata di domenica il sito di Wikileaks ha denunciato di essere sotto attacco. Il suo fondatore Julian Assange è "scomparso" dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale per stupro e molestie. Nelle ore della pubblicazione dei documenti si è limitato a collegarsi in video con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. "Non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia", ha detto, spiegando di non poter rivelare dove si trovi in questo momento. Riportiamo di seguito alcuni dei principali argomenti contenuti nei file di Wikileaks.

SPIONAGGIO E ONU - L'operazione nei confronti delle Nazioni Unite avrebbe riguardato non solo il segretario generale ma anche i membri permanenti cinese, russo, francese e inglese del Consiglio di sicurezza, rivelano i documenti pubblicati dal Guardian. Nel 2009, sotto il nome di Hillary Clinton, sarebbe stata inviata ai diplomatici americani una direttiva - a metà tra diplomazia e spionaggio - in cui si chiedevano dati tecnici e password sui sistemi di comunicazione usati dai funzionari Onu, dettagliate informazioni biometriche su uomini chiave come sottosegretari o capi di agenzie speciali, oltre a numeri di carte di credito, indirizzi email e numeri di telefono.

GHEDDAFI - Uso del botox, paura o comunque fastidio quando si trova ai piani alti degli edifici, timore di volare sopra l’acqua, passione per le corse di cavalli e il flamenco, l’abitudine a farsi accompagnare ovunque dalla sua assistente/infermiera ucraina Galyna Kolotnytska, descritta coma una "voluptous blonde", una bionda voluttuosa, da cui sembra dipendere "pesantemente". E’ il ritratto del colonnello Gheddafi che esce fuori dalle note diplomatiche Usa diffuse da Wikileaks e pubblicate sul New York Times. L’occasione per tracciare un quadro delle abitudini, anche le più private, del leader libico venne offerta dalla sua partecipazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il colonnello viene descritto come "volubile ed eccentrico", con una certa tendenza a causare "mal di testa" al suo staff quando deve organizzare gli eventi ai quali partecipa. Per quanto riguarda l’infermiera ucraina, 38 anni, i rapporti sottolineano che non ne può fare a meno perché è "l’unica a conoscere la sua routine". Le carte sottolineano tuttavia che non c’è certezza che i due abbiano "una relazione romantica".

ATTACCO ALL'IRAN E MISSILI DA PYONGYANG - Rivelazioni pubblicate dal Guardian anche sul regime di Teheran. Nelle note diplomatiche Usa si legge che il re Saudita Abdullah "ha ripetutamente esortato gli Usa ad attaccare l'Iran per mettere fine al suo programma di armamento nucleare". L'ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, in un incontro nell'aprile 2008 con il generale Usa David Petraeus "disse di tagliare la testa al serpente". Scrive invece sui rapporti Iran-Corea del Nord il New York Times. Secondo un documento di Wikileaks datato 24 febbraio 2010, Teheran ha ottenuto 19 missili dalla Corea del Nord e i diplomatici Usa temono che potrebbero dare per la prima volta all'Iran la capacità di colpire una capitale europea o Mosca e che la loro avanzata propulsione potrebbe accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali. Su richiesta dell'amministrazionE Obama - afferma inoltre il quotidiano - il New York Times ha deciso di non pubblicare il testo completo del documento.

AFGHANISTAN E SOSPETTI DI CORRUZIONE - In base ai file di Wikileaks, il New York Times scrive che, quando lo scorso anno il vicepresidente dell’Afghanistan Ahmed Zia Massoud visitò gli Emirati Arabi Uniti, le autorità locali - in collaborazione con la Drug Enforcement Administration americana - avevano scoperto che portava con sé 52 milioni di dollari in contanti. L’ambasciata Usa di Kabul inviò a Washington un documento con il quale specificò che si trattava di una "somma significativa", e che Massoud "aveva il diritto di averla con sé e di non rivelare l’origine e la destinazione del denaro". Massoud invece negò di aver portato denaro fuori dall’Afghanistan.

GUANTÁNAMO E LE TRATTATIVE CON I PAESI STRANIERI - Rivelano alcuni documenti in possesso del New York Times che, dopo le numerose polemiche riguardanti Guantánamo, i diplomatici americani fecero pressioni su alcuni Paesi stranieri perché accettassero alcuni detenuti del carcere. Alla Slovenia fu detto che se voleva incontrare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe dovuto accettare un prigioniero mentre all’isola di Kiribati furono offerti incentivi per milioni di dollari in cambio di un gruppo di detenuti. Gli Stati Uniti suggerirono inoltre al Belgio che accettare più detenuti sarebbe stato "un modo low cost di emergere in Europa".

CINA E ATTACCO INFORMATICO - Sin dal 2002 le autorità cinesi avrebbero diretto un’intrusione nei sistemi informatici di Google, come rivelato da una fonte cinese all’ambasciata Usa di Pechino, e come è riportato in un telegramma riservato reso pubblico da Wikileaks (di cui da conto il New York Times). L’attacco a Google faceva parte di una campagna coordinata di sabotaggio informatico condotta da agenti governativi, esperti privati e "fuorilegge di internet" reclutati dal governo cinese. Sin dal 2002 avrebbero avuto accesso al sistema informatico del governo Usa e dei suoi alleati occidentali.

I SAUDITI E AL QAEDA - Secondo una nota diplomatica Usa dello scorso dicembre, riassunta dal New York Times, i Sauditi sono i principiali finanziatori di Al Qaeda e lo stato del Qatar è il "peggiore nella regione" nella lotta al terrorismo e il suo servizio di sicurezza "esitante ad agire contro noti terroristi".

SIRIA E ARMI ALL'HEZBOLLAH - Dai documenti in possesso del New York Times emerge anche la preoccupazione americana per la fornitura di armi "sempre più potenti" dalla Siria a Hezbollah. I file riguardano conversazioni avvenute una settimana dopo che il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva garantito al Dipartimento di Stato americano di non fornire armi alla milizia nel sud del Libano.

PAKISTAN - Secondo documenti del dipartimento di Stato Usa, resi noti da Wikileaks e pubblicati dal New York Times, fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che "funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito".

I RITRATTI DEI LEADER - Dai file di Wikileaks sono spuntati anche giudizi sui leader del mondo, resi noti dal tedesco Der Spiegel che li ha ritratti sulla copertina del numero in uscita lunedì (guarda). Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia "questo è Hitler", il colonnello Muammar Gheddafi ("procaci biondine come infermiere"), il presidente afghano Karzai ("spinto dalla paranoia"), il presidente francese Sarkozy ("Il re nudo") e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi, con la didascalia "Feste selvagge".

Redazione online

28 novembre 2010

 

 

[Esplora il significato del termine: "Oltre 3mila i file spediti dall’Italia da parte dei diplomatici Usa" Le rivelazioni di Wikileaks: "Berlusconi inetto e incapace, portavoce di Putin " I documenti: "Regali generosi" e contratti energetici redditizi. E sul Pais le "feste selvagge" del premier * NOTIZIE CORRELATE * Berlusconi, Sarkozy, Gheddafi. I leader secondo le carte Wikileaks (28 novembre 2010) * Il governo Usa scrive ad Assange: "Minacci innumerevoli vite" (28 novembre 2010) "Oltre 3mila i file spediti dall’Italia da parte dei diplomatici Usa" Le rivelazioni di Wikileaks: "Berlusconi inetto e incapace, portavoce di Putin " I documenti: "Regali generosi" e contratti energetici redditizi. E sul Pais le "feste selvagge" del premier L’edizione online de L’edizione online de MILANO - Una relazione straordinariamente stretta fra Vladimir Putin e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, che include "regali generosi", contratti energetici redditizi: Berlusconi "sembra essere il portavoce di Putin" in Europa. Così sono iniziate le pubblicazioni del contenuto dei documenti della diplomazia americana ottenuti da Wikileaks. Scrive il New York Times: diplomatici americani a Roma riportano nel 2009 come i loro contatti italiani descrivano il rapporto tra Berlusconi e Putin come "straordinariamente stretto". Secondo il documento il rapporto includeva "generosi regali", lucrosi contratti in campo energetico e un "oscuro intermediario italiano che parla russo". Il britannico Sunday Telegraph spiega che gli Usa erano preoccupati per l’intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che collegherà Russia e Ue. Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi GUARDIAN - Sul britannico Guardian in un documento inviato a Washington dall’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble si afferma che Silvio Berlusconi è stato, come moderno leader europeo, un "inetto, vanitoso e incapace (in originale feckless, vain, and ineffective), inefficace come leader". In un altro rapporto da Roma si dice che Berlusconi è "fisicamente e politicamente debole". Le sue "frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza". DER SPIEGEL - Invece in un documento riservato anticipato dal sito Wikileaks e pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all’inizio di quest’anno alle ambasciate americane a Roma e Mosca informazioni su eventuali "investimenti personali" dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin che possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi. EL PAIS - Rivelazioni anche sull’edizione online di El Pais che ha iniziato la pubblicazione mettendo in copertina le fotografie di sette leader mondiali, fra i quali Silvio Berlusconi, con una citazione estratta da una nota americana: "Le feste selvagge di Berlusconi" e viene evidenziata la "sfiducia profonda che suscita a Washington". A proposito del premier di Mosca il giornale spagnolo afferma che i documenti "pongono in evidenza il sospetto americano che la politica russa sia nelle mani di Valdimir Putin, giudicato un politico di stampo autoritario, il cui stile machista gli consente di collegarsi perfettamente con Silvio Berlusconi". FRATTINI - Tra le rivelazioni c’è un telegramma - pubblicato su Wikileaks e classificato come segreto - inviato a Washington dall’ambasciata americana a Roma lo scorso 8 febbraio, in seguito a un incontro tenutosi il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates nel quale il titolare della Farnesina "ha espresso particolare frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l’Europa e l’Iran da parte della Turchia". La "sfida, secondo Frattini, è portare la Cina al tavolo" dei colloqui sulla questione iraniana. Cina e India, secondo Frattini sono "Paesi critici per adottare misure che potrebbero influenzare il governo iraniano senza ferire la popolazione". Il ministro "ha anche proposto di inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela e Egitto nelle conversazioni", si legge nel documento. Frattini "ha anche proposto un incontro informale tra i Paesi del Medio Oriente" per "consultarsi sulla questione iraniana". E - ha riferito - "il segretario di Stato Clinton è d’accordo". OLTRE 3 MILA FILE INVIATI DALL’ITALIA- Secondo il quotidiano spagnolo El Pais sono "3.012" i file inviati dalle sedi diplomatiche americane in Italia e "catturati" da Wikileaks contenuti in una mappa intitolata "Interscambio dei documenti e zone calde del pianeta". Le sedi diplomatiche americane in Italia, secondo la mappa, non sono tra quelle che hanno inviato più documenti rivelati dal sito di Julian Assange. Al primo posto, c’è l’ambasciata Usa ad Ankara, con 7.918 telegrammi inviati. Al secondo posto, la sede statunitense a Baghdad, con 6.677 documenti e al terzo Tokio, con 5.697. L’Italia, secondo i dati forniti da El Pais, si piazzerebbe al sedicesimo posto di questa speciale classifica. Redazione online 28 novembre 2010] "Oltre 3mila i file spediti dall'Italia da parte dei diplomatici Usa"

Le rivelazioni di Wikileaks: "Berlusconi inetto e incapace, portavoce di Putin "

I documenti: "Regali generosi" e contratti energetici redditizi. E sul Pais le "feste selvagge" del premier

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L'edizione online de

L'edizione online de

MILANO - Una relazione straordinariamente stretta fra Vladimir Putin e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, che include "regali generosi", contratti energetici redditizi: Berlusconi "sembra essere il portavoce di Putin" in Europa. Così sono iniziate le pubblicazioni del contenuto dei documenti della diplomazia americana ottenuti da Wikileaks. Scrive il New York Times: diplomatici americani a Roma riportano nel 2009 come i loro contatti italiani descrivano il rapporto tra Berlusconi e Putin come "straordinariamente stretto". Secondo il documento il rapporto includeva "generosi regali", lucrosi contratti in campo energetico e un "oscuro intermediario italiano che parla russo". Il britannico Sunday Telegraph spiega che gli Usa erano preoccupati per l'intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che collegherà Russia e Ue.

Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi Gli amici Putin e Berlusconi

GUARDIAN - Sul britannico Guardian in un documento inviato a Washington dall'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble si afferma che Silvio Berlusconi è stato, come moderno leader europeo, un "inetto, vanitoso e incapace (in originale feckless, vain, and ineffective), inefficace come leader". In un altro rapporto da Roma si dice che Berlusconi è "fisicamente e politicamente debole". Le sue "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza".

DER SPIEGEL - Invece in un documento riservato anticipato dal sito Wikileaks e pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all'inizio di quest'anno alle ambasciate americane a Roma e Mosca informazioni su eventuali "investimenti personali" dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin che possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi.

EL PAIS - Rivelazioni anche sull'edizione online di El Pais che ha iniziato la pubblicazione mettendo in copertina le fotografie di sette leader mondiali, fra i quali Silvio Berlusconi, con una citazione estratta da una nota americana: "Le feste selvagge di Berlusconi" e viene evidenziata la "sfiducia profonda che suscita a Washington". A proposito del premier di Mosca il giornale spagnolo afferma che i documenti "pongono in evidenza il sospetto americano che la politica russa sia nelle mani di Valdimir Putin, giudicato un politico di stampo autoritario, il cui stile machista gli consente di collegarsi perfettamente con Silvio Berlusconi".

FRATTINI - Tra le rivelazioni c'è un telegramma - pubblicato su Wikileaks e classificato come segreto - inviato a Washington dall'ambasciata americana a Roma lo scorso 8 febbraio, in seguito a un incontro tenutosi il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates nel quale il titolare della Farnesina "ha espresso particolare frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l'Europa e l'Iran da parte della Turchia". La "sfida, secondo Frattini, è portare la Cina al tavolo" dei colloqui sulla questione iraniana. Cina e India, secondo Frattini sono "Paesi critici per adottare misure che potrebbero influenzare il governo iraniano senza ferire la popolazione". Il ministro "ha anche proposto di inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela e Egitto nelle conversazioni", si legge nel documento. Frattini "ha anche proposto un incontro informale tra i Paesi del Medio Oriente" per "consultarsi sulla questione iraniana". E - ha riferito - "il segretario di Stato Clinton è d'accordo".

OLTRE 3 MILA FILE INVIATI DALL'ITALIA- Secondo il quotidiano spagnolo El Pais sono "3.012" i file inviati dalle sedi diplomatiche americane in Italia e "catturati" da Wikileaks contenuti in una mappa intitolata "Interscambio dei documenti e zone calde del pianeta". Le sedi diplomatiche americane in Italia, secondo la mappa, non sono tra quelle che hanno inviato più documenti rivelati dal sito di Julian Assange. Al primo posto, c'è l'ambasciata Usa ad Ankara, con 7.918 telegrammi inviati. Al secondo posto, la sede statunitense a Baghdad, con 6.677 documenti e al terzo Tokio, con 5.697. L'Italia, secondo i dati forniti da El Pais, si piazzerebbe al sedicesimo posto di questa speciale classifica.

Redazione online

28 novembre 2010

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2011-01-13

IL SITO DI ASSANGE

Wikileaks, nuovi file sull'Italia

"Politici non combattono mafia"

Scetticismo anche sul Ponte sullo Stretto: "Mancano le strade".Rivelazioni sull'Afghanistan: le province sotto controllo italiano erano nel mirino dei razzi talebani. Alcuni gruppi di terroristi avrebbero operato sotto direttive del governo iraniano

Wikileaks, nuovi file sull'Italia "Politici non combattono mafia" Julian Assange, fondatore di WikiLeaks

ROMA - Dall'Afghanistan alla mafia, nuove clamorose rivelazioni sull'Italia dai file di Wikileaks.

Scarso impegno contro la mafia. "Anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale" scrive J. Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli, in un dispaccio del giugno 2008. "Come ci ha ricordato Roberto Saviano, il tema (della lotta alla criminalità organizzata, ndr) è stato virtualmente assente dalla campagna elettorale di marzo-aprile" continua Truhn. Il diplomatico suggerisce a Washington di "lavorare per fare presente al nuovo governo che la lotta al crimine organizzato è una seria priorità del governo Usa, e che i drammatici costi economici della criminalità sono un argomento convincente per una azione immediata".

L'incontro con lo scrittore. ""Quelli che lottano contro la mafia - sottolinea il console

- hanno bisogno di essere considerati come dei modelli reali. E Saviano può ben essere su questa strada". Lo scrittore infatti "appare regolarmente sulla stampa e sui media radiotelevisivi non come un'autorità per la gente, ma - ed è più importante - come una bussola per coloro che sono disposti ad ascoltare". Infine il dispaccio riporta

un incontro tra il diplomatico e lo scrittore. "Quando gli abbiamo chiesto come il governo degli Usa, al di là della cooperazione giudiziaria, potrebbe supportare al meglio la lotta al crimine organizzato, Saviano, in aprile, ha risposto: 'Solo parlando della questione, le date una credibilita' che il resto del mondo, italiani inclusi, non può ignorarè".

Il Ponte sullo Stretto piace alla Mafia. Il ponte sullo Stretto "servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria. E la Mafia potrebbe essere la prima beneficiaria di questa opera, di cui si parla da decenni. Il Ponte potrebbe essere una miniera d'oro per la criminalità" sostiene Truhn, che analizza la situazione in Sicilia, dopo lo scontro politico tra Raffaele Lombardo e "il partito del premier Silvio Berlusconi". Il "grandstanding" (teatrino) politico ha "bloccato una operazione di trivellazione per gas lo scorso anno e minaccia di rinviare un importante sistema di comunicazione satellitare della Marina statunitense".

L'allarme 'ndrangheta. "Se la Calabria non fosse parte dell'Italia, sarebbe uno Stato fallito. La 'ndrangheta controlla infatti "vaste porzioni del suo territorio e della sua economia". "Loiero (ex presidente della Regione ndr) non è stato in grado di offrire nessuna soluzione alle difficoltà della regione. Quando gli è stato chiesto come immaginava utilizzare i circa 14 milioni di euro che l'Ue aveva stanziato per la Calabria, ha dato una vaga risposta e ha cambiato argomento".

I preti "eroici". "La Chiesa cattolica viene criticata per non assumere una forte posizione pubblica contro il crimine organizzato. Uno dei pochi preti che lo ha fatto, padre Luigi Merola, è ora sotto scorta, così come il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi" scrive Truhn, che suggerisce a Washington di "cercare cooperazione nel Vaticano".

IL DATABASE DEI CABLE "SEGRETI" 1

Il Ponte sullo Stretto non serve. Il ponte sullo Stretto "servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria" scrive J. Patick Truhn, console generale Usa a Napoli in un dispaccio del giugno 2009 in cui si analizza la situazione in Sicilia, dopo lo scontro politico tra Raffaele Lombardo e "il partito del premier Silvio Berlusconi". Il "grandstanding" (teatrino) politico ha "bloccato una operazione di trivellazione per gas lo scorso anno e minaccia di rinviare un importante sistema di comunicazione satellitare della Marina statunitense".

 

Afghanistan, 2007. I missili dell'Iran erano puntati contro obiettivi nelle province afghane sotto comando italiano, Herat e Farah. Tra i bersagli anche il Prt di Farah, gestito dagli americani. Nei nuovi file di Wikileaks si legge: "Gli iraniani hanno detto di aver puntato i missili contro questi bersagli perche si aspettano un attacco statunitense contro la Repubblica islamica".

Dai dispacci emerge anche che alcuni gruppi talebani "operano sotto direttive emanate dal governo iraniano", e non solo: "Il governo iraniano ha dispiegato truppe lungo il confine con il distretto di Ghoryan nella provincia di Herat" si legge nel file, "e pianifica di offrire supporto agli insorti".

I file. Nel dispaccio militare Usa datato 24 giugno 2009 si può leggere che: "Il gruppo talebano di Gholam Yahya Akbary (GYA) è in possesso di alcuni razzi iraniani e mine a pressione per lanciare attacchi nel distretto di Ghozareh, a sud di Herat. Il gruppo ha ricevuto tutto l'equipaggiamento ed i finanziamenti dall'Iran, e dimostra le sue attività alla Repubblica islamica, talvolta sparando razzi e granate su Camp Arena e altri obiettivi". A luglio 2009, kamikaze arrivati da "Iran e Pakistan" e "coordinati da figure di primo piano dell'intelligence iraniana" pianificavano attacchi suicidi a Herat.

In un altro file datato agosto 2009, si riferisce che il GYA "ha ricevuto sostegno finanziario da un alto ufficiale dell'intelligence iraniana, e progetta attacchi contro la città e l'aeroporto di Herat dopo le elezioni". Dispacci confermati dalla cronaca: in quelle settimane si contarono almeno due attacchi a colpi di razzi contro Camp Arena, senza fortunatamente causare vittime nè danni.

Talebani e armi. In altri file, si delineano le attività di addestramento dei talebani all'uso e all'assemblaggio dei micidiali Ied. In un dispaccio del settembre 2009 si fa riferimento a "sei mine anticarro molto potenti ricevute dall'Iran" che i talebani "utilizzeranno contro le forze della coalizione internazionale o esponenti di spicco della polizia afghana".

(12 gennaio 2011)

 

 

 

Lombardo snobba i diplomatici Usa

Lo dice una nota diffusa da Wikileaks

Wikileaks ha diffuso un dispaccio del console generale Usa, J. Patrick Trohn, che di Lombardo dice: "Ha poco tempo per i funzionari stranieri". Il diplomatico lamenta la "disinformazione" di alcuni politici siciliani che "ha bloccato senza seri motivi" le trivellazioni a Ragusa

 

Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo "ha poco tempo per i funzionari stranieri", e come presidente della Provincia di Catania ha concesso "solo una telefonata di 5 minuti" al console generale Usa a Napoli, mentre da presidente ha rifiutato di "ricevere sia l'ambasciatore Ronald Spogli che il personale diplomatico di Palermo".

E' quanto si legge in un dispaccio del console generale Usa, J. Patrick Trohn, datato giugno 2009 e pubblicato da Wikileaks, nel quale il diplomatico lamenta tra l'altro la "disinformazione" posta in essere da alcuni politici siciliani che "ha bloccato senza seri motivi" le trivellazioni della texana "Panther Eureka Gas" a Ragusa, e del sistema di comunicazione satellitare della Marina Usa nei pressi di Niscemi.

(13 gennaio 2011)

 

 

 

 

 

2010-12-24

WIKILEAKS:

D'Alema: "Mai giudicata magistratura

all'epoca l'ambasciatore fraintese"

Il presidente del Copasir smentisce il dispaccio del 3 luglio 2008, diffuso dal sito di Assange e pubblicato da El Pais, scritto dall'allora rappresentante Usa a Roma, David Spogli. Secondo questo per l'ex ministro degli esteri, i giudici sono la più "seria minaccia per lo Stato italiano"

D'Alema: "Mai giudicata magistratura all'epoca l'ambasciatore fraintese" Il presidente del Copasir Massimo D'Alema

ROMA - Sulla magistratura D'Alema 1 e Berlusconi condividono la stessa opinione: i giudici costituiscono la più seria minaccia per lo Stato italiano. Lo scrive in un dispaccio del 3 luglio 2008, diffuso da Wikileaks e pubblicato da El pais, l'allora ambasciatore Usa a Roma, David Spogli.

Ma D'Alema smentisce categorico. "Accanto ad osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, viene riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all'epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l'ambasciatore Spogli e me", così dice in una nota il presidente del Copasir.

Nel dispaccio segreto si rivela che quando era ministro degli esteri, nel 2007, Massimo D'Alema disse a spogli una frase che avrebbe potuto essere tranquillamente attribuita a Silvio Berlusconi 2: "Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l'ex premier ed ex ministro degli esteri Massimo D'Alema ha detto lo scorso anno che la magistratura è la più grande minaccia allo stato italiano", scrive Spogli. "Nonostante anni di dibattiti sulla necessità di una riforma del sistema, non sono stati fatti progressi significativi. Gli italiani considerato il loro sistema 'rotto' e hanno veramente poca fiducia sul fatto

che garantisca giustizia", commenta il diplomatico americano.

(24 dicembre 2010)

 

 

 

2010-12-21

WIKILEAKS

Cablo Usa: rapporto su morte Calipari

costruito per evitare altre inchieste

E' quanto si legge in un documento firmato dall'ambasciatore Usa in Italia, Mel Sembler, nel maggio 2005. Il governo Berlusconi voleva "lasciarsi alle spalle la vicenda". Giuliana Sgrena: "Ora commissione d'inchiesta". Rosa Calipari: "Rapporti con gli Usa messi davanti alla verità". Il governo replica: "Wikileaks è fuorviante"

Cablo Usa: rapporto su morte Calipari costruito per evitare altre inchieste Nicola Calipari

ROMA - Il rapporto italiano sulla morte di Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione del funzionario dei servizi da parte di un posto di blocco americano come "non intenzionale", era costruito allo scopo di evitare ulteriori inchieste della magistratura italiana. Lo si legge in un cable siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, nel maggio 2005, diffuso dal Guardian, media partner di Wikileaks. Il governo Berlusconi, in serata, diffonde una nota per bollare come "fuorvianti" le "presunte rivelazioni" di Wikileaks.

Guardian: 1 il cablo sul rapporto Calipari

SPECIALE 2: il database dei cablogrammi segreti

Il governo Berlusconi, si legge nel cablo diffuso dal Guardian, voleva "lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe "danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington e non avrebbe nuociuto all'impegno militare italiano in Iraq. Nicola Calipari fu ucciso la notte del 4 marzo 2005. L'agente era in un'auto dei servizi assieme alla giornalista Giuliana Sgrena, appena rilasciata dai suoi rapitori dopo una lunga mediazione. L'auto si dirigeva all'aeroporto di Bagdad quando dal check-point americano partirono alcuni colpi d'arma. Calipari fece scudo col suo corpo per difendere

la giornalista e fu ucciso da un proiettile alla testa. Il soldato che sparò fu poi identificato in Mario Lozano, addetto alla mitragliatrice al posto di blocco.

ll cablo è datato 3 maggio 2005, il giorno dopo gli incontri a Palazzo Chigi tra l'ambasciatore Sembler e, tra gli altri, l'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari, avvenuti poco prima della diffusione del rapporto italiano sulla morte di Calipari. Alla luce di quei colloqui, l'ambasciatore Sembler scriveva che il governo italiano "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini", malgrado vi siano già delle precise richieste delle opposizioni in proposito, sostenendo la tesi del "tragico incidente".

Nel rapporto, spiega il documento dell'ambasciata Usa a Roma, si afferma che "gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio sia stato intenzionale. Questo punto (del rapporto) è stato "designed specifically" - costruito appositamente - per scoraggiare altre indagini della magistratura, visto che per la legge italiana si possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale".

Ma l'ambasciatore Sembler non considera "certo" il successo della strategia adottata dal governo italiano per chiudere così il caso Calipari. Perché, scrive tra parentesi, "i nostri contatti hanno messo in guardia che i magistrati italiani sono famigerati per piegare simili leggi ai loro scopi, quindi resta da verificare se la tattica del governo italiano avrà successo". "Il rapporto - scrive ancora Sembler - è stato scritto avendo i magistrati in mente".

L'ambasciatore americano a questo punto si produce in alcune "raccomandazioni". In particolare, consiglia a tutti i portavoce dell'amministrazione Usa di non soffermarsi a criticare "punto per punto" il rapporto italiano sul caso Calipari per difendere la ricostruzione americana dei fatti, perché si produrrebbero "conseguenze asimmetriche": se è improbabile che le critiche contenute nel rapporto italiano possano danneggiare il governo Usa, se l'esecutivo italiano dovesse apparire "sleale" di fronte alla pubblica opinione, o troppo accondiscendente verso gli Usa nel caso in questione, le conseguenze per il governo Berlusconi e per l'impegno italiano in Iraq "potrebbero essere severe".

Il 5 maggio, il premier Berlusconi sarebbe intervenuto in Parlamento per discutere il rapporto. "Sarebbe meglio - suggerisce Sembler - che il presidente George W. Bush lo chiamasse il giorno prima, in modo che lui possa dire in Parlamento di aver discusso la questione con il presidente". Inoltre, "il Dipartimento di Stato dovrebbe considerare una telefonata del Segretario di Stato (Condolezza Rice) al vicepresidente Fini nei prossimi giorni per confermare che condividiamo il desiderio italiano di lasciarsi alle spalle l'incidente".

Governo: "Wikileaks fuorviante". In serata, il governo italiano diffonde un comunicato per sottolineare come "ancora una volta i resoconti di Wikileaks attribuiti all'ambasciatore americano in Italia corrono il rischio di accreditare posizioni, non solo mai assunte dal governo italiano, ma esattamente contrarie alla verità". "In quei resoconti - prosegue la nota di Palazzo Chigi - si sono scambiati i desideri con la realtà, le domande con le risposte. E le valutazioni personali di diplomatici americani a Roma si sono trasformate in presunte 'posizioni ufficiali' che il governo italiano non ha invece mai assunto. Inutili quindi, o strumentali, le polemiche su qualcosa che non esiste. I fatti e i documenti provano, del resto, il contrario di quanto afferma Wikileaks, e cioè la verità. Uno per tutti, la relazione con la quale il governo italiano si è dissociato dalle conclusioni dell'inchiesta americana sul caso Calipari. Basta questo per dimostrare come le presunte rivelazioni di Wikileaks siano, ancora una volta, assolutamente prive di fondamento; e, quindi, fuorvianti".

Rosa Calipari, moglie del funzionario del Sisde ucciso in Iraq, dice di "non essere stupita" dalle rivelazioni di Wikileaks. "E' la stessa sensazione - spiega la vicepresidente dei deputati del Pd - che ho provato leggendo, mezzora prima che fosse dato alla stampa, quelle pagine del rapporto italiano sulla morte di Nicola in cui si definiva l'uccisione 'non intenzionale'. Sì, il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle il caso Calipari e mettere i rapporti bilaterali con l'America davanti alla verità. Naturalmente non so nulla di questo dispaccio inviato da Sembler".

Appreso del cablo diffuso dal Guardian, Giuliana Sgrena chiede al Parlamento italiano di riaprire il caso Calipari attraverso una commissione parlamentare d'inchiesta. "Solo il Parlamento - dice la giornalista all'Ansa - può riaprire il caso e rendere onore alla memoria di un servitore dello Stato". "Sapere che il caso Calipari è stato insabbiato dalle stesse persone che hanno celebrato Nicola come un eroe mi fa venire i brividi - aggiunge la giornalista -. Leggere i nomi di Fini, Letta, Pollari... Era immaginabile che le cose fossero andate più o meno così per la ragion di Stato, ma leggerle nero su bianco mi fa venire i brividi. Non riesco ad accettarlo neanche in nome della ragion di Stato. Non si può sacrificare così un servitore dello Stato, è un colpo terribile".

Sulla stessa linea Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd, che giudica "gravissime" le notizie secondo cui l'ambasciata americana riferiva a Washington che il governo Berlusconi avrebbe bloccato la richiesta delle opposizioni parlamentari di un'inchiesta sull'uccisione di Nicola Calipari. "Pretenderemo che il presidente del Consiglio riferisca al Parlamento" annuncia Fiano, perché "il nostro governo avrebbe omesso di fare fino in fondo il proprio dovere per accertare le cause dell'uccisione di un servitore dello Stato".

Per Ettore Rosato, deputato del Pd e componente del Copasir, "sono notizie agghiaccianti, vogliamo subito chiarimenti in Parlamento. Calipari è stato un servitore dello Stato, uno dei migliori uomini della nostra intelligence. Pensare che il governo Berlusconi abbia impedito di fare luce sulla sua morte è inquietante. Visto che Berlusconi non ha voluto presentarsi al Copasir, dica in Aula davanti al parlamento e al paese cosa è davvero avvenuto".

Il vicepresidente dei senatori Pd, Felice Casson, chiama in causa Ignazio La Russa. "E' urgente che il ministro della Difesa venga in Senato a riferire" e a "precisare tutti gli elementi a sua conoscenza sui rapporti inquinanti tra governo italiano e amministrazione Usa". "Ora si comprende benissimo - aggiunge Casson -il comportamento del governo Berlusconi all'epoca, assolutamente refrattario alla ricerca della verità e ad aiutare le indagini". "Accettando una limitazione della sovranità nazionale, il governo Berlusconi ha rifiutato verità e giustizia, oltre ad abdicare al suo ruolo di garante dell'autonomia nazionale".

(20 dicembre 2010)

 

 

 

2010-12-11

WIKILEAKS

Nei cablo Usa sul Vaticano critiche a Bertone

"In molti chiedono la sua destituzione"

La Curia è italiano-centrica, criptica e antiquata. In pochi parlano inglese. Non sanno comunicare

a cura di MARCO ANSALDO

ROMA - "Il Papa irrita i politici e i giornalisti". "Più voci chiedono la destituzione di Bertone". "Il Vaticano è una città che non comunica". Gli ultimi dispacci 1 diramati in ordine di tempo da Wikileaks si concentrano sulla Santa Sede. E il giudizio che emerge dai rapporti dei diplomatici americani non è dei più teneri.

A diffonderli è Julieta Valls Noyes, a capo delle relazioni con il Vaticano per l'ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Alcuni dei suoi cablo riguardano il cardinale Tarcisio Bertone, che la diplomatica giudica come "uno yes man" (un uomo che dice sempre sì), che non ha alcuna esperienza diplomatica ("parla solo italiano"). "Bertone ha uno stile pastorale - dicono i dispacci Usa - che lo porta spesso fuori da Roma, in giro per il mondo, o a occuparsi dei problemi spirituali più che della politica estera e della gestione". E addirittura si legge: "Non sono poche le voci che chiedono la destituzione del cardinale Bertone".

Le carte del Dipartimento di Stato filtrate da Wikileaks che si riferiscono al Vaticano raccontano l'incontro fra due Imperi, e svelano in realtà lo scontro culturale fra un Paese moderno, democratico e dinamico e un sistema di potere monarchico, millenario ed ermetico. Gli americani comprendono l'importanza di tenere il Vaticano

come alleato, e lamentano di non avere influenza su una Curia che i suoi diplomatici giudicano come "italiano-centrica, criptica e antiquata".

Un cablo confidenziale del febbraio 2009 qualifica il Vaticano come "not spin city" ("una città che non comunica"), critica "la debolezza della leadership nella Cupola", e dice con allarme che il nucleo intimo del Papa "ha pochi consiglieri che parlano inglese", concludendo che la Curia "non sfrutta (se non le ignora completamente) le comunicazioni del XXI secolo". L'ambasciata annota inoltre "l'assenza di voci dissidenti".

In un altro cablogramma datato 27 gennaio 2009 (numero 189059), qualificato come segreto, e scritto dopo la crisi causata dal perdono del Pontefice ai lefebrviani, e intitolato "L'Unità della Chiesa", al punto 1-Relazioni fra cattolici ed ebrei, Valls scrive: "Il Vaticano è un compagno formidabile che ha bisogno di lezioni in relazioni pubbliche".

I dispacci toccano con abbondanza anche l'anno in corso, dando una visione dettagliata delle difficoltà vissute dalla Santa Sede nel 2010. E si diffondono nello spiegare i dettagli riguardanti il caso della pedofilia, il ritorno dei lefebrviani, i problemi del dialogo con gli ebrei e gli anglicani. Ma soprattutto descrive "i disastri della comunicazione". "Nel Vaticano il Papa è il responsabile ultimo delle decisioni importanti", si legge, "ma dovrebbe delegare a coloro che sanno di più oppure sono informati sulle materie specifiche".

(11 dicembre 2010)

 

 

 

SANTA SEDE

Il Vaticano contro WikiLeaks

"Estema gravità pubblicare documenti"

Una nota ufficiale della Sala Stampa vaticana invita "valutare i contenuti" dei cablo resi noti dal sito di Assange. "Non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede"

ROMA - "Estrema gravità". Sono queste le parole usate in una nota della Sala Stampa vaticana, a seguito della diffusione di una serie di files 1 di WikiLeaks che riguardano la Santa Sede. Il Vaticano precisa di non volere "entrare nella valutazione dell'estrema gravità della pubblicazione" dei documenti e ribadisce che i files riflettono le opinioni di coloro che li hanno redatti".

Nella nota, la Sala stampa vaticana invita a valutarne i contenuti "con riserva e con molta prudenza" perché "riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti, e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede né citazioni precise delle parole dei suoi Officiali. La loro attendibilità va quindi valutata con riserva e con molta prudenza, tenendo conto di tale circostanza".

(11 dicembre 2010)

 

 

 

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I DOCUMENTI

La Turchia e la pedofilia

I cablo WikiLeaks sul Vaticano

Giudizi poco teneri sulla Santa Sede emergono dai documenti resi noti dal sito di Assange. Bertone, uno 'yes man', il Papa "irrita politici e giornalisti"

Benedetto XVI non vuole che Ankara entri nella Ue. Nei cablogrammi inviati a Washington dall'ambasciata americana presso la Santa Sede, si legge che è il Papa il responsabile della crescente ostilità nei confronti dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Il Pontefice, è scritto, preferirebbe una relazione privilegiata piuttosto che un ingresso a pieno titolo. Gli Stati Uniti notano tuttavia che il passo della Santa Sede verso Ankara negli ultimi tempi è cambiato e che il dialogo ora è più serrato. Grande attenzione punta il Vaticano verso il rispetto dei diritti umani e religiosi. E si parla anche della necessità di "una visita da parte di un alto funzionario (turco) presso la Santa Sede per incoraggiare Ankara a fare di più e dare così un messaggio positivo alla Turchia rispetto alla sua integrazione" con l'Europa.

I gendarmi della Santa Sede a lezione dagli esperti dell'Fbi. Una nota segreta del 19 dicembre 2008 parla del colloquio tra l'inviata d'ambasciata Julieta Valls e il capo della gendarmeria vaticana Domenico Giani. Valls informa il capo della sicurezza che l'Fbi intende coordinare un piano antiterrorismo con il Vaticano per prevenire un possibile attentato di Al Qaeda contro il Papa e per proteggere le migliaia di turisti statunitensi che visitano ogni giorno San Pietro e i Musei Vaticani. Il Vaticano, secondo la Valls, sarebbe stato "reticente" ma Giani avrebbe comunque promesso "di mantenere un dialogo ampio sulla capacità

del Vaticano stesso a rispondere a un attacco terroristico". Il cable rivela che alcuni agenti della sicurezza vaticana furono inviati a Quantico (sede dell'Fbi) per apprendere come si trovano gli esplosivi.

Padre Lombardi "l'unico che ha il Blackberry, ma non influenza il pontefice". In un cablogramma di Julieta Valls (viceambasciatore americano presso la Santa Sede) si legge che padre Federico Lombardi, responsabile della sala stampa vaticana, "usa il Blackberry e questo è un'anomalia: molti dirigenti non hanno neanche una casella di posta elettronica". Ma "non fa parte del circolo ristretto del Papa e non ha nessuna influenza sulle decisioni principali. Si limita a consegnare i messaggi". "È capo della Radio Vaticana e del centro televisivo" continua la Valls, "e corre da un ufficio all'altro per tutto il giorno". Secondo l'ambasciata la differenza con la gestione precedente, quella di Joaquìn Navarro Valls, è che quest'ultimo era in grado di controllare i danni, facendo filtrare notizie. Secondo i cablo diffusi da WikiLeaks, Lombardi dovrebbe essere affiancato dal Pontificio Consiglio per la comunicazione.

Pedofilia, "Nessuna collaborazione sui casi di abusi in Irlanda". Il Vaticano ha rifiutato di permettere ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi dei sacerdoti su minori in Irlanda. Non solo: la Santa Sede si irritò quando vennero convocati a Dublino da Roma a questo scopo. Lo rivelano i file di WikiLeaks pubblicati ieri dal Guardian. La richiesta di presentarsi di fronte alla commissione Murphy "ha offeso molte persone in Vaticano. Pensano che l'Irlanda non abbia protetto e rispettato la sovranità vaticana durante l'inchiesta", dice un cablogramma. Il documento in questione è intitolato "Lo scandalo degli abusi sessuali mette a dura prova le relazioni fra l'Irlanda e il Vaticano, scuote la chiesa irlandese e presenta sfide per la Sanata Sede".

(11 dicembre 2010)

 

 

2010-12-09

WIKILEAKS

Hacker contro sito governo svedese

E Putin difende Assange

Per ore, la notte scorsa, la homepage è stata inaccessibile. Ieri era toccato a Mastercard, Visa, a PayPal, alla procura e alle Poste svedesi. Il portavoce di Anonymous: "È diventato scontro tra gente e governo". INtanto Putin difende Assange: "Arresto ipocrita e antidemocratico"

Hacker contro sito governo svedese E Putin difende Assange

STOCCOLMA - Proseguono gli attacchi in rete dei sostenitori di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks: nella notte a essere preso di mira dagli hacker è stato il sito Internet del governo svedese, come riporta il tabloid Aftonbladet. Secondo il tabloid, che non precisa l'origine dell'attacco, il sito del governo svedese 1 è stato inaccessibile per alcune ore nella notte tra mercoledì e giovedì. Questa mattina, il sito è normalmente funzionante. La guerra informatica contro i siti ostili a WikiLeaks "continua", ha detto oggi alla radio della Bbc un portavoce del gruppo di hacker Anonymous, responsabile degli attacchi lanciati nelle ultime ore 2 a Mastercard, Visa, alla procura svedese, a PayPal, alle poste svizzere e forse anche al governo svedese.

Intanto Julian Assange, arrestato due giorni fa a Londra, trova un inaspettato alleato: Vladimir Putin, che definisce il suo arresto "ipocrita e antidemocratico". "Questa è democrazia? - chiede polemicamente il premier russo - perché lo avete arrestato?". "Perché Assange viene tenuto nascosto in carcere? - ha chiesto Putin, parlando con i giornalisti - Come si dice al paese, è il bue che dice cornuto all'asino". Intanto varie agenzie russe citano fonti del Cremlino, secondo cui "ad Assange dovrebbe esser consegnato il premio Nobel

per la pace".

In migliaia per la 'guerra' telematica. 'Coldblood', un militante di Anonymous, ha sottolineato che sono "migliaia" le persone che si sono unite alla loro "guerra telematica", volta a "garantire che internet rimanga aperto e libero". "Negli ultimi anni - ha aggiunto - i governi hanno tentato di limitare la libertà di cui godiamo in internet". Gli obiettivi del gruppo "sono i siti web che si sono piegati alle pressioni del governo", ha precisato. Interpellato su WikiLeaks, ha detto: "Riteniamo sia diventato altro dalla semplice diffusione di documenti. È diventato un terreno di scontro: gente contro governo".

Facebook e Twitter rimuovono le pagine di Anonymous. Facebook, il re dei social network, ha rimosso la pagina di Anonymous. Un portavoce dell'azienda ha spiegato che la pagina è stata rimossa per aver "violato i termini" di Facebook. "Noi - recitava un messaggio all'indirizzo dove si trovava la pagina di Anonymous - rimuoviamo pagine che attaccano individui o gruppi". La pagina di WikiLeaks, che ormai conta oltre 1 milione di sostenitori, non è stata invece rimossa perché l'azienda non interviene su "argomenti" controversi. "Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di rimozione della pagina WikiLeaks - ha proseguito il portavoce - o notifiche che gli articoli postati nella pagina contengano materiale illegale. In quel caso avremmo ovviamente analizzato il materiale in base alle nostre procedure e i nostri standard e l'avremmo rimossa se giudicato necessario. Ma la semplice esistenza di una pagina WikiLeaks non viola nessuna legge". Poche ore più tardi anche Twitter ha chiuso l'account 'Anon_Operation'' utilizzato dai pirati informatici.

Amazon prossimo bersaglio. Amazon è il prossimo bersaglio di 'Operation Payback'. Gli hacker seguaci del gruppo Anonymous sono improvvisamente comparsi su Twitter con un nuovo profilo annunciando un imminente attacco ad Amazon - colpevole di avere staccato la spina ai server di WikiLeaks. L'attacco è parte dell'azione di rappresaglia lanciata dagli hacker contro aziende e istituzioni che stanno rendendo la vita difficile al sito di Assange. La pagina di Anonymous era stata cancellata ieri da Twitter, scatenando l'ipotesi che Twitter stesso potesse diventare oggetto di sabotaggi. A quanto pare, però, non sarà così. Coldblood ha spiegato oggi alla BBC che ''Twitter è vitale per la diffusione delle informazioni''.

Paypal riattiva conto del sito. Dopo aver bloccato le donazioni alcuni giorni fa, Paypal ha riattivato il conto di

WikiLeaks sbloccando i fondi disponibili ma senza accettare nuovi versamenti da parte dei sostenitori del sito di Assange. Paypal ha inoltre applicato delle restrizioni all'utilizzo dei fondi, come ha spiegato in un comunicato apparso sul blog della società il suo responsabile giuridico, John Muller: "Abbiano finito per prendere questa difficile decisione partendo dal principio secondo il quale il sito di WikiLeaks incoraggia le fonti a diffondere documenti confidenziali, il ché rappresenta una violazione della legge da parte di tali fonti". Il conto rimarrà dunque soggetto a restrizioni, anche se verranno messi a disposizione i fondi esistenti sul conto per permettere al sito di finanziarsi.

(09 dicembre 2010)

 

 

L'INCHIESTA

Berlusconi-Putin, condanna Usa

"Si esporta corruzione in Europa"

Ecco l'analisi del Dipartimento di Stato sull'affare gas: la relazione personale del premier russo con quello italiano è funzionale a inoculare corruzione negli altri paesi e rendere il continente vulnerabile al ricatto energetico russo da Roma GIUSEPPE D'AVANZO, da Milano ANDREA GRECO, da New York FEDERICO RAMPINI

Berlusconi-Putin, condanna Usa "Si esporta corruzione in Europa" Berlusconi e Putin

* Berlusconi, Putin e quel biglietto la vera storia del gas di Mosca

articolo

Berlusconi, Putin e quel biglietto la vera storia del gas di Mosca

"LE risorse energetiche sono il piedistallo del potere da cui Vladimir Putin punta a condizionare la politica europea. La relazione personale con Silvio Berlusconi è funzionale a questo: inoculare corruzione negli altri paesi, dividere l'Europa, renderla vulnerabile al ricatto energetico della Russia. Il semi-monopolista del gas russo Gazprom fa tutt'uno con Putin, nulla è trasparente in quella sfera, la corruzione è endemica". L'accusa dell'alto funzionario e massimo esperto del Dipartimento di Stato per "Eurasia e questioni energetiche", Jeffrey Mankoff, rende manifesta la gravità del rapporto tra i due premier italiano e russo.

"Rapporto personale". Così lo definisce il dispaccio da Roma dell'ex ambasciatore repubblicano Ronald Spogli, il 12 agosto 2008, reso pubblico da WikiLeaks. In un crescendo di allarme, Spogli segnala alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato l'ipotesi che fra i due vi siano "rapporti di guadagno personale" (novembre 2008). Infine in una lunga relazione del 26 gennaio 2009, l'ambasciatore evoca "una torbida connection"; chiama in causa l'intermediario d'affari Valentino Valentini; descrive il presidente del Consiglio come "il portavoce di Putin".

Sostiene Mankoff: "Poiché i libri contabili di Gazprom non sono di dominio pubblico, la società è in grado di fare affluire pagamenti ai politici nei paesi "a valle", perché assecondino i piani della Russia. I progetti dei gasdotti, con miliardi di dollari di investimenti, sono il meccanismo privilegiato per una corruzione su vasta scala". E' la chiave delle ripetute pressioni di Hillary Clinton sulle due ambasciate americane a Roma e Mosca (l'ultima il 28 gennaio 2010). Il segretario di Stato chiede di indagare su "quali investimenti personali" uniscano Berlusconi a Putin.

Sono quattro le ragioni che lo impongono: 1. Il ruolo dell'Eni ridotto a strumento. 2. I dubbi sull'investimento anti-economico nel gasdotto South Stream. 3. La vicenda del "portage finanziario" italiano sulla Yukos. 4. Lo sconcertante allineamento filo-russo di Berlusconi sulla guerra in Georgia. Ecco gli elementi che accrescono l'inquietudine americana. La Clinton è convinta che "sia in gioco un interesse strategico e vitale degli Stati Uniti, la sicurezza dell'Europa occidentale". Washington avverte il rischio che un alleato storico della Nato come l'Italia sia scivolato su una china pericolosa. Non siamo più alla fisiologica divergenza di stagioni passate della politica estera italiana. E' una distinzione fondamentale e il Dipartimento di Stato vuole che sia percepita e compresa. Dall'Eni di Enrico Mattei alla Fiat di Valletta (Togliattigrad), per finire con Giulio Andreotti alla Farnesina, gli americani ricordano che l'Italia ha sempre avuto spazi di autonomia nelle sue iniziative verso la Russia o il mondo arabo. Tutto comprensibile alla luce della nostra posizione geografica, e per i condizionamenti politici interni come l'esistenza del più forte partito comunista dell'Europa occidentale (lo ricorda anche l'ambasciatore Spogli nei suoi rapporti). Era un gioco che non spaventava l'America perché si poteva interpretare - e quindi governare - con i criteri della geopolitica e della geoeconomia. Oggi il quadro è diverso.

I sospetti che la relazione speciale Berlusconi-Putin abbia una dimensione extrapolitica, guidata dal "guadagno personale che fa premio", affiorano due anni fa. L'ambasciata di Via Veneto vi accende un faro. Il fatto che il presidente del Consiglio di un paese della Nato possa essersi fatto strumento del premier russo s'inserisce nello scenario disegnato da Mankoff di un "rischioso ritorno di Putin alla presidenza nel 2012", alla testa di un blocco di potere dominato da "esercito e servizi segreti anti-occidentali", sullo sfondo di una Russia che le informative dall'ambasciata Usa di Mosca descrivono come una "nazione mafiosa".

"Eurasian Energy Security", è il rapporto cruciale dove il Dipartimento di Stato suggerisce di cercare tutte le ragioni dell'allarme attorno al caso Berlusconi-Putin. Considerato come la Bibbia della strategia americana sui rapporti energetici tra la Russia e l'Europa, quel dossier è firmato da Jeffrey Mankoff per il Council of Foreign Relations, il think tank bipartisan che ha spesso ispirato la politica estera di amministrazioni repubblicane e democratiche. Mankoff lo mette a punto nel 2009 come Associate Director of International Security Studies all'università di Yale. In seguito torna a lavorare per il Dipartimento di Stato, con Hillary Clinton. Oggi si occupa proprio delle relazioni Europa-Russia.

L'analisi di Mankoff muove dal ruolo di Gazprom, "un'impresa che a tratti s'identifica con lo stesso governo russo, funzionale al disegno di Putin di gestire i rapporti con l'Europa giocando un paese contro l'altro". E' la strategia che Putin ha costruito pazientemente negli otto anni della sua presidenza, dal 2000 al 2008: "Il gas è diventato centrale come strumento di potere". Una strategia di cui l'Italia è un tassello decisivo perché "con la Germania rappresenta quasi la metà di tutte le importazioni di gas russo nell'Europa occidentale". Insieme, questi due paesi generano "il 40% dei profitti totali di Gazprom". Un colosso che, per la sua natura, si sottrae a "sistemi di regole trasparenti, controllo giudiziario e delle authority di vigilanza" dell'Unione europea.

Visto dall'America il pericolo è questo: "Per l'Europa la crescente dipendenza energetica da un singolo gruppo che coincide con un governo straniero solleva dei problemi di sicurezza, trasparenza, potenziale manipolazione politica". Chi, come l'Italia, finisce in una "intima relazione politica con Mosca rischia di assecondare i disegni di questa, a scapito dell'unità fra europei". Il sospetto che l'Eni sia stato trasformato in uno strumento nel rapporto tra Berlusconi e Putin, è legato ad alcuni passaggi decisivi nella "blindatura" del potere energetico in Russia. Mankoff ricorda come "durante il suo secondo mandato presidenziale, Putin ha accelerato in modo drammatico la concentrazione del business di petrolio e gas dentro i campioni nazionali Gazprom e Rosneft. Le imprese che appartenevano agli oligarchi privati, come la Yukos di Mikhail Khodorkovsky, sono state fagocitate". La stessa Yukos che fu oggetto di un portage finanziario da parte dell'Eni e dell'Enel. Pochi gruppi occidentali sono ammessi in questo gioco, osservano al Dipartimento di Stato, dove ricordano l'espulsione di Bp e Shell costrette a uscire dai loro maggiori investimenti energetici in Russia durante la presidenza Putin. Vedremo presto il ruolo che Berlusconi decide di assumere in questa spoliazione.

Una volta concentrato il suo impero energetico, dove politica e affari coincidono e solo gli stranieri docili sono ammessi, Putin passa alla seconda fase della strategia. "Si tratta - spiega Mankoff - di impedire l'accesso diretto dell'Europa alle risorse energetiche del Caspio, suddivise perlopiù tra Azerbaijan, Kazakistan, Turkmenistan. Riservare alla Russia il controllo sui corridoi di transito verso il Caspio, accentua una dipendenza dell'Europa. Questo ha conseguenze strategiche sulle relazioni atlantiche, espone i nostri alleati europei all'influenza di Mosca".

Ancora una volta questa strategia è affidata a "un piccolo gruppo di colossi di Stato come Gazprom, sprovvisti di ogni trasparenza". Ecco il nodo che interessa la Casa Bianca e la Clinton. Ecco la ragione per cui si vuole veder chiaro nei rapporti Eni-Gazprom, come sono andati evolvendosi sotto i governi Berlusconi. Ecco la leva degli interrogativi sulla proliferazione di società di intermediazione, senza una vera razionalità economica, possibili paraventi per l'erogazione di tangenti. E' il passaggio che inquieta nell'analisi di Mankoff capace di alzare il livello di diffidenza del Dipartimento di Stato: "La corruzione sistemica nel settore energetico russo inocula corruzione nella politica europea".

Legittima la domanda: chi ha ceduto a queste lusinghe, in quali modi? A Washington ricordano il caso dell'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, cooptato come presidente del consiglio d'amministrazione del consorzio Nord Stream: il sistema di gasdotti voluto da Mosca, gemello settentrionale del progetto South Stream. Per quest'ultimo, Romano Prodi ha di recente rifiutato un'offerta analoga che gli era stata rivolta dai russi. Il Dipartimento di Stato ribadisce l'accusa principale rivolta dagli Stati Uniti: "Nord Stream e South Stream sono funzionali a rafforzare l'influenza della Russia in Europa. La nostra paura è rafforzata dagli indizi di corruzione che partono dal Cremlino". South Stream è in diretta concorrenza con il progetto Nabucco: solo quest'ultimo consentirebbe di aggirare la Russia. Se la scelta fosse affidata a criteri puramente economici, sarebbe semplice: "South Stream costa fino al doppio, rispetto a Nabucco", osserva Mankoff. E allora perché il coinvolgimento dell'Eni in un progetto anti-economico, si chiedono gli americani? Visti da Washington, i conti non tornano. E non tornano, come vedremo, anche per Eni.

Un colpo duro all'affidabilità del Nabucco viene dato nell'estate del 2008 dalla guerra tra Russia e Georgia: quel gasdotto per operare ha bisogno di stabilità in Georgia ed altre repubbliche ex-sovietiche. Perciò un punto di svolta nell'attenzione del Dipartimento di Stato verso Berlusconi coincide proprio con la guerra del 2008, e la posizione filo-russa presa dal premier italiano in divergenza con gli altri governi della Nato. E' il 15 novembre 2008. L'ambasciata di Via Veneto segnala a Washington una nuova soglia nel livello di agitazione degli americani. Bisogna dire di un antefatto: tre giorni prima il premier italiano ha dato spettacolo a una conferenza stampa in Turchia. "Ha accusato gli Stati Uniti di avere provocato la Russia con il riconoscimento del Kosovo, lo scudo anti-missili, l'invito a Ucraina e Georgia ad avvicinarsi alla Nato". Il dispaccio al Dipartimento di Stato indica che siamo "al culmine di un'escalation di commenti incendiari e dannosi a favore della Russia da quando Berlusconi è tornato al governo". L'ambasciata descrive Gianni Letta e Franco Frattini "sgomenti", i fedelissimi del premier confidano alla diplomazia americana: "Non ci ascolta, sulla Russia fa da solo".

Il rapporto segreto raccoglie per la prima volta il sospetto che "Berlusconi e i suoi accoliti abbiano rapporti di guadagno personale con l'interlocutore russo". E' a questo punto che i sospetti sulla "torbida relazione" diventano un problema strategico di primaria importanza per Washington. La criticità della guerra in Georgia dovrebbe aumentare la compattezza degli europei e rendere evidenti i rischi connessi a un'eccessiva dipendenza energetica da Mosca. Al contrario, l'Italia si smarca. Rompe la solidarietà atlantica. Si avvicina alla Russia. Siamo a una svolta. Il primo effetto è l'imperativo di saperne di più su quei sospetti di "investimenti personali tra Berlusconi e Putin", che possono diventare il motore delle scelte della politica estera italiana. Il pericolo lo abbiamo sotto gli occhi: l'Italia può trasformarsi in una pedina del grande gioco di Putin; il grimaldello per dividere o tenere divisa l'Unione europea, per avvantaggiarsi della debolezza dei singoli partner nei rapporti bilaterali. Osserva Mankoff: "La dipendenza dal semi-monopolio russo nel gas può mettere i singoli governi europei in una posizione in cui diventa impossibile resistere alle richieste politiche di Mosca". "La Russia - è la linea del Dipartimento di Stato - va integrata in un quadro trasparente di sicurezza energetica. Con regole certe, che limitino la possibilità di estrarre vantaggi politici unilaterali". E' l'opzione a cui fanno ostacolo le reti di interessi invisibili, oscuri intermediari, società-ombra, e gli "investimenti personali" su cui la Clinton si ostina a volere fa luce. E' quello di cui ora ci si deve occupare.

(2, continua)

LEGGI LA PRIMA PUNTATA DELL'INCHIESTA 1

(09 dicembre 2010)

 

 

 

 

 

 

2010-11-30

Assange: "Ora tocca alle grandi banche"

Frattini: "Fermatelo e scoprite chi c'è dietro"

Il fondatore di WikiLeaks promette rivelazioni in grado di "rovesciare" un gigante del credito. Sito sotto violento attacco informatico, Pechino blocca l'accesso per gli utenti cinesi

Assange: "Ora tocca alle grandi banche" Frattini: "Fermatelo e scoprite chi c'è dietro" Julian Assange

ROMA - Le grandi banche, il colosso del petrolio Bp e i servizi segreti russi. Dopo la bufera scatenata con i dispacci delle ambasciate americane di mezzo mondo, nel mirino di WikiLeaks ci sarebbero ora questi tre obiettivi. La pubblicazione dei file del Dipartimento di Stato, ha ribadito Julian Assange in un’intervista alla rivista Forbes, sono "solo l'inizio". "All'inizio del prossimo anno – ha avvisato - una grande banca americana si ritroverà rovesciata. Decine di migliaia dei suoi documenti verranno pubblicati su WikiLeaks, al di là delle richieste dei manager o altri avvertimenti. Non vi dirò di più. Esporrà i livelli esecutivi in un modo che stimolerà indagini e riforme. Presumo".

Secondo Forbes queste nuove rivelazioni "metteranno a nudo i segreti della finanza", a vantaggio di ogni "cliente, concorrente, o legislatore". Assange ha spiegato quindi di essere al lavoro per valutare l’attendibilità di file che riguardano Bp, la multinazionale britannica responsabile nei mesi scorsi della catastrofe ambientale nel Golfo del Messico. "Abbiamo materiale su Bp, ma non abbiamo capito se è originale – precisa il fondatore di WikiLeaks a Forbes - C'è stata molta stampa sulla vicenda e avvocati e cittadini tirano fuori un sacco di materiale. Quindi, sospetto che quello che abbiamo non sia originale. Dobbiamo vedere". Più sibilline le anticipazioni sulla possibile divulgazione di file sull'attività

dei servizi segreti russi. "Abbiamo materiale sulla Russia. Ma non è detto che ci sarà un particolare focus su di loro", si è limitato ad osservare Assange.

In attesa di vedere la reale portata della prossima bufera, anche a 48 ore dalla prima le cancellerie di mezzo mondo hanno ribadito parole di condanna per la scelta di divulgare materiale riservato. Nel coro di accuse spicca però l’appello del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini affinché Assange venga "catturato e interrogato per capire che gioco fa e per capire chi c'è dietro". Ha cercato invece ancora una volta di buttarla sul ridere Silvio Berlusconi. "I festini selvaggi? Magari! Ma non ho più l'età per certe cose..." avrebbe ironizzato il premier a margine del Consiglio dei ministri ribadendo poi che si tratta di "falsità, rivelazioni di funzionari di quarto grado".

Poche parole e molti fatti invece dalla Cina che motivando la scelta con la necessità di tutelare le relazioni tra Pechino e Washington ha bloccato l’accesso degli utenti cinesi a WikiLeaks. Ambizione condivisa anche da qualche misterioso cyber-pirata che verso le 13.30 ora italiana ha sferrato contro il sito un attacco DDos (distributed denial-of-service) definito "senza precedenti" dagli amministratori di WikiLeaks.

(30 novembre 2010)

 

 

2010-11-28

Diretta

WikiLeaks, i dispacci confidenziali

"Berlusconi incapace e vanitoso"

WikiLeaks, i dispacci confidenziali "Berlusconi incapace e vanitoso" Julian Assange

La pubblicazione di una valanga di comunicazioni tra il dipartimento di Stato Usa e più paesi. File che creano "imbarazzo diplomatico" planetario. Sul Cavaliere: "Festini selvaggi e portavoce di portavoce di Putin". "Profonda sfiducia nei suoi confronti". "Premier russo autoritario e machista". "Gheddafi usa il botox ed è ipocondriaco". In tutto 251.287 "cablogrammi diplomatici" inviati al dipartimento di Stato a Washington dalle ambasciate, dai consolati e dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il mondo, oltre a 8.000 "direttive" del ministero degli Esteri Usa alle sedi diplomatiche

(Aggiornato alle 21:42 del 28 novembre 2010)

21:42

Hillary Clinton chiese notizie su affari Berlusconi 57 –

Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all'inizio di quest'anno alle ambasciate americane a Roma e Mosca informazioni su eventuali "investimenti personali" dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin che possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi, si legge in uno dei documenti riservati anticipato dal sito Wikileaks e pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel.

21:16

Foreign Office: "Wikileaks mette in pericolo vite umane" 56 –

Il Foreign Office ha condannato la fuga di notizie di Wikileaks e ribadito i legami di amicizia tra Gran Bretagna e Stati Uniti. La Gran Bretagna ''ha una relazione molto forte con il governo degli Stati Uniti e questa relazione continuera'', si afferma in un comunicato in cui l'ultima operazione di Wikileaks viene stigmatizzata perché ''rischia di danneggiare la sicurezza nazionale, non è nell'interesse nazionale e, come hanno detto gli Stati Uniti, mette in pericolo vite umane''.

21:13

El Pais: 3012 file inviati dall'Italia dall'ambasciata Usa 55 –

Sono "3.012" i file inviati dalle sedi diplomatiche americane in Italia e 'catturati' da Wikileaks. Lo rende noto il quotidiano spagnolo El Pais in una mappa intitolata "Intercambio dei documenti e zone calde del pianeta". Le sedi diplomatiche americane in Italia, secondo la mappa, non sono tra quelle che hanno inviato più documenti rivelati dal sito di Julian Assange. Al primo posto, c'è l'ambasciata Usa ad Ankara, con 7.918 telegrammi inviati. Al secondo posto, la sede statunitense a Baghdad, con 6.677 documenti e al terzo Tokio, con 5.697. L'Italia, secondo i dati forniti da El Pais, si piazzerebbe al sedicesimo posto di questa speciale classifica.

21:12

"Usa preoccupati per intesa Eni-Southstream" 54 –

Gli Usa erano preoccupati per l'intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che collegherà Russia e Ue, e la "assai cordiale relazione tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi". Lo scrive il britannico Sunday Telegraph, affermando che il malessere di Washington sarà raccontato dai file di Wikileaks, e confermando le voci circolate nelle ultime ore.

21:11

Discussa la possibilità di una Corea unificata 53 –

Gli Usa hanno discusso con i funzionari di Seul la possibilità di una Corea unificata, nel caso la Corea del Nord dovesse "implodere" per i suoi problemi economici e per problemi di transizione del leader, rivelano i documenti di Wikileaks pubblicati oggi dal New York Times. Le discussioni si sarebbero estese a come convincere la Cina ad accettare la situazione di una Corea unificata.

21:02

Guardian: Medvedev, Robin rispetto a Batman-Putin 52 –

Nei documenti di Wikileaks esaminati dal Guardian ci sono giudizi sul rapporto tra il primo ministro Vladimir Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev. In uno di questi rapporti, della fine del 2008, si afferma che Medvedev, ufficialmente di rango maggiore, "fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin".

20:57

Su El Pais documenti dal 1966 al 2000 51 –

Vanno dal 1966 al 2010 i documenti di Wikileaks resi noti oggi da alcuni media internazionali. Lo si evince dalla mappa "le zone calde" pubblicata da El Pais.

20:51

"Berlusconi fisicamente e politicamente debole" 50 –

Il presidente del Consiglio italiano è un leader "fisicamente e politicamente debole" le cui "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza". Lo afferma l'incaricata d'affari americana a Roma Elisabeth Dibble in un documento inviato a Washington e reso noto da Wikileaks. Il telegramma della Dribble è citato dal Guardian, uno dei giornali che ha ottenuto da Wikileaks i documenti segreti.

20:50

"Da Corea del Nord armi all'Iran per colpire l'Ue" 49 –

L'Iran ha ottenuto sofisticati missili dalla Corea del Nord in grado di colpire l'Europa occidentale. Lo afferma il New York Times citando i documenti Wikileaks.

20:45

"Fratellastro di Karzai trafficante, va controllato" 48 –

Con Ahmed Wali Karzai, il fratellastro del presidente afgano, "dobbiamo avere a che fare in quanto numero uno del Provincial Council ma è sottointeso che è uno corrotto e un trafficante di stupefacenti". Questa la descrizione di Ahmed Wali Karzai fornita dai diplomatici americani, riporta il New York Times citando i documenti di Wikileaks . "Sembra non capire il livello di conoscenza che abbiamo delle sue attività. Dobbiamo monitoralo attentamente e in modo chiaro, inviandogli un messaggio chiaro".

20:44

"Pechino guidò attacco a Google in Cina" 47 –

Il Politburo di Pechino guidò l'intrusione nei sistemi informatici di Google in Cina. E' quanto emerge dai file di Wikileaks pubblicati dal New York Times. Un contatto cinese informò l'ambasciata americana a gennaio. L'attacco informatico era parte di una campagna coordinata da figure del governo ed eseguita da esperti pirati reclutati dal governo cinese. Gli stessi entrarono, a partire dal 2002, nei sistemi informatici del governo americano e di alcuni alleati occidentali, in quelli dei Dalai Lama e di aziende americane.

20:43

"Berlusconi incapace e vanitoso" 46 –

"Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno": questo il giudizio dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

20:34

Guardian: Putin definito "Alpha dog" 45 –

Vladimir Putin definito "alpha dog", ovvero il maschio dominante: è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato resi pubblici oggi dal sito di Julian Assange Wikileaks. Il presidente russo è uno dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è "ispirato dalla paranoia" mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel "evita i rischi ed è raramente creativa". Le definizioni sono state raccolte dal Guardian, uno dei giornali a cui Wikileaks ha passato la mole di documenti diplomatici.

20:31

Vice presidente afgano scoperto negli Emirati Arabi Uniti con 52 mln di dollari in contanti 44 –

Quando lo scorso anno il vice presidente dell'Afghanistan Ahmed Zia Massoud visitò gli emirati arabi uniti le autorità locali, in collaborazione con la drug enforcement administration americana, avevano scoperto che trasportava con sé 52 milioni di dollari in contate. L'ambasciata americana di Kabul inviò a Washington un documento con il quale specificò che si trattava di una "somma significativa", e che Massoud "aveva il diritto di averla con sé e di non rivelare l'origine e la destinazione del denaro". Massoud ha negato di aver portato denaro fuori dall'Afghanistan.

20:28

Wikileaks: Frattini frustrato da doppio gioco della Turchia 43 –

Il ministro degli Esteri Franco Frattini "ha espresso particolare frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l'Europa e l'Iran da parte della Turchia". E' quanto rivela un telegramma - pubblicato da Wikileaks e classificato come segreto - inviato a Washington dall'ambasciata americana a Roma lo scorso 8 febbraio, in seguito a un incontro tenutosi tra il titolare della Farnesina e il segretario della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates. La "sfida, secondo Frattini, è portare la Cina al tavolo" dei colloqui sulla questione iraniana. Cina e India, secondo Frattini sono "Paesi critici per adottare misure che potrebbero influenzare il governo iraniano senza ferire la popolazione". Il ministro "ha anche proposto di inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela e Egitto nelle conversazioni", si legge nel documento. Frattini "ha anche proposto un incontro informale tra i Paesi del Medio Oriente" per "consultarsi sulla questione iraniana". E - ha riferito - "il segretario di Stato Clinton è d'accordo".

20:27

NYT, Usa alla Slovenia: detenuti di Guantanamo in cambio di incontro con Obama 42 –

Un file di wikileaks pubblicato dal New York Times racconta le conversazioni dei diplomatici sui tentativi degli Usa di convincere i governi di alcuni Paesi ad ospitare detenuti di Guantanamo. Alla Slovenia è stato chiesto di accettare un prigioniero in cambio di un incontro con Barack Obama. Alle Kiribati sono stati offerti milioni di dollari in per accettare un gruppo di detenuti. Al Belgio si suggerisce che accettare prigionieri garantirebbe "visibilità" in Europa.

20:25

NYT: Gheddafi sempre con voluttuosa infermiera bionda 41 –

Di rado senza la sua "infermiera ucraina", una "voluttuosa bionda". Così i diplomatici americani - secondo il New York Times che riporta i documenti pubblicati da Wikileaks - descrivono il leader libico Muammar Gheddafi che sarebbe stato infastidito da come è stato ricevuto a New York per l'assemblea generale dell'Onu lo scorso anno.

20:05

El Pais: Gheddafi usa botox ed è ipocondriaco 40 –

Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra "le più delicate" El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l'ambasciatore americano a Tripoli "racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori". Il giornale, che annuncia per l'edizione cartacea in edicola domani mattina ulteriori rivelazioni e dettagli, parla fra l'altro anche dei "sospetti che la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner solleva a Washington, fino al punto che la segretaria di stato giunge a chiedere informazioni sul suo stato di salute mentale".

20:03

NYT: Usa tentò di far rimuovere uranio da reattore pachistano 39 –

Fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che "funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito", rivelano i documenti del dipartimento di stato resi noti da Wikileaks e pubblicati dal New York Times.

20:03

NYT: mediatore ombra tra Berlusconi e Putin 38 –

Ci sarebbe un mediatore "ombra" italiano che parla russo nelle relazioni fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. E' quanto affermano - secondo il New York Times che riporta documenti di Wikileaks - i diplomatici americani nel 2009 descrivendo la relazione fra Berlusconi e Putin, fatta anche di regali lussuosi e redditizi contratti energetici.

19:59

Israele disse agli Usa: negoziati con Iran non funzioneranno 37 –

Nel dicembre 2009, Israele ha fatto pressioni sugli Stati Uniti per ottenere una posizione di fermezza contro l'iran, affermando che la strategia di negoziati di Washington verso Teheran "non funzionerà", econdo un documento riservato diffuso da Wikileaks e ripreso dal sito internet del quotidiano francese Le Monde. (Segue)

19:52

Le Monde: "Per diplomatico Usa, l'Iran una totale dittatura" 36 –

Le prime rivelazioni da Wikileaks pubblicate dal sito on line del francese Le Monde riguardano i rapporti Usa-Iran e in particolare il dossier nucleare. In alcune dichiarazioni raccolte a Parigi da diplomatici che parlano con un iraniano che lavora a Teheran per un'organizzazione internazionale, l'Iran viene descritto come "una totale dittatura". I documenti rivelano anche un tentativo di assassinare, nel gennaio 2010, "un presentatore televisivo irano-americano" che vive a Londra protetto dai servizi inglesi. Un agente iraniano avrebbe "tentato di reclutare in California un killer per assassinarlo".

19:49

Guardian: Usa ordinarono di spiare i vertici dell'Onu 35 –

Il Dipartimento di Stato Usa nel luglio 2009 ordinò di spiare i vertici delle Nazioni Unite, compresi il segretario generale, Ban Ki-moon, e i rappresentanti in Consiglio di sicurezza di Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna: è quanto scrive il sito del quotidiano britannico Guardian rivelando il contenuto dei documenti segreti pubblicati da Wikileaks. La direttiva "classificata", scrive il Guardian, fu spedita a 30 ambasciate a nome della segretaria di stato, Hillary Clinton, e chiedeva la raccolta di dati personali su questi e numerosi altri dirigenti e anche sottosegretari, consiglieri e collaboratori, comprese le password usate, le chiavi in codice usate per comunicare e anche i dati biometrici. "Informazioni - scrive il Guardian - che sembrano sfumare il confine fra diplomazia e spionaggio".

19:46

Casa Bianca condanna diffusione documenti 34 –

La Casa Bianca "condanna fermamente la diffusione non autorizzata di documenti e informazioni sensibili per la sicurezza nazionale". Lo afferma il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, riferendosi alla pubblicazione dei documenti Wikileaks.

19:44

El Pais: profonda sfiducia degli Usa nei confronti di Berlusconi 33 –

Secondo quanto riporta El Pais, i documenti di Wikileaks descerivono in dettaglio le feste selvagge di SIlvio Berlusconi e sottolienao la profonda sfiducia di Washington nei suoi confronti.

19:40

Procura valuterà se ci sono estremi di reato 32 –

La Procura di Roma, una volta esaminato il contenuto e la natura dei documenti della diplomazia americana in via di pubblicazione, valuterà l'esistenza di eventuali estremi di reato. In particolare, secondo quanto si apprende, i magistrati romani valuteranno la classificazione dei documenti: ovvero se si tratta di carte sotto segreto di Stato o definite 'riservate'. Questo per decidere l'eventuale apertura di fascicoli e la relativa ipotesi di reato che potrebbe essere violazione di segreto di Stato o violazione di documenti riservati. Inoltre la Procura della Capitale esaminerà i documenti per accertare riferimenti alla sicurezza dello Stato italiano o a cariche istituzionali del nostri paese e eventuali fattispecie di reato.

19:39

Wikileaks ha consegnato al NYT 250mila file 31 –

Wikileaks ha consegnato al New York Times 250mila file, gran parte dei quali riferiti agli ultimi tre anni, con le conversazioni tra Washington e le ambasciate di diversi Paesi del mondo.

19:32

Guardian: alleati arabi volevano l'attacco all'Iran 30 –

Gli alleati arabi degli Stati Uniti, in particolare l'Arabia Saudita, spingevano per un attacco contro l'Iran per bloccarne il programma nucleare: è quanto rivela il quotidiano britannico Guardian a proposito dei documenti resi noti dal sito Wikileaks.

19:31

El Pais: le feste selvagge di Berlusconi 29 –

L'edizione online di El Pais ha iniziato la pubblicazione del contenuto dei documenti della diplomazia americana ottenuti da Wikileaks, con in copertina le fotografie di sette leader mondiali, fra i quali Silvio Berlusconi, con una citazione estratta da una nota americana: "le feste selvagge di Berlusconi".

19:26

Pentagono condanna Wikileaks: "Sconsiderati" 28 –

Il Pentagono condanna la diffusione "sconsiderata" dei documenti Wikileaks e annuncia di aver preso iniziative per aumentare la sicurezza delle reti militari americane. "Il Dipartimento della Difesa ha preso una serie di misure per prevenire che tali incidenti si ripetano nel futuro" afferma Bryan Whitman, portavoce del Pentagono, riferendosi alle misure prese per prevenire il download di dati segreti.

19:23

NYT: Berlusconi "portavoce di Putin in Europa" 27 –

Secondo quanto riporta il New York Times, nel 2009 alcuni diplomatici americani a Roma segnalano un rapporto straodinariamente stretto fra Putin e Berlusconi, parlano di "doni sontuosi", "contratti energetici lucrativi" e di "misteriosi intermediari italiani che parlano russo". Scrivono che Berlusconi " sembra sempre di più il portavoce di Putin in Europa"

19:08

Esce El Pais, via alla pubblicazione 26 –

Il quotidiano spagnolo El Pais svela i documenti di Wikileaks. E conferma quanto anticipato dallo Spiegel tra cui i giudizi dell'ammistrazione americana su Putin, ("autoritario e machista") e Berlusconi (protagonista di "feste selvagge")

19:02

GB: rivelazioni Wikileaks possono mettere a rischio vite umane 25 –

I documenti sensibili che wikileaks si appresta a pubblicare "possono mettere in pericolo la vita di molte persone". Lo ha dichiarato il Foreign Office britannico che condanna ogni tipo di pubblicazione di documenti classificati.

18:48

Attacco a Wikileaks, cos'è un DDos 24 –

Il sito di Wikileaks ha subito un attacco DDos (distributed denial-of-service attack) una delle "armi" privilegiate dagli hacker di mezzo mondo per lanciare un assalto informatico. Il meccanismo è "semplice": gli attaccanti lanciano milioni di pacchetti dati contro il bersaglio, simulando la simultanea connessione di milioni di utenti ad un server. Il sovraccarico blocca il sito bersaglio e lo rende irraggiungibile, oscurandolo di fatto. Esistono però varie metodologie per portarlo a termine, utilizzando i protocolli p2p piuttosto che vere e proprie "nuke", bombe 'nucleari' informatiche. L'attacco DDos è ovviamente illegale e viene visto con ostilità anche da una parte della comunità hacker, quella che si batte per il "web libero": oscurare un sito, renderlo inaccessibile, è considerata una violazione del "codice etico" di molti esperti di informatica.

18:45

Netanyahu: Israele non sarà al centro dell'attenzione 23 –

Israele non sarà al "centro dell'attenzione internazionale" a causa dell'imminente pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti riservati diffusi nelle prossime ore da Wikileaks e da alcuni giornali internazionali. Lo ha affermato il primo ministro israeliano, benjamin netanyahu, citato dal quotidiano Haaretz, aggiungendo che gerusalemme non è stata allertata dagli americani su nessun "specifico materiale sensibile che riguarda Israele".

18:18

Calderoli: serve saggezza padana contro il caos 22 –

"Di fronte alla confusione che sembra imperare in queste ore, con tutti in mirabolante attesa delle rivelazioni di un sito internet, l'unica cosa che mi viene da pensare è che serve un poco di saggezza Padana per non alimentare il caos e ribadisco che occorre dare una svegliata alla politica per evitare che nascano mostri": lo ha detto all' ANSA il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. "Quello che stiamo vivendo - spiega Calderoli - è un portato della globalizzazione a cui siamo arrivati da dilettanti impreparati. La crisi economica ha fatto saltare gli equilibri e i Governi al potere ne stanno pagando le conseguenze. Non c'è da cercare molto lontano per trovare il cosiddetto 'grande fratello: potrei dire che la Lega lo aveva detto con anni di anticipo quel che poi è accaduto con i giochi della finanza internazionale".

17:44

Wikileaks denuncia: il nostro sito è sotto attacco 21 –

Il sito di Wikileaks e' sotto attacco informatico. Lo annunciano i responsabili via Twitter. "Stiamo subendo un DDoS (distributed denial of service, letteralmente negazione del servizio)", si legge nel messaggio stringato. Il sito da circa un'ora era effettivamente irraggiungibile. Il Guardian però annuncia che pubblicherà i documenti in proprio possesso, qualunque sarà lo stato del sito di Wikileaks questa sera.

17:29

Frattini: "Per l'Italia nulla di preoccupante" 20 –

Frattini: "Per l'Italia non ci dovrebbe essere nulla di preoccupante. La vera vittima di Wikileaks sono gli Stati Uniti, è in atto un'azione per screditarli e noi dobbiamo fare di tutto per aiutare i nostri amici americani per tutelare le relazioni diplomatiche internazionali. In ogni caso niente può scalfire la solidità dei rapporti tra Roma e Washinton"

17:21

Giallo Spiegel 19 –

Non è chiaro come mai il giornalista freelance Symor Jenkins abbia potuto acquistare con un giorno d'anticipo il settimanale tedesco a Basilea. Si tratterebbe, se fosse confermato, di un'uscita anticipata in Svizzera ricca di anticipazioni dei file del sito di Assange. Al momento non è ancora stato possibile appurare se si tratti di un falso, di un errore di distribuzione o di un'anticipazione voluta dallo Spiegel

17:05

Frattini: "L'11 settembre della diplomazia" 18 –

Per Frattini le rivelazioni di WikiLeaks saranno "l'11 settembre della diplomazia mondiale" perché "faranno saltare tutti i rapporti di fiducia tra gli Stati in quanto la diplomazia o è confidenziale o non funziona". Il ministro degli Esteri lancia un appello all'opposizione: "Evitiamo il gioco al massacro sul fronte interno"

17:02

"Berlusconi, festini selvaggi" 17 –

La copertina dello Spiegel ripresa da Owni è titolata "Rivelato", con sottotitolo "Come l'America vedeil mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano". Sotto le foto di 12 personaggi illustri e una breve dida: "Berlusconi, festini selvaggi", "Medvedev indeciso", "Putin maschio dominante", "Gheddafi, procaci biondine come infermiere"

16:54

Dalla copertina di Spiegel 16 –

"Dalla copertina - scrive Owni - leggiamo che Ahmadinejad 'è Hitler', Sarkozy è 'un imperatore nudo', Karzai è 'guidato dalla paranoia'". E ancora: "Dagli articoli interni scannerizzati apprendiamo che gli Usa hanno un contatto all'interno del governo tedesco, un membro del partito liberale Fdp. Il cancelliere Angela Merkel è descritta come 'raramente creativa e refrattaria ai rischi'. Le rivelazioni sul governo tedesco sono talmente dettagliate da far scrive a Spiegel che 'gli Usa sono meglio informati sui segreti della politica tedesca degli stessi politici tedeschi'"

16:50

Spiegel, prime rivelazioni 15 –

Il blog Owni rivela che copie dello Spiegel che sarà in edicola domani sono già state vendute a Basilea, in Svizzera. E riporta le prime rivelazioni: "Obama preferisce guardare a Est piuttosto che a Ovest", "Obama non ha emozioni verso l'Europa", "Gli Usa vedono il mondo come un confronto tra due superpotenze. L'Unione europea gioca un ruolo secondario", "L'Europa non è così importante per gli Usa"

16:00

Assange e la "storia diplomatica degli Usa" 14 –

Assange ha anche spiegato che ha parlata dalla Giordania in videoconferenza perché "non è certo il paese più sicuro quando si ha la Cia alle calcagna". "Nell'ultimo mese ho speso tutte le mie energie per preparare la pubblicazione della storia diplomatica degli Usa", ha aggiunto. Poi ha citato circa 250mila cable classificati provenienti da tutte le ambasciate Usa nel mondo "e abbiamo visto come gli Usa hanno cercato di disarmare i possibili effetti che questi file avranno"

15:31

Assange: "I file riguardano maggiori questioni" 13 –

"I documenti che stiamo per pubblicare riguardano essenzialmente tutta le maggiori questioni in ogni Paese del mondo", dice il fondatore di Wikileaks, Julian Assange in una videoconferenza stampa in Giordania

15:09

Sacconi: "Serve più riservatezza" 12 –

Il minsitro del Welfare Maurizio Sacconi: "Vedremo cosa vien fuori. Certo è che gli stati vivono anche di doverosa riservatezza dei loro atti interni"

14:44

Stampa G.B.: "Da Usa critiche a Mandela e Karzai" 11 –

Secondo la stampa inglese, iSt documenti di Wikileaks svelerebbero anche le critiche mosse dai diplomatici statunitensi a Nelson Mandela e Hamid Karzai

14:08

Idv: "Ridicolo parlare di terrorismo" 10 –

Il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando: "L'idea che possa esistere un complotto contro l'italia o che, in relazione al caso WikiLeaks, si arrivi addirittura a parlare di terrorismo mediatico, come fa Cicchitto, è assurda, semplicemente ridicola"

13:33

Frattini: "Non ci sono complotti" 9 –

Il ministro degli Esteri: "Certamente non ci sono complotti, non ci sono strategie disegnate a tavolino". Ma c'è il rischio di "enfatizzazione, che io spero non accada in questo caso, di notizie che oggettivamente sono dannose per l'immagine non solo dell'Italia ma delle relazioni internazionali"

13:32

Frattini: "Preoccupato per l'Italia" 8 –

Frattini al TG2: "La mia preoccupazione è per l'Italia e non per una parte politica. Certamente ci sarà qualcosa che riguarda l'Italia, non necessariamente questo governo. Si parla di notizie che iniziano dal 2006, quando il governo era un altro, quindi la mia preoccupazione è per l'Italia e non per una parte politica"

13:15

Md: "Sorprende l'invito di Frattini" 7 –

Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini: "Sorpende che un ministro, in maniera informale, inviti la magistratura a fare indagini. O si fanno esposti o un invito pubblico attraverso un'intervista è qualcosa di inedito"

12:57

La Russa: "Non è complotto, ma somma di atteggiamenti" 6 –

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa non crede a "un grande vecchio che si sieda la notte a complottare contro l'Italia". Quello in corso "non è un complotto, non è una strategia ma una somma di atteggiamenti che hanno come obiettivo danneggiare il governo Berlusconi infischiandosene se questo porta danni a tutta l'Italia"

12:43

Cicchitto: "Una forma di terrorismo" 5 –

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Nelle prossime ore vedremo l'effettiva entità dell'operazione Wikileaks e quindi saremo in grado di dare una valutazione ponderata. In ogni caso, è ormai evidente che la stessa nozione di terrorismo viene ad avere una accezione molto più vasta di quella tradizionale. E' evidente che esiste un terrorismo mediatico che per certi aspetti può essere molto più efficace di quello tradizionale. In Italia questo tipo moderno e sofisticato di terrorismo è ormai in atto da qualche tempo ed ha accentuato la sua aggressività in questo periodo"

12:15

Londra teme ritorsioni degli islamici 4 –

Il governo di Londra teme che le rivelazioni possano infiammare gli animi degli islamici nei confronti dei britannici e ha avvertito i suoi cittadini che vivono in Pakistan, Iraq, Iran e altre parti del mondo che potrebbero essere presi di mira

12:10

Frattini: "Indaghi la magistratura" 3 –

In un'intervista al Corriere della sera, il ministro degli Esteri Franco Frattini conferma che il governo non commenterà le rivelazioni e invita l'opposizione a fare altrettanto. Quindi dice di aspettarsi che "anche la nostra magistratura" indaghi su Assange

12:05

Usa. WikiLeaks minaccia molte vite 2 –

Nella lettera si ribadisce che la publbicazione di documenti riservati "minaccia le vite di attivisti per i diritti umani, giornalisti e soldati e minaccia operazioni internazionali in corso per contrastare la proliferazione nucleare e il terrorismo"

12:00

Usa: nessuna trattativa con Assange 1 –

Washington esclude qualsiasi trattativa con WikiLeaks sulla diffusione di documenti confidenziali del Dipartimento di Stato, affermando che il sito internet ne è in possesso in violazione della legge americana. "Noi non entreremo in un negoziato sulla diffusione o divulgazione di documenti riservati americani ottenuti illegalmente", ha scritto il consigliere giuridico del Dipartimento di stato, Harold Koh, in una lettera al fondatore del sito, Julian Assange e al suo avvocato, e resa nota ai media

(28 novembre 2010)

 

 

 

 

 

 

L'UNITA'

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http://www.unita.it/

2011-01-13

 

 

 

 

2010-12-24

Wikileaks: D'Alema attaccò i pm

La smentita: "Mai contro i giudici"

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Nel dispaccio del 3 luglio 2008, pubblicato da El Pais e intitolato "Berlusconi incontra forti turbolenze", nel paragrafo "La magistratura in Italia: per molti un sistema 'rotto'", l'ambasciatore americano argomenta che la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche relative alle inchieste giudiziarie da parte della stampa creano "imbarazzo a coloro che si battono per una riforma del sistema giudiziario e per la fine della pratica delle intercettazioni".

I responsabili delle fughe di notizie "raramente vengono" individuati. "Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l'ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha detto lo scorso hanno all'ambasciatore (Usa, ndr) che la magistratura Š la pi— grande minaccia allo Stato italiano", scrive ancora Spogli. "Nonostante 15 anni di dibattiti sulla necessita' di una riforma del sistema, non sono stati fatti progressi significativi. Gli italiani considerato il loro sistema 'rotto' e hanno veramente poca fiducia sul fatto che garantisca giustizia", commenta ancora il diplomatico americano.

LA REPLICA DI D'ALEMA

''Accanto ad osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, viene riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all'epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l'ambasciatore Spogli e me''. E' quanto si legge in una nota del presidente del Copasir Massimo D'Alema, in riferimento al cablogramma pubblicato da Wikileaks.

24 dicembre 2010

 

 

2010-12-21

Wikileaks: su morte Calipari

governo non voleva indagini

giornali calipari

Il rapporto italiano sulla tragica morte di Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione non intenzionale, era costruito ''specificatamente" ad evitare ulteriori inchieste della magistratura italiana, e il governo Berlusconi voleva "lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe "danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington. Lo si legge in un cable siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, del maggio 2005.

"Il governo italiano blocchera' i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini sulla tragica morte di Nicola Calipari in Iraq malgrado vi siano gia' delle precise richieste delle opposizioni in proposito".

E' quanto scrive in un 'cable' datato 3 maggio 2005 l'allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler il giorno dopo aver incontrato a Palazzo Chigi, tra gli altri, Gianfranco Fini (all'epoca ministro degli Esteri), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolo' Pollari per discutere del rapporto italiano sulla vicenda. Il documento e' stato diffuso dal Guardian, media partner di Wikileaks

I vertici dell'ambasciata Usa furono convocati il 2 maggio 2005 dall'ufficio del premier per ricevere in anticipo il rapporto italiano sul caso Calipari. ''Presenti all'incontro - riferisce il 'cable' siglato da Sembler - il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario Gianni Letta, l'ambasciatore negli Usa Gianni Castellaneta, il capo del Sismi Nicolo' Pollari, alcuni dei loro consiglieri, e due commissari, il diplomatico Cesare Ragaglini e il generale del Sismi Pierluigi Campregher. Berlusconi non era presente, e non sara' a Roma fino a domani''.

Il 5 maggio, il premier Berlusconi sarebbe intervenuto in Parlamento per discutere il rapporto: ''Sarebbe meglio che il presidente George W. Bush lo chiamasse il giorno prima, in modo che lui possa dire in Parlamento di aver discusso la questione con il presidente''.

Nel rapporto, notano gli americani, si afferma tra l'altro che ''gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio e' stato intenzionale: questo punto e' stato 'designed specifically' (costruito specificatamente) per scoraggiare altre indagini della magistratura, visto che per la legge italiana possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale (nota: i nostri contatti hanno messo in guardia che i magistrati italiani sono famigerati per forzare queste leggi ai loro scopi, quindi resta da verificare se la tattica del governo italiano avra' successo)''. ''Il rapporto e' stato scritto avendo i magistrati in mente'', scrive ancora Sembler.

Il Pd chiede che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riferisca in Parlamentare su quanto riferito dai file di Wikileaks sul caso Calipari. "Le notizie, secondo cui l`ambasciata americana riferiva a Washington che il governo Berlusconi, allora in carica, avrebbe bloccato la richiesta delle opposizioni parlamentari di un`inchiesta che accertasse le cause dell`uccisione di Nicola Calipari - denucnia il responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano - sono gravissime. Pretenderemo che il presidente del Consiglio riferisca al Parlamento, spiegando il contenuto di queste informazioni che dimostrerebbero che, per motivi inaccettabili di rapporti internazionali, il nostro governo avrebbe omesso di fare fino in fondo il proprio dovere per accertare le cause dell`uccisione di un servitore dello Stato, che si è sacrificato per riportare a casa una giornalista".

''Sono notizie agghiaccianti - fa eco Ettore Rosato, deputato Pd componente del Copasir - e vogliamo subito chiarimenti in parlamento. Calipari è stato un servitore dello Stato, uno dei migliori uomini della nostra intelligence, pensare che il governo Berlusconi abbia impedito di fare luce sulla sua morte è inquietante. Visto che Berlusconi non ha voluto presentarsi al Copasir, dica in Aula davanti al parlamento e al paese cosa è davvero avvenuto".

20 dicembre 2010

 

 

2010-12-11

Wikileaks: Vaticano contro le indagini su pedofilia

Vaticano pedofilia

"Il Vaticano rifiuto' il permesso ad alcuni suoi funzionari di testimoniare davanti a una Commissione irlandese che indagava sull'abuso di bambini da parte di religiosi". Sono le ultime rivelazioni emerse dai cablogrammi di Wikileaks provenienti dall'ambasciata della Santa Sede a Washington.

Le richieste di informazioni poste al Vaticano nel 2009 dalla Commissione Murphy incaricata di indagare sulle accuse di abusi sessuali da parte di preti cattolici in Irlanda ''ha offeso molti in Vaticano'' i quali ritenevano che ''il governo irlandese non ha rispettato e protetto la sovranita' della Santa Sede durante l'inchiesta'', secondo quanto rivelato da Wikileaks e reso noto dal Guardian in riferimento ad un 'cable' della rappresentanza diplomatica Usa presso la Santa Sede datato 26 febbraio 2010.

"Le richieste della commissione Murphy hanno offeso molti in Vaticano (...) perche' sono state interpretate come un affronto alla sovranita' della Santa Sede. I responsabili vaticani sono rimasti seccati dal fatto che il governo irlandese non si sia impegnato perche' la commissione seguisse le procedure standard nelle comunicazioni con la Citta' del Vaticano", si legge nel dispaccio del 26 febbraio 2010 siglato dall'ambasciatore americano presso la Santa Sede Miguel H. Diaz. "Bertone ha scritto all'ambasciata d'Irlanda che le richieste collegate all'indagine devono essere trasmesse attraverso il canale diplomatico con una lettera di rogatoria", si legge nel testo pubblicato dal Guardian.

Il Vaticano ha replicato alle rivelazioni facendo sapere che il "cable" non è espressione della Santa Sede.

11 dicembre 2010

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* Pedofilia, il Papa: "Per noi cattolici è tempo di penitenza"

 

 

 

 

Pedofilia, il Papa: "Per noi cattolici è tempo di penitenza"

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Per la Chiesa è giunta l'ora di "fare penitenza", una parola che finora le era apparsa "troppo dura": nell'imperversare dello scandalo pedofilia, e di fronte agli "attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati", Benedetto XVI ha invitato oggi a "riconoscere ciò che è sbagliato nella nostra vita", unico modo per aspirare alla "purificazione" e al "rinnovamento". Intanto i vescovi italiani, pur essendo il nostro uno dei paesi in cui non c'è l'obbligo di denuncia, assicurano "massima cooperazione" con le autorità civili.

Della necessità della "penitenza", il Papa ha parlato nell'omelia della messa celebrata, nella Cappella Paolina in Vaticano, con i membri della Pontificia Commissione Biblica. "Noi cristiani, anche negli ultimi tempi - ha detto il Pontefice -, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura". "Adesso sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati - ha proseguito -, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita. Aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare". Secondo Benedetto XVI, "il dolore della penitenza, cioè della purificazione e della trasformazione, questo dolore è grazia, perchè è rinnovamento, è opera della Misericordia divina".

Pressochè negli stessi momenti, rispondendo ai giornalisti a margine di una conferenza stampa, il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, inquadrava il comportamento che i vescovi devono tenere in Italia di fronte ai presunti casi dei pedofilia commessi da sacerdoti. L'Italia, ha spiegato mons. Crociata, "è uno di quei Paesi in cui la legge civile non prevede l'obbligo di denuncia da parte" dei vescovi, ma "ci atteniamo all'indicazione generale che il Papa ha dato nella sua lettera agli Irlandesi e cioè - ha sottolineato il segretario della Cei - la massima cooperazione che si esprime invitando le vittime o i colpevoli a denunciare e a non porre nessun ostacolo perchè la giustizia civile faccia il suo corso".

L'attività della Chiesa italiana per far fronte al problema pedofilia procede anche su altri fronti. Come ha anticipato Panorama, che ne parla nel numero in uscita domani, il capo dei vescovi, card. Angelo Bagnasco, ha indicato un responsabile, monsignor Mauro Rivella, attualmente direttore dell'Ufficio Nazionale per i Problemi Giuridici della Cei e sottosegretario alla Segreteria generale della Cei, per promuovere una rete dei centri per il recupero di sacerdoti con difficoltà psicologiche e di quelli pedofili. Panorama pubblica anche l'elenco segreto delle case e dei centri di accoglienza dove la Cei e le diocesi italiane inviano i preti pedofili per le terapie di recupero.

L'associazionismo cattolico italiano, intanto, serra le file per stringersi il prossimo 16 maggio intorno a Benedetto XVI in una grande manifestazione di vicinanza e solidarietà, che in qualche modo ricorda il "Papa day" organizzato il 20 gennaio del 2008 contro chi non volle la visita di Ratzinger all'Università La Sapienza di Roma. L'ha convocata la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali (Cnal), organismo che raduna 67 associazioni e movimenti ecclesiali italiani, che ha invitato ad esprimere sostegno al Papa, attaccato a livello internazionale per lo scandalo pedofilia, unendosi domenica 16 maggio in Piazza San Pietro alla recita del Regina Coeli.

15 aprile 2010

 

 

2010-11-28

Valanga Wikileaks, Usa stroncano Italia "Berlusconi incapace, vanitoso e stanco E' il portavoce di Putin in Europa"

Berlusconi incapace, vanitoso e stanco per le lunghe nottate

'Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno'': questo il giudizio dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio italiano e' un leader ''fisicamente e politicamente debole'' le cui ''frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza'', afferma sempre la Dibble in un documento inviato a Washington e reso noto da Wikileaks. Il telegramma della Dribble e' citato dal Guardian, uno dei giornali che ha ottenuto da Wikileaks i documenti segreti.

Putin definito alpha dog", maschio dominante

Vladimir Putin definito ''alpha dog'', il maschio dominante : e' una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato resi pubblici oggi dal sito di Julian Assange Wikileaks. Il presidente russo e' uno dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai e' ''ispirato dalla paranoia'' mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ''evita i rischi ed e' raramente creativa''. Le definizioni sono state raccolte dal Guardian, uno dei giornali a cui Wikileaks ha passato la mole di documenti diplomatici.

"Pechino ha diretto attacco informatico a Google Usa"

Le autorità cinesi ("China's politburo") avrebbero diretto un'intrusione nei sistemi informatici della Google, come rivelato da una fonte cinese all'ambasciata Usa di Pechino, e come è riportato in un telegramma riservato reso pubblico da Wikileaks. Lo si legge sulle anticipazioni fornite dal New York times on line. L'attacco a Google faceva parte di una campagna coordinata di sabotaggio informatico condotta da agenti governativi, esperti privati e 'fuorilegge di internet' reclutati dal governo cinese. Sin dal 2002 avrebbero avuto accesso al sistema informatico del governo Usa e dei suoi alleati occidentali.

Condanne da tutti i Paesi

La Casa Bianca ha condannato "nei termini più forti" la pubblicazione "irresponsabile e pericolosa" di nuovi documenti diplomatici statunitensi, sottolineando che l'iniziativa del sito Wikileaks potrà far correre rischi di morte a molte persone. "Che sia chiaro, queste rivelazioni faranno correre rischi al nostro corpo diplomatico, ai membri delle comunità dei servizi di informazione, e alle persone nel mondo intero che fanno appello agli Stati Uniti per aiutarli a promuovere la democrazia e un governo trasparente", ha affermato il portavoce del presidente Barack Obama, Robert Gibbs, in un comunicato.

I documenti sensibili che Wikileaks si appresta a pubblicare "possono mettere in pericolo la vita di molte persone". Lo ha dichiarato il Foreign Office britannico che condanna ogni tipo di pubblicazione di documenti classificati. "Condanniamo ogni tipo di pubblicazione non autorizzata di informazioni classificata, come condanniamo ogni fuga di documenti classificati in Gran Bretagna". Si legge su un comunicato del ministero degli Esteri britannico. La pubblicazione di questi documenti "può mettere in difficoltà la sicurezza nazionale, non è nell'interesse del Paese e come hanno affermato gli Stati Uniti può mettere in pericolo molte vite", ha sottolineato il ministero. L'imminente pubblicazione di nuovi documenti da parte di Wikileaks, tra cui documenti inviati dall'ambasciata americana di Londra a Washington, fa tremare i polsi a numerosi responsabili di governi internazionali mentre Washington ha moltiplicato i contatti con gli alleati per attenuare l'effetto. Un giornalista del quotidiano britannico Guardian ha confermato che il suo giornale pubblicherà domani ampi stralci degli oltre 250 mila documenti, alcuni dei quali dovrebbero rivelare la posizione critica dell'amministrazione americana nei confronti del primo ministro britannico Gordon Brown, ma anche dell'attuale inquilino di Downing Street David Cameron. "Abbiamo una relazione molto forte con il governo americano. E questa continuera", ha sottolineato il Foreign Office.

"Gheddafi usa il botox"

Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra ''le piu' delicate'' El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l'ambasciatore americano a Tripoli ''racconta che Gheddafi usa il botox ed e' un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori''. Il giornale, che annuncia per l'edizione cartacea in edicola domani mattina ulteriori rivelazioni e dettagli, parla fra l'altro anche dei ''sospetti che la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner solleva a Washington, fino al punto che la segretaria di stato giunge a chiedere informazioni sul suo stato di salute mentale''. Il quotidiano spagnolo afferma che ''le espressioni usate in alcuni documenti sono di natura tale da poter dinamitare le relazioni fra gli Usa ed alcuni dei suoi principali alleati'' e ''possono porre a rischio alcuni progetti importanti della sua politica estera, come l'avvicinamento alla Russia o l'appoggio di alcuni paesi arabi''. ''La portata di queste rivelazioni e' tale, aggiunge El Pais, che si potra' parlare di un prima e di un dopo, per quanto riguarda le usanze diplomatiche''. ''Queste indiscrezioni possono porre fine ad una era della politica esterna''.

"Un "mediatore ombra" italiano che parla russo tra Berlusconi e Putin"

Ci sarebbe un mediatore ''ombra'' italiano che parla russo nelle relazioni fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. E' quanto affermano - secondo il New York Times che riporta documenti di Wikileaks - i diplomatici americani nel 2009 descrivendo la relazione fra Berlusconi e Putin, fatta anche di regali lussuosi e redditizi contratti energetici. "Diplomatici americani a Roma riportano nel 2009 come i loro contatti italiani descrivano il rapporto tra Berlusconi e Putin come 'straordinariamente stretto'. Secondo il documento, diffuso dal New York Times, il rapporto includeva 'generosi regali', lucrosi contratti in campo energetico e un 'oscuro intermediario italiano che parla russo". Secondo i diplomatici Usa Berlusconi appariva sempre piu' come "il portavoce di Putin" in Europa.

"Tendenze islamistiche di Erdogan"

Secondo quanto pubblicato dallo Spiegel nei documenti di Wikileaks gli Usa mettono in evidenza che il primo ministro turco Erdogan costituisce una minaccia islamica perche' sarebbe in particolare sotto l'influenza del suo ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu. Secondo i diplomatici americani Davutoglu sarebbe "particolarmente pericoloso" per le influenze fondamentaliste da lui esercitate su Erdogan. Un consigliere del partito turco al governo Akp dichiara ironicamente in un documento americano "vogliamo riprenderci l'Andalusia e vendicarci della disfatta dell'assedio di Vienna nel 1683". Erdogan avrebbe sistemato in posizioni di comando banchieri islamici e si informerebbe esclusivamente attraverso giornali vicini al fondamentalismo. Nel documento e' scritto che "il capo del governo turco e' circondato da una cerchia di ferro di consulenti sottomessi (ma presuntuosi)" e si considera "il tribuno popolare dell'Anatolia".

Le Monde sui rapporti Usa-Iran

Le prime rivelazioni da Wikileaks pubblicate dal sito on line del francese Le Monde riguardano i rapporti Usa-Iran e in particolare il dossier nucleare. In alcune dichiarazioni raccolte a Parigi da diplomatici che parlano con un iraniano che lavora a Teheran per un'organizzazione internazionale, l'Iran viene descritto come ''una totale dittatura''. I documenti rivelano anche un tentativo di assassinare, nel gennaio 2010, ''un presentatore televisivo irano-americano'' che vive a Londra protetto dai servizi inglesi. Un agente iraniano avrebbe ''tentato di reclutare in California un killer per assassinarlo''.

NYT: Gli Usa spiavano l'Onu

Il Dipartimento di Stato Usa nel luglio 2009 ordino' di spiare i vertici delle Nazioni Unite, compresi il segretario generale, Ban Ki-moon, e i rappresentanti in Consiglio di sicurezza di Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna: e' quanto scrive il sito del quotidiano britannico Guardian rivelando il contenuto dei documenti segreti pubblicati da Wikileaks. La direttiva ''classificata'', scrive il Guardian, fu spedita a 30 ambasciate a nome della segretaria di stato, Hillary Clinton, e chiedeva la raccolta di dati personali su questi e numerosi altri dirigenti e anche sottosegretari, consiglieri e collaboratori, comprese le password usate, le chiavi in codice usate per comunicare e anche i dati biometrici. ''Informazioni - scrive il Guardian - che sembrano sfumare il confine fra diplomazia e spionaggio''.

Paìs: "Berlusconi è il portavoce in Europa di Putin"

Una relazione straordinariamente stretta fra Vladimir Putin e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, che include ''regali generosi'', contratti energetici redditizi: Berlusconi ''sembra essere il portavoce di Putin'' in Europa. Cosi' - riporta il New York Times - i diplomatici americani hanno descritto nel 2009 le relazioni fra Italia e Russia.

Procura di Roma valuta se ci sono estremi reato

La Procura di Roma, una volta esaminato il contenuto e la natura dei documenti della diplomazia americana in via di pubblicazione, valutera' l'esistenza di eventuali estremi di reato.

La mole di documenti che stanno per essere pubblicati

La nuova pubblicazione conta circa 260.000 documenti diplomatici, tra questi 8.000 sarebbero direttive del Dipartimento di Stato statunitense. Nessuno dei file sarebbe classificato Top secret: la metà sarebbe senza livello di segretezza, il 40,5% "confidenziali", circa 15.652 quelli "segreti".

Il sito conferma: i media pubblicheranno i file

"El Pais, Le Monde, Speigel, Guardian e New York Times" pubblicheranno questa sera la documentazione di fonte Usa anche se il sito di Wikileaks sara' irraggiungibile". Lo scrivono i responsabili del sito via Twitter.

Wikileaks, i responsabili del sito: "Siamo sotto attacco"

Il sito di Wikileaks e' sotto attacco informatico. Lo annunciano i responsabili via Twitter. "Stiamo subendo un DDoS (distributed denial of service, letteralmente negazione del servizio)", si legge nel messaggio stringato. Il sito da circa un'ora era effettivamente irraggiungibile. Il Guardian pero' annuncia che pubblichera' i documenti in proprio possesso, qualunque sara' lo stato del sito di Wikileaks questa sera.

Escono i primi file: critiche Usa a Karzai, Mandela e Gheddafi

I file in uscita da Wikileaks conterrebbero molte critiche mosse dagli Usa a imrpotanti leader mondiali come Nelson Mandela, Hamid Karzai e il colonnello Gheddafi. Lo anticipano i giornali britannici secondo cui sarebbe a rischio dalla pubblicazione anche la relazione privilegiata Usa-Gran Bretagna per via di alcune osservazioni sul premier David Cameron. Il giornale Mail on Sunday scrive che il presidente sudafricano accuso' il presidente Usa George Bush di essere razzista perche, ai tempi dell'invasione dell'Iraq, ignoro' le richieste dell'Onu perche Kofi Annan era di colore. Secondo il Sunday Tims invece ci sarebbero rivelazioni esplosive per le relazioni di Usa e Gran Bretagna con opinioni negative date da Washinghton sui governi di Blair, Brown e dello stesso Cameron. Una 'gelata' si attende anche per i rapporti di Usa e Russia. Secondo il Kommersant infatti ci sarebbero palesi critiche degli Usa ai leader russi nonche le registrazioni di colloqui tra diplomatici americani russi. Non dovrebbe invece esserci nulla di compromettente per i rapporti tra Usa e Israele. IL premier Benjamin Netanyahu ha fatto oggi sapere di essere stato contattato dal governo Usa in merito ai file Wikileaks da cui non dovrebbero emergere elementi di polemica.

Frattini: fuga notizie rivela vulnerabilità Usa

La pubblicazione da parte di Wikileaks imminente, dei documenti del dipartimento di Stato Usa ''dimostra la vulnerabilita' degli Stati Uniti'' sul piano della sicurezza dei propri dati sensibili. Lo ha detto il ministro degli esteri, Franco Frattini, conversando con i giornalisti a bordo dell'aereo che lo ha portato in Qatar. ''E' bastato che un funzionario fornisse il proprio codice di accesso'' al sito di Julian Assange perche' venissero prelevati, e poi pubblicati, gli scambi di informazioni tra le ambasciate Usa e il dipartimento di Stato. ''Se succede questo in America - si chiede sconcertato il ministro - figuriamoci cosa succede in paesi con standard di sicurezza apparentemente meno sofisticati''. Il titolare della Farnesina ha assicurato che in Italia ''i dati sensibili sono assolutamente sicuri''.

Frattini: "Questo è l'11 settembre della diplomazia mondiale"

Le imminenti rivelazioni di Wikileaks saranno ''l'11 settembre della diplomazia mondiale'' perche' ''faranno saltare tutti i rapporti di fiducia tra gli Stati''. Ne' e' convinto il ministro degli Esteri Franco Frattini a poche ore dalla pubblicazione dei documenti americani dei quali precisa di non conoscere ancora il contenuto.

Autorità inglesi temono "collera" dei musulmani

Il governo di Londra ha messo in guardia i britannici residenti in Pakistan, Iraq, Iran e in altri Paesi musulmani per il rischio di reazioni violente a causa della pubblicazione di documenti riservati da parte di Wikileaks contenenti commenti "anti-musulmani". Lo afferma il quotidiano britannico "Sunday Times". Il governo britannico teme che alcune conversazioni tra diplomatici contengano critiche su argomenti sensibili fatte sia dagli Stati Uniti sia dalla Gran Bretagna "che potrebbero spingere a considerare Londra alleata del grande Satana per attaccare l'islam", ha riferito un responsabile del governo di Londra che ha chiesto l'anonimato. "C'è un certo nervosismo perché si potrebbe accendere alcune teste calde", ha aggiunto la fonte. Il ministero della Difesa britannica ha chiesto ai responsabili dei principali giornali di "muoversi con cautela" per le possibili implicazioni, in merito alla sicurezza nazionale, che potrebbero derivare dalla pubblicazione di questi documenti diplomatici.

Assange: documenti su maggiori questioni mondiali

''I documenti che stiamo per pubblicare riguardano essenzialmente tutta le maggiori questioni in ogni Paese del mondo''. Lo afferma - riporta l'agenzia Bloomberg - il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks e' intervenuto in video alla terza conferenza annuale di giornalisti investigativi arabi (Arij), ad Amman in Giordania. Fra poche ore e' prevista la pubblicazione di migliaia di documenti: alle 22.30 ora italiana i quotidiani che hanno avuto copia dei file, quali The New York Times, The Guardian, El Pais e Der Spiegel, dovrebbero mettere online le proprie analisi sulla documentazione.

 

Sale l'attesa per la pubblicazione da parte di Wikileaks dei riservatissimi documenti che minacciano una tempesta diplomatica globale. Gli Usa hanno avvertito i governi chiamati in causa nei documenti confidenziali che Julian Assange vuole far mettere in rete. L'ora X delle rivelazioni dovrebbe scattare stasera alle 22.30, con le pubblicazioni da parte di vari quotidiani internazionali, a cominciare da New York Times, Guardian, Le Monde e Der Spiegel.

Ci sarebbe materiale imbarazzante anche per l'Italia e oggi il ministro Franco Frattini suggerisce alla magistratura di "valutare seriamente" l'ipotesi di mettere sotto inchiesta chi dovesse pubblicarle "poiché si tratta di notizie frutto di reato". Per il Pdl, l'operazione Wikileaks cambia la stessa nozione di terrorismo con una accezione "più vasta" di quella tradizionale. Il capo di Wikileaks - dice il ministro degli Esteri in al Corriere della Sera - è sotto processo in almeno dieci Paesi ed è ricercato. E com'è noto le autorità americane hanno arrestato e messo sotto processo il responsabile di queste fughe". Parla invece di una nuova forma di terrorismo il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Nelle prossime ore - osserva in una nota - vedremo l'effettiva entità dell'operazione Wikileaks e quindi saremo in grado di dare una valutazione ponderata". Frattini precisa che non commenterà "mai" notizie "frutto di un reato", ma chiede "la consapevolezza di un interesse nazionale: anche perché è noto che il materiale copre fatti dal 2006 al 2009...".

Per il capo della diplomazia italiana i magistrati non dovrebbero invece indagare sul contenuto delle rivelazioni, anche se riguardasse dei reati: "Si tratterebbe di rivelazioni identiche a quelle che arrivano da una busta anonima inviata alla Procura della Repubblica. Che fa un procuratore, indaga sulla base di un anonimo?". Intanto gli Stati Uniti hanno respinto qualunque negoziato con Wikileaks, affermando che il sito internet specializzato possiede i documenti in violazione della legge americana. "Non intavoleremo un negoziato sulla diffusione o la divulgazione di documenti confidenziali americani ottenuti illegalmente", ha scritto il consulente giuridico del Dipartimento di Stato, Harold Koh, in una lettera indirizzata al fondatore del sito, Julian Assange, e al suo avvocato, girata ai mass media. Quanto ai contenuti, la ridda delle indiscrezioni rilancia oggi con Gheddafi e Mugabe, ma anche Mandela. Secondo il Daily Mail, infatti, anche l'eroe anti-apartheid sarebbe "fortemente criticato" dal Dipartimento di stato nei documenti in via di diffusione.

28 novembre 2010

 

 

 

Ciclone Wikileaks, prime anticipazioni Critiche Usa a Karzai, Mandela e Gheddafi Frattini: "E' l'11 settembre della diplomazia"

Escono i primi file: critiche Usa a Karzai, Mandela e Gheddafi

I file in uscita da Wikileaks conterrebbero molte critiche mosse dagli Usa a imrpotanti leader mondiali come Nelson Mandela, Hamid Karzai e il colonnello Gheddafi. Lo anticipano i giornali britannici secondo cui sarebbe a rischio dalla pubblicazione anche la relazione privilegiata Usa-Gran Bretagna per via di alcune osservazioni sul premier David Cameron. Il giornale Mail on Sunday scrive che il presidente sudafricano accuso' il presidente Usa George Bush di essere razzista perche, ai tempi dell'invasione dell'Iraq, ignoro' le richieste dell'Onu perche Kofi Annan era di colore. Secondo il Sunday Tims invece ci sarebbero rivelazioni esplosive per le relazioni di Usa e Gran Bretagna con opinioni negative date da Washinghton sui governi di Blair, Brown e dello stesso Cameron. Una 'gelata' si attende anche per i rapporti di Usa e Russia. Secondo il Kommersant infatti ci sarebbero palesi critiche degli Usa ai leader russi nonche le registrazioni di colloqui tra diplomatici americani russi. Non dovrebbe invece esserci nulla di compromettente per i rapporti tra Usa e Israele. IL premier Benjamin Netanyahu ha fatto oggi sapere di essere stato contattato dal governo Usa in merito ai file Wikileaks da cui non dovrebbero emergere elementi di polemica.

Frattini: fuga notizie rivela vulnerabilità Usa

La pubblicazione da parte di Wikileaks imminente, dei documenti del dipartimento di Stato Usa ''dimostra la vulnerabilita' degli Stati Uniti'' sul piano della sicurezza dei propri dati sensibili. Lo ha detto il ministro degli esteri, Franco Frattini, conversando con i giornalisti a bordo dell'aereo che lo ha portato in Qatar. ''E' bastato che un funzionario fornisse il proprio codice di accesso'' al sito di Julian Assange perche' venissero prelevati, e poi pubblicati, gli scambi di informazioni tra le ambasciate Usa e il dipartimento di Stato. ''Se succede questo in America - si chiede sconcertato il ministro - figuriamoci cosa succede in paesi con standard di sicurezza apparentemente meno sofisticati''. Il titolare della Farnesina ha assicurato che in Italia ''i dati sensibili sono assolutamente sicuri''.

Frattini: "Questo è l'11 settembre della diplomazia mondiale"

Le imminenti rivelazioni di Wikileaks saranno ''l'11 settembre della diplomazia mondiale'' perche' ''faranno saltare tutti i rapporti di fiducia tra gli Stati''. Ne' e' convinto il ministro degli Esteri Franco Frattini a poche ore dalla pubblicazione dei documenti americani dei quali precisa di non conoscere ancora il contenuto.

Autorità inglesi temono "collera" dei musulmani

Il governo di Londra ha messo in guardia i britannici residenti in Pakistan, Iraq, Iran e in altri Paesi musulmani per il rischio di reazioni violente a causa della pubblicazione di documenti riservati da parte di Wikileaks contenenti commenti "anti-musulmani". Lo afferma il quotidiano britannico "Sunday Times". Il governo britannico teme che alcune conversazioni tra diplomatici contengano critiche su argomenti sensibili fatte sia dagli Stati Uniti sia dalla Gran Bretagna "che potrebbero spingere a considerare Londra alleata del grande Satana per attaccare l'islam", ha riferito un responsabile del governo di Londra che ha chiesto l'anonimato. "C'è un certo nervosismo perché si potrebbe accendere alcune teste calde", ha aggiunto la fonte. Il ministero della Difesa britannica ha chiesto ai responsabili dei principali giornali di "muoversi con cautela" per le possibili implicazioni, in merito alla sicurezza nazionale, che potrebbero derivare dalla pubblicazione di questi documenti diplomatici.

Assange: documenti su maggiori questioni mondiali

''I documenti che stiamo per pubblicare riguardano essenzialmente tutta le maggiori questioni in ogni Paese del mondo''. Lo afferma - riporta l'agenzia Bloomberg - il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks e' intervenuto in video alla terza conferenza annuale di giornalisti investigativi arabi (Arij), ad Amman in Giordania. Fra poche ore e' prevista la pubblicazione di migliaia di documenti: alle 22.30 ora italiana i quotidiani che hanno avuto copia dei file, quali The New York Times, The Guardian, El Pais e Der Spiegel, dovrebbero mettere online le proprie analisi sulla documentazione.

 

Sale l'attesa per la pubblicazione da parte di Wikileaks dei riservatissimi documenti che minacciano una tempesta diplomatica globale. Gli Usa hanno avvertito i governi chiamati in causa nei documenti confidenziali che Julian Assange vuole far mettere in rete. L'ora X delle rivelazioni dovrebbe scattare stasera alle 22.30, con le pubblicazioni da parte di vari quotidiani internazionali, a cominciare da New York Times, Guardian, Le Monde e Der Spiegel.

Ci sarebbe materiale imbarazzante anche per l'Italia e oggi il ministro Franco Frattini suggerisce alla magistratura di "valutare seriamente" l'ipotesi di mettere sotto inchiesta chi dovesse pubblicarle "poiché si tratta di notizie frutto di reato". Per il Pdl, l'operazione Wikileaks cambia la stessa nozione di terrorismo con una accezione "più vasta" di quella tradizionale. Il capo di Wikileaks - dice il ministro degli Esteri in al Corriere della Sera - è sotto processo in almeno dieci Paesi ed è ricercato. E com'è noto le autorità americane hanno arrestato e messo sotto processo il responsabile di queste fughe". Parla invece di una nuova forma di terrorismo il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Nelle prossime ore - osserva in una nota - vedremo l'effettiva entità dell'operazione Wikileaks e quindi saremo in grado di dare una valutazione ponderata". Frattini precisa che non commenterà "mai" notizie "frutto di un reato", ma chiede "la consapevolezza di un interesse nazionale: anche perché è noto che il materiale copre fatti dal 2006 al 2009...".

Per il capo della diplomazia italiana i magistrati non dovrebbero invece indagare sul contenuto delle rivelazioni, anche se riguardasse dei reati: "Si tratterebbe di rivelazioni identiche a quelle che arrivano da una busta anonima inviata alla Procura della Repubblica. Che fa un procuratore, indaga sulla base di un anonimo?". Intanto gli Stati Uniti hanno respinto qualunque negoziato con Wikileaks, affermando che il sito internet specializzato possiede i documenti in violazione della legge americana. "Non intavoleremo un negoziato sulla diffusione o la divulgazione di documenti confidenziali americani ottenuti illegalmente", ha scritto il consulente giuridico del Dipartimento di Stato, Harold Koh, in una lettera indirizzata al fondatore del sito, Julian Assange, e al suo avvocato, girata ai mass media. Quanto ai contenuti, la ridda delle indiscrezioni rilancia oggi con Gheddafi e Mugabe, ma anche Mandela. Secondo il Daily Mail, infatti, anche l'eroe anti-apartheid sarebbe "fortemente criticato" dal Dipartimento di stato nei documenti in via di diffusione.

28 novembre 2010

 

 

Wikileaks, la storia e i file segreti pubblicati

Wikileaks, il sito diretto da Julian Assange specializzato nella pubblicazione di documenti riservati, sta per inviare 2,7 milioni di e-mail che il Dipartimento di Stato americano ha scambiato con varie rappresentanze diplomatiche nel mondo: un evento che sta facendo tremare tutto il mondo.

LA STORIA - Da 'leak', perdita o fuga di notizie, Wikileaks e' un'organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una 'drop box' protetta da un potente sistema di criptaggio, documenti coperti da segreto e li mette in rete sul proprio sito web. L'organizzazione si occupa di verificare l'autenticita' del materiale e poi lo pubblica tramite i propri server in Belgio e Svezia (due paesi che hanno leggi che proteggono questa attivita') preservando l'anonimato degli informatori. Il sito, curato da giornalisti attivisti, dissidenti del governo cinese e scienziati, e' diretto da Julian Assange, programmatore di Internet australiano dall'inizio tra i membri del direttivo del sito e attualmente sotto inchiesta per un caso di stupro. Gran parte dello staff e gli stessi fondatori del progetto rimangono anonimi.

GLI 'SCOOP' DI WIKILEAKS - Il primo documento e' stato pubblicato nel 2006: si trattava di un complotto per assassinare i membri del governo somalo firmato dallo sceicco Hassan Dahir Aweys.

- Nel 2007 viene pubblicata la prima ondata di documenti: si va dal materiale di equipaggiamento nella guerra in Afghanistan alle rivelazioni sulla corruzione in Kenya. In quell'occasione viene anche fuori l'orrore del campo di Guantanamo

- Nel luglio 2010 Wikileaks svela a New York Times, Der Spiegel e The Guardian aspetti nascosti della guerra in Afghanistan tra cui l'uccisione di civili e l'occultamento di cadaveri.

- Nel novembre 2010 Wikileaks ha pubblicato quasi 400.000 file militari riservati sulla guerra svoltasi in Iraq fra il 2004 e il 2009. I documenti, che hanno rappresentato la piu' grande fuga di notizie nella storia dell'esercito Usa, sono noti al Pentagono come SigAct, cruda cronaca di "azioni significative".

Tra le rivelazioni piu' importanti:

- Abusi su prigionierI: centinaia di segnalazioni di torture sui detenuti da parte di poliziotti e soldati iracheni, che in alcuni casi stuprarono e uccisero senza che vi fosse un intervento delle forze Usa. Wikileaks segnala anche casi di abusi su prigionieri detenuti dagli americani.

- Civili uccisi: I rapporti danno conto di 109.032 morti in Iraq di cui 66.081 civili, 23.984 'nemici' (insorti), 15.196 'nazione ospite' (cioe' forze governative irachene) e 3.771 'amici' (forze della coalizione). Dei civili uccisi, 15.000 casi non erano conosciuti e coinvolgerebbero la responsabilita' di truppe irachene. Nel febbraio 2007, un elicottero Apache americano uccise due iracheni che avevano sparato con un mortaio, anche se si erano arresi.

- Ruolo dell'Iran: Dai documenti emerge che agenti iraniani hanno addestrato, armato e diretto miliziani in Iraq.

- Blackwater: sono segnalati nuovi casi di uccisioni illegali da parte dei 'contractor' della Blackwater, ora ribattezzata Xe Servizi, tra cui quello che costo' la vita a 14 civili nel 2007.

- Detenzione in Iran di escursionisti Usa: i documenti dimostrano che funzionari Usa ritengono, in via confidenziale, che i tre escursionisti arrestati nel luglio 2009 dagli iraniani fossero in territorio iracheno e non iraniano come sostiene Teheran.

- I file contengono anche riferimenti al rapporto tra Italia e Stati Uniti, dal caso Calipari a quello di Abu Omar.

28 novembre 2010

 

 

Wikileaks, il mistero sui server che fanno tremare il mondo

E' difficile stabilire con certezza dove si trovino i server che fanno "tremare" il mondo della diplomazia in queste ore, quelli dove Wikileaks piazza i suoi documenti segreti. Alcuni ritengono che l'ultima pubblicazione, i file del Dipartimento di Stato Usa, sia 'ospitata' nella fredda Islanda: e' li' che a inizio mese Assange ha registrato la Sunshine Press Production, prima entita' giuridica collegata a Wikileaks. Del resto, e' proprio in Islanda che vive Kristinn Hrafnsson, portavoce del sito, e di fatto numero due di Assange. I documenti iracheni resi noti a fine ottobre, si trovano invece con tutta certezza in Svezia, all'interno di un ex bunker atomico costruito durante la Guerra fredda. I server sono collocati nel centro dati della Bahnhof, uno dei maggiori provider svedesi, a 30 metri di profondita' a Stoccolma, separati dall'esterno con porte da 40 cm di spessore, all'interno del quale Wikileaks ha affittato alcune macchine. Il nome in codice della struttura, originariamente gestita dai militari e predisposta per resistere all'esplosione di una bomba all'idrogeno, e' "Pionen White Mountains". Poi ci sono i pirati svedesi, che in agosto hanno concluso un accordo con l'australiano per ospitare alcuni documenti. "Il sito e' sotto costante minaccia di essere sabotato da organizzazioni corrotte o illegali che cercano di nascondere la verita' al pubblico", disse Rick Falkvinge, leader del Piratpartiet. Una ricerca sull'ip, l'indirizzo internet, del sito principale rimanda pero' a un provider francese, dopo una serie di triangolazioni con Francoforte. E il mistero su dove si trovino i server rimane.

28 novembre 2010

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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http://www.ilsole24ore.com/

2011-01-13

 

 

 

 

2010-12-24

Wikileaks: per D'Alema la magistratura è la più grande minaccia. L'ex premier smentisce

Cronologia articolo24 dicembre 2010Commenti (3)

Questo articolo è stato pubblicato il 24 dicembre 2010 alle ore 11:00.

Nuovi cable pubblicati dal sito di Julian Assange, Wikileaks, entrano nel dibattito politico italiano. Questa volta il protagonista è il presidente del Copasir, Massimo D'Alema. Nel dispaccio del 3 luglio 2008, pubblicato da El Pais e intitolato "Berlusconi incontra forti turbolenze", nel paragrafo "La magistratura in Italia: per molti un sistema 'rotto'", l'ambasciatore americano argomenta che la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche relative alle inchieste giudiziarie da parte della stampa creano "imbarazzo a coloro che si battono per una riforma del sistema giudiziario e per la fine della pratica delle intercettazioni".

 

I responsabili delle fughe di notizie "raramente vengono" individuati. "Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l'ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha detto lo scorso hanno all'ambasciatore (Usa, ndr) che la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano", scrive ancora Spogli.

"Nonostante 15 anni di dibattiti sulla necessità di una riforma del sistema, non sono stati fatti progressi significativi. Gli italiani considerato il loro sistema 'rotto' e hanno veramente poca fiducia sul fatto che garantisca giustizia", commenta ancora il diplomatico americano.

La smentita dell'ex premier

"Accanto a osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, viene riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all'epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l'ambasciatore Spogli e me". È quanto si legge in una nota del presidente del Copasir Massimo D'Alema, in riferimento al cablogramma pubblicato da Wikileaks.

 

 

 

2010-12-21

Wikileaks su Calipari: il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle la vicenda. Palazzo Chigi: falsità

Cronologia articolo20 dicembre 2010

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Questo articolo è stato pubblicato il 20 dicembre 2010 alle ore 19:23.

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Il caso Calipari approda su Wikileaks: per il sito di Julian Assange, che cita un cablogramma siglato dell'ambasciatore americano a Roma del maggio 2005, il rapporto italiano sulla morte di Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione non intenzionale, era costruito "specificatamente" per evitare ulteriori inchieste della magistratura italiana e il governo Berlusconi voleva "lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe "danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington.

I vertici dell'ambasciata Usa furono convocati il 2 maggio 2005 dall'ufficio del premier per ricevere in anticipo il rapporto italiano sul caso Calipari. "Presenti all'incontro - riferisce il "cable" siglato dall'ambasciatore Mel Sembler - il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario Gianni Letta, l'ambasciatore negli Usa Gianni Castellaneta, il capo del Sismi Nicolò Pollari, alcuni dei loro consiglieri, e due commissari, il diplomatico Cesare Ragaglini (ora ambasciatore italiano all'Onu) e il generale del Sismi Pierluigi Campregher. Berlusconi non era presente, e non sarà a Roma fino a domani".

Il 5 maggio il premier Berlusconi sarebbe intervenuto in Parlamento per discutere il rapporto: "Sarebbe meglio che il presidente George W. Bush lo chiami il giorno prima, in modo che lui possa dire in Parlamento di aver discusso la questione con il presidente". Nel rapporto, notano gli americani, si afferma tra l'altro che "gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio è stato intenzionale: questo punto è stato "designed specifically" (costruito specificatamente, ndr) "per scoraggiare altre indagini della magistratura, visto che per la legge italiana possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale. Il rapporto è stato scritto avendo i magistrati in mente", scrive ancora Sembler. L'ambasciatore americano non considera però certo il successo della strategia del governo perché "i nostri contatti hanno messo in guardia sul fatto che i magistrati italiani sono famigerati per piegare leggi di questo tipo ai loro scopi".

"Il Dipartimento di Stato dovrebbe considerare una telefonata del Segretario di Stato (Condolezza Rice) al vicepresidente Fini nei prossimi giorni per confermare che condividiamo il desiderio italiano di lasciarsi alle spalle l'incidente", raccomanda poi Sembler nelle "raccomandazioni dell'ambasciata (Usa) per i prossimi passi immediati".

Palazzo Chigi: è tutto falso

"Ancora una volta i resoconti di Wikileaks attribuiti all'ambasciatore americano in Italia corrono il rischio di accreditare posizioni, non solo mai assunte dal governo italiano, ma esattamente contrarie alla verità". È quanto scritto in una nota diffusa da Palazzo Chigi. "Evidentemente, in quei resoconti si sono scambiati i desideri con la realtà, le domande con le risposte. E le valutazioni personali di diplomatici americani a Roma si sono trasformate in presunte "posizioni ufficiali" che il governo italiano non ha invece mai assunto. Inutili quindi, o strumentali, le polemiche su qualcosa che non esiste. I fatti ed i documenti provano, del resto, il contrario di quanto afferma Wikileaks, e cioè la verità. Uno per tutti, la relazione con la quale il governo italiano si è dissociato dalle conclusioni dell'inchiesta americana sul caso Calipari. Basta questo per dimostrare come le presunte rivelazioni di Wikileaks siano, ancora una volta, assolutamente prive di fondamento; e, quindi, fuorvianti. Il tenore della nota sarebbe stata condivisa da Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri.

La reazione degli esponenti dell'opposizione

Dall'opposizione sono subito giunte richieste di chiarimento: "Se venisse confermato quanto emerge dal documento saremmo di fronte a un gravissimo atto eversivo da parte del governo", ha affermato il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, che chiede al sottosegretario Gianni Letta di venire in aula per spiegare "al Parlamento e agli italiani come stanno realmente le cose". "Sono notizie agghiaccianti, vogliamo subito chiarimenti in parlamento", conferma Ettore Rosato, deputato del Pd e componente del Copasir: "Calipari è stato un servitore dello Stato - ha aggiunto Rosato - uno dei migliori uomini della nostra intelligence, pensare che il governo Berlusconi abbia impedito di fare luce sulla sua morte è inquietante. Visto che Berlusconi non ha voluto presentarsi al Copasir - ha concluso l'esponente del Pd - dica in Aula davanti al parlamento e al paese cosa è davvero avvenuto". Sulla vicenda è intervenuta anche Giuliana Sgrena, giornalista del manifesto, che il 4 marzo del 2005 si trovava con Nicola Calipari a bordo della Toyota Corolla sulla quale perse la vita il funzionario del Sismi: il Parlamento italiano "riapra" il caso Calipari attraverso una commissione parlamentare d'inchiesta, dice, "solo il Parlamento può riaprire il caso e rendere onore alla memoria di un servitore dello Stato".

 

 

2010-12-11

Vaticano nel ciclone WikiLeaks. La Santa Sede: molto grave la pubblicazione dei file

di Angela Manganaro e Carlo MarroniCronologia articolo11 dicembre 2010Commenta

Questo articolo è stato pubblicato il 11 dicembre 2010 alle ore 10:36.

La risposta del Vaticano: molto grave la pubblicazione dei file.

È un quadro del Vaticano a tinte forti quello che emerge dai cablo che l'ambasciata usa presso la Santa Sede ha inviato a Washington, emersi dai file di Wikileaks. Giudizi sul segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, critiche alla politica di comunicazione (si parla del Vaticano come una "No spin City"), oltre che osservazioni pesanti su pedofilia e perdono dei lefebriani e politica verso gli anglicani. Anche se una lettura che si spinge indietro nel tempo fa emergere un netto cambio di atteggiamento con Benedetto XVI.

 

L'ambasciata Usa presso la Santa Sede è guidata dall'estate 2009 da Miguel Diaz, teologo e sostenitore della campagna elettorale di Barack Obama, mentre la sua vice, Violeta Noyes Valls, è un diplomatico di carriera a Roma da alcuni anni: entrambi cattolici di origine cubana. I cablo dell'ambasciata osservano anzitutto che gli statunitensi e gli anglofoni in generale contano poco in curia. Di più. Bertone – secondo i cablo anticipati dal sito di El Pais – viene descritto come privo di esperienza diplomatica e "non sono poche le voci che vorrebbero la sua destituzione dal suo attuale incarico". Valls osserva che "ha un suo stile personale e pastorale, è spesso fuori Roma per affrontare problemi spirituali piuttosto che la politica estera e di gestione". Ma, si precisa, il Papa ne ha rafforzato la posizione riconfermandolo dopo il 75esimo compleanno, "ribadendo la stima verso il cardinale piemontese".

Poi la comunicazione: "La maggior parte dei vertici del Vaticano, tutti uomini in genere sulla settantina, non capisce i moderni media e la Santa Sede soffre di una muddled messaging (confusione nella comunicazione) per la tecnofobia dei cardinali e l'ignoranza sulle comunicazioni del XXI secolo. Solo il portavoce Federico Lombardi ha un blackberry e pochi una email", scrive il numero due dell'ambasciata Usa in Vaticano nel gennaio 2009.

 

Proprio durante l'escalation del caso della pedofilia. Il Vaticano – afferma un cablo riportato dal Guardian – non ha permesso a suoi rappresentanti di testimoniare nell'ambito dell'inchiesta della commissione irlandese sullo scandalo degli abusi sessuali mostrandosi così poco collaborativo con il governo irlandese sulla questione. È stato reso noto anche un aspetto riguardante l'azione a favore dell'accoglimento degli anglicani in uscita verso la Chiesa cattolica, al cui scopo un anno fa fu varato uno specifico percorso giuridico: "L'ambasciatore britannico presso la Santa Sede ha messo in guardia che l'apertura di Benedetto XVI agli oppositori Anglicani sul sacerdozio femminile di convertirsi al Cattolicesimo è così inflammatory (provocatoria) che potrebbe portare a discriminazioni e anche la violenza contro i cattolici in Gb".

Le accuse Usa ad Assange

Intanto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha detto ieri che la politica estera americana "non è indebolita da una persona con un laptop". Laptop che la persona in questione, Julian Assange, in cella di isolamento a Londra accusato di aver stuprato due donne in Svezia, riavrà. Ora però il fondatore di WikiLeaks, sito che ha sottratto e diffuso documenti riservati sulla guerra in Iraq e Afghanistan e sui resoconti dei diplomatici Usa con l'aiuto di Bradley Manning, analista militare in carcere da maggio, rischia di essere accusato di spionaggio dagli Stati Uniti.

L'incriminazione di Assange sarebbe "imminente" sulla base dell'Espionage Act, legge federale del 1917 (nata durante la prima guerra mondiale per proibire interferenze con le operazioni militari americane, aiuti ai nemici del paese o azioni che causano insubordinazione). Per l'avvocato Jennifer Robinson, che difende Assange, una simile accusa violerebbe il primo emendamento della Costituzione americana. Ma nel 1919 (causa Schenck contro Stati Uniti) la Corte Suprema stabilì il contrario: l'Espionage Act non viola la libertà di espressione di chi viene accusato. Questa legge fu così usata anche nel 1971 per incriminare i due reporter del New York Times che pubblicarono i Pentagon Papers, rapporti segreti sul coinvolgimento di quattro governi Usa in Vietnam.

Intanto continua la mobilitazione degli hacker pro Assange. Mentre il sedicenne arrestato ieri in Olanda perché sospettato di aver partecipato all'Operazione Payback contro i siti di Mastercard, Visa, PayPal che hanno bloccato le donazioni a WikiLeaks, ammette responsabilità ("vendicato" subito da cyberattacchi alla procura olandese), i sostenitori sul web iniziano a parlare di un movimento "politico" "che va oltre Assange".

 

"La salute del Cavaliere preoccupa", su WikiLeaks i dubbi di Letta e Cantoni

di Christian RoccaCronologia articolo3 dicembre 2010Commenti (3)

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Questo articolo è stato pubblicato il 03 dicembre 2010 alle ore 09:20.

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Sono 652 i documenti di WikiLeaks in cui compare il nome di Silvio Berlusconi. Il primo è dell'1 luglio 2001, alla vigilia del G-8 di Genova. L'ultimo è del 17 febbraio 2010 sulla vittoria della Lega in Veneto. Sul sito di Julian Assange ce ne sono ancora pochissimi, ma il quotidiano spagnolo El Pais ne ha consultati 62, un decimo del totale, traendone il quadro finora più completo sulle informazioni inviate dall'ambasciata americana di Roma al Dipartimento di stato e poi trafugate dai pirati di WikiLeaks.

Dall'inchiesta di El Pais, emerge un quadro leggermente differente da quello che si è letto in questi giorni. L'ambasciata americana a Roma giudica l'Italia e Berlusconi alleati cruciali per gli Usa, come ha confermato Hillary Clinton un paio di giorni fa e come hanno sempre formalmente ribadito prima Bush e poi Obama. Berlusconi è considerato un interlocutore importante, per quanto imprevedibile e non sempre affidabile per la sua tendenza a proporsi come mediatore internazionale. Agli americani questo protagonismo non piace.

Negli ultimi mesi, i diplomatici statunitensi sono arrivati alla conclusione - grazie anche ai colloqui riservati con il sottosegretario Gianni Letta e il senatore del Pdl Giampiero Cantoni, i quali però smentiscono - che il premier italiano si sia indebolito personalmente e politicamente e che abbia problemi di salute ("I risultati dei test clinici su Silvio Berlusconi hanno rivelato un vero disastro. Siamo tutti preoccupati", un dispaccio attribuisce a Cantoni). I diplomatici americani, inoltre, scrivono che il premier si affida troppo al suo istinto, non si fida dei suoi stessi servizi segreti, ha difficoltà a prendere decisioni, pensa più ai divertimenti privati che agli affari di stato. Nonostante ciò, secondo El Pais i cable del Dipartimento di Stato "distillano tolleranza, senso comune e pragmatismo".

Scrive la diplomatica americana Elisabeth Dibble il 9 giugno 2009: "Quella di liquidare Berlusconi come un interlocutore poco serio, con le sue fissazioni personali, le sue gaffe e talvolta il suo modo di agire spregiudicato, potrebbe essere una tentazione, ma pensiamo sarebbe un errore". E ancora: "Quando è stato coinvolto con efficacia, ha dimostrato la volontà di assumere provvedimenti, anche impopolari, in linea con i nostri, incluso il sostegno all'espansione del ruolo della Nato in Afghanistan e all'entrata della Turchia nella Ue. Quando viene ignorato, tende a ritagliarsi un ruolo visibile e spesso poco utile per sé nel quadro internazionale".

Suona diversamente anche l'ormai famoso giudizio sulla vacuità, vanità e inefficacia di Berlusconi. Stando al dispaccio, non si tratta di un commento della Dibble, ma di "un giudizio di molti, compresi alcuni dentro il governo americano" che sarebbe sbagliato utilizzare perché - scrive Dibble - "nonostante i suoi difetti personali, emarginarlo limiterebbe la cooperazione con un alleato importante". Anche se, a proposito di gaffe, non è passata inosservata quella sull'"Obama abbronzato" all'indomani della vittoria presidenziale, definita da Spogli il 19 novembre 2008 "un goffo tentativo di barzelletta" che rientra in uno dei "passi falsi" di Berlusconi.

Nei 62 documenti del Pais ci sono le notizie sulle feste, le indiscrezioni sul rapporto troppo stretto e non sempre chiaro con Putin (dagli affari Eni alle feste nella dacia russa senza l'assillo dei paparazzi italiani), sui viaggi moscoviti di Valentino Valentini, sulle trame energetiche dell'Eni. Un dispaccio da Mosca conferma il rapporto privilegiato tra i due leader, accoglie l'insofferenza di un diplomatico italiano a Mosca sempre all'oscuro delle mosse russe di Berlusconi e svela che l'intervento del premier su Putin abbia convinto Gazprom a pagare a prezzi di mercato, e non a meno come avrebbe voluto, la quota del 20% di Gazpromneft di proprietà Eni.

Nei dispacci dei diplomatici americani si parla anche del clima di sospetto che circonda il premier, a cominciare dalla diffusione di paranoiche teorie del complotto (che secondo l'ambasciatore Thorne nella politica italiana "sono storicamente ben fondate"). Thorne, dopo aver parlato con Cantoni, riporta ai superiori di Washington che ci sarebbero manovre politiche per far cadere Berlusconi guidate da Giulio Tremonti, Gianfranco Fini e Beppe Pisanu.

L'ambasciatore americano nota l'inconsistenza dell'opposizione interna ed esterna a Berlusconi e fa cenni al caso Noemi (che secondo Berlusconi sarebbe una trappola dei servizi italiani e secondo Bossi un'operazione del crimine organizzato) e a quello Marrazzo (l'ambasciatore racconta che Cantoni ha ricevuto una telefonata di Berlusconi che gli annunciava l'arresto dei quattro ricattatori del governatore del Lazio, qualche giorno prima che la notizia uscisse sui giornali). Berlusconi, secondo l'ambasciatore che cita sempre Cantoni, sarebbe preoccupato anche dal processo palermitano a Marcello Dell'Utri e dalla sanzione da 750 milioni di dollari da pagare alla Cir di Carlo De Benedetti per la vicenda Mondadori.

L'Amministrazione Obama, scrive El Pais, rispetta Berlusconi come "alleato e amico", gli riconosce capacità politiche e il gradimento popolare, ma oltre a segnalare la sua tendenza al divertimento privato, "teme e respinge" la politica di equidistanza italiana su Russia e Iran. Gli americani sono molti interessati a questo punto d'incrocio dei temi energetici con quelli della loro sicurezza nazionale.

I cable, scrive El Pais, dimostrano che sia l'amministrazione Bush sia quella Obama tendono a perdonare a Berlusconi peccatucci e gaffe: "Lo stile da pistolero e i suoi frequenti passi falsi - ha scritto Spogli il 19 novembre 2008 - hanno creato divergenze con gli Usa. Ma nonostante tutto, sostiene e ammira l'America e la sua gente". Un anno dopo, Spogli conferna che "l'Italia è il nostro alleato europeo più importante per proiettare il potere militare sul Mediterraneo, in Medio Oriente e in Nord Africa".

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2010-12-09

Il premier russo Vladimir Putin mette in dubbio la correttezza dell'arresto del fondatore di WikiLeaks Julian Assange. "Se si parla di democrazia, occorre che sia totale. Perchè è stato messo Assange in prigione? È questa la democrazia?" ha detto l'uomo forte di Mosca in una conferenza stampa. "Bisogna cominciare a spazzare davanti alla propria porta. Giro la palla ai colleghi americani" ha detto Putin prendeno la parola per rispondere a una domanda rivolta al premier francese François Fillon in una conferenza stampa congiunta. La domanda riguardava i dubbi sulla democrazia in Russia e sulla descrizione di una Russia corrotta e mafiosa contenuti nei documenti diplomatici americani resi pubblici da WikiLeaks.

Gli avvocati incontrano Assange in carcere

Intanto Julian Assange resta nella prigione di Wandsworth. Il suo avvocato, Mark Stephens, ha raccontato che il fondatore di Wikileaks "è più allegro, sembra che si stia tirando su". Assange, che indossava una tuta grigia, è rinchiuso in una cella da solo nel reparto in isolamento del carcere: si è lamentato dell'orario a disposizione per la tv, ma "non ha accesso a un computer, neanche uno privo di connessione Internet, nè ha a disposizione materiale per scrivere. Ha alcune cose, ma non possiede un pezzo di carta dove scriverle o registrarle".

Assange: Wikileaks non c'entra nulla con gli attacchi degli hacker

Stephens era accompagnato da Jennifer Robinson e da Geoffrey Robertson, il legale specializzato in estradizione che si è appena unito al team difensivo. Stephens ha aggiunto che Assange è preoccupato perchè "c'è chi ha ingiustamente accusato Wikileaks di aver ispirato gli attacchi informatici" di queste ore e ha ribadito di non averlo fatto.

Amazon prima stacca la spina a Wikileaks e poi vende i suoi cablo

Tra i siti attaccati nei giorni scorsi c'è anche Amazon, che nei giorni scorsi ha negato l'ospitalità del sito di Julian Assange sui suoi server. La versione britannica del portale è peraltro stata oggetto di critiche online per la decisione di mettere in vendita nella sezione e-books alcuni dei cablogrammi diplomatici diffusi da WikiLeaks. I documenti (i primi 5mila cablogrammi) sono disponibili sotto forma di e-book autopubblicato da Heinz Duthel (autore prolifico e poligrafo, di cui sono elencate ben 109 opere di ogni genere), per poco più 8 euro. I commenti dei lettori sono impietosi, dal "perché pagare per qualcosa che è disponibile gratis in rete?" fino all'accusa di "ipocrisia" perché Amazon cercherebbe di fare soldi con i documenti di WikiLeaks dopo aver negato l'ospitalità al sito. Sta di fatto che il mese scorso Amazon era finita nell'occhio del ciclone per aver messo in vendita una guida - anche questa autopubblicata - riservata ai pedofili, il che ha sollevato dei dubbi su se e quali metodi di controllo l'azienda metta in atto per controllare i contenuti dei prodotti in vendita.

 

 

 

 

 

 

 

2010-11-30

WikiLeaks il segreto non scopre la verità. Assange annuncia nuovi file che riguardano le banche

di Christian RoccaCronologia articolo30 novembre 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2010 alle ore 08:30.

L'ultima modifica è del 30 novembre 2010 alle ore 08:38.

Assange a Forbes: la prossima fuga di notizie riguarderà una grossa banca americana

Le notizie sulla fine del mondo causata dalle rivelazioni di WikiLeaks sono un tantino esagerate, scriverebbe Mark Twain. Ci vorrebbe tutto il suo genio satirico per commentare in modo appropriato l'agitazione mediatica intorno ai dispacci dei diplomatici americani catturati dagli hacker di Julian Assange. La pubblicazione dei file andrà avanti per settimane. Ma, stando alle anticipazioni, in quei 251.287 documenti non c'è nessuna notizia sconvolgente, nessuna rivelazione clamorosa, niente che non sapessimo già da tempo. Non è un caso che nessuno dei 251.287 documenti, nemmeno uno, sia classificato come "top secret".

Sapevamo che i paesi del Golfo spingono per un intervento militare contro il nucleare iraniano. Sapevamo del doppio gioco saudita e pakistano. Sapevamo degli aiuti nordcoreani all'Iran. Sapevamo della corruzione del governo afghano. Sapevamo delle trattative per il trasferimento dei detenuti di Guantanamo. Sapevamo della relazione speciale Italia-Russia. Non è una novità nemmeno l'unica notizia originale, quella secondo cui anche Barack Obama, come George W. Bush, ha spiato i vertici Onu.

I file di WikiLeaks non sono i Pentagon Papers, le carte riservate del Dipartimento della Difesa che nel 1971, prima sul Times e poi sul Post, raccontarono la storia segreta, commissionata dal Pentagono a uso interno, del coinvolgimento militare in Vietnam e delle bugie di quattro amministrazioni sulle intenzioni strategiche, sulle attività belliche, sull'estensione della guerra alla Cambogia e al Laos. Nelle carte di WikiLeaks (perlomeno in quelle fin qui note) non solo non ci sono rivelazioni particolari, ma anzi la loro pubblicazione dimostra che nelle società democratiche, grazie alla vecchia e libera stampa, il processo decisionale è trasparente, le notizie si sanno in tempo reale, non c'è quasi mai nulla di inedito.

Le reazioni in Italia e nel mondo

Quanto ai giudizi sui leader mondiali, i dispacci di WikiLeaks contengono segnalazioni e valutazioni non molto diverse da quelle che gli estensori avranno letto sui giornali. Il portavoce di Obama ha posto questi cable ricchi di aggettivi non lusinghieri nel giusto contesto: "I rapporti dal campo inviati a Washington contengono informazioni informali e spesso incomplete. Non esprimono una posizione politica e non sempre formano le decisioni politiche finali". Quelli che abbiamo letto non sono giudizi dell'Amministrazione, ma elementi di informazione e di valutazione inviati a Washington a chi poi è deputato a decidere se tenerne conto o meno nell'elaborazione di una linea politica. Su Sarkozy, Berlusconi, Cameron e gli altri le parole, le azioni e la politica di Obama contano più delle soffiate di WikiLeaks.

Altra cosa è il vulnus all'etichetta diplomatica. Le cancellerie internazionali ora sono in serio imbarazzo e costrette a comunicare con cautela, come se Julian Assange fosse una specie di maresciallo globale in grado di intercettare tutto e tutti.

I documenti di WikiLeaks non giustificano i titoli ansiogeni dei giornali né le dichiarazioni catastrofiche dei politici sulla fine dell'impero americano, sull'11 settembre diplomatico, sulla tempesta che ha colpito il mondo. Il mondo è ancora in piedi e ha problemi ben più seri da affrontare.

Julian Assange gioca a fare il Robin Hood, l'uomo della trasparenza, della giustizia, della pace. Ma a voler essere davvero trasparente, anche per smentire le teorie complottistiche che già circolano online, dovrebbe essere nel suo interesse difendersi dalle accuse di stupro e soprattutto raccontare come sia riuscito a trasformare WikiLeaks in una grande potenza mondiale capace di dettare l'agenda politica e i menabò dei giornali.

Assange non è un paladino dell'informazione. Non gli interessa informare. Gli interessa la violazione del fortino americano. Non gli sta a cuore nemmeno la pace, vuole soltanto imbarazzare la Casa Bianca guidata, peraltro, dal Premio Nobel per la Pace. Ricordarselo.

 

 

 

2010-11-28

Nei file di WikiLeaks i giudizi dei diplomatici Usa su Berlusconi e i sauditi che chiedono bombe sull'Iran

di Christian RoccaCronologia articolo28 novembre 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 28 novembre 2010 alle ore 19:43.

La Casa Bianca di Barack Obama trema per le possibili ripercussioni diplomatiche che potrebbe avere l'ultima fuga di notizie (leaks) a cura di WikiLeaks, il sito antagonista di Julian Assange specializzato nel pubblicare online documenti, diari, dispacci più o meno segreti carpiti dai server dell'Amministrazione americana (probabilmente grazie all'aiuto dell'analista dei servizi Bradley Manning, ora agli arresti).

Dopo la pubblicazione dei brogliacci di guerra in Afghanistan, WikiLeaks ha annunciato di avere in mano 250mila documenti inviati tra il 2006 e l'inizio 2009 al Dipartimento di Stato da 270 tra ambasciate e consolati americani sparsi in giro per il mondo. I documenti sono stati girati al New York Times, al Guardian di Londra e allo Spiegel tedesco, com'era successo in precedenza. Ieri il sito del settimanale tedesco ha messo online per errore la notizia che la pubblicazione inizierà questa sera alle 22.30. Ma è stato il New York Times, intorno alle 19 italiane, ad anticipare i primi documenti, insieme allo spagnolo El Pais, al Guardian e a Le Monde.

La rivelazione più importante, secondo il quotidiano newyorchese, è la richiesta saudita agli americani – autorevolmente espressa dal Re Abdullah – di bombardare l'Iran, in modo da fermare una volta per tutte il progetto nucleare degli ayatollah sciiti. Niente di sconvolgente, in realtà. Si sapeva da tempo che i paesi arabi chiedevano un intervento armato per fermare l'Iran. Tra gli estratti dai documenti riservati c'è anche un'altra notizia imbarazzante per la Casa Bianca: " I diplomatici degli Stati Uniti hanno ricevuto l'ordine da parte del Dipartimento di Stato Usa di spiare l'Onu", scrive El Pais. "Il Dipartimento di Stato, dallo scorso anno, ha chiesto ai funzionari di 38 ambasciate e missioni diplomatiche documentazione e informazioni sulle Nazioni Unite, incluso il segretario generale", Ban Ki Moon.

Sul premier italiano, invece, c'è la segnalazione dei diplomatici americani della forte alleanza tra Vladimir Putin, primo ministro russo, e Silvio Berlusconi, fatta di "regali lussuosi" e contratti energetici. Il documento, scrive il Times, parla anche di un faccendiere italiano che parla russo e di Berlusconi diventato "il portavoce di Putin in Europa".Una relazione straordinariamente stretta, quella fra Putin e il primo ministro italiano, che include "regali generosi" e contratti energetici redditizi. Su El Pais, in evidenza, una citazione estratta da una nota americana: "Le feste selvagge di Berlusconi". A fare discutere anche il giudizio assai tagliente dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del consiglio italiano: "incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno". Berlusconi è un leader "fisicamente e politicamente debole" le cui "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza".

Non ci sono solo le "feste selvagge "di Berlusconi nei file del dipartimento di Stato americano pubblicati da WikiLeaks, ma anche giudizi su altri leader. "Putin è autoritario e machista", scrivono i diplomatici stanutenitensi nelle proprie comunicazioni riservate. "Gheddafi è un vero ipocondriaco", al punto da far filmare i propri esami clinici per potersi consultare con più dottori diversi. "Sarkozy va tenuto sotto stretta sorveglianza", per prevenire eventuali iniziative politiche anti-americane. Mentre "Hu Jintao lotta per il potere in Asia" e la supremazia regionale della Cina è data per acquisita. I diplomatici americani scrivono, tra l'altro, che il presidente venezuelano Hugo Chavez va isolato e che la Turchia è impegnata in una sorta di doppio gioco tra Europa e Iran.

Julian Assange, attraverso il suo avvocato, ha chiesto all'ambasciatore americano a Londra se la pubblicazione dei documenti rischia di mettere in pericolo alcuni dei nomi di privati cittadini citati nei file in via di pubblicazione. Il Dipartimento di Stato ha risposto con una lettera formale del consigliere legale Harold Hongju Koh: "Se avete ricevuto i materiali che intendete pubblicare da un funzionario governativo, o da un intermediario, senza una precisa autorizzazione, si tratta comunque di una violazione della legge americana anche se la pubblicazione non avrà conseguenze gravi". Il consigliere legale di Hillary Clinton ha ricordato al fondatore di WikiLeaks tutta una serie di rischi e di reati legati alla pubblicazione dei documenti. Improbabile, però, che la lettera di Koh faccia cambiare idea a Julian Assange.

Il New York Times ha scritto 11 mila dei documenti ricevuti sono "segreti", altri novemila sono "noforn", cioè contenenti informazioni da non condividere con i rappresentanti degli altri paesi. Tutti gli altri sono semplicemente "confidenziali" oppure non hanno alcuna classificazione. Anche se i documenti non sveleranno niente di clamoroso, come è successo in passato con i diari di guerra dall'Afghanistan, Julian Assange è giò diventato una specie di Robin Hood del cyberspazio e WikiLeaks il sinonimo di battaglie civili per la verità, la giustizia e la pace.

I grandi giornali internazionali che hanno ricevuto il materiale fanno benissimo a valutarlo, confrontarlo con l'Amministrazione Obama e poi a pubblicarlo, ma l'obiettivo di Julian Assange non è quello di informare. Non è un giornalista. Non è un paladino dell'informazione. Il contenuto di quei documenti non gli interessa. Ciò che gli interessa è il numero sempre più alto di violazioni al fortino americano – 92 mila documenti la prima volta, ora 250 mila – non che cosa ci sia scritto dentro quei dispacci.

A fare notizia non è il contenuto, ma il contenitore. Il successo di WikiLeaks si misura sulla bravata internettiana, sull'anonimato ricattatore, sullo sberleffo al potere. Anche perché, a leggerli davvero, i primi brogliacci di WikiLeaks raccontavano che i morti in Iraq erano certamente stati moltissimi, come si sapeva, ma meno di quanto si temeva e, peraltro, a grandissima maggioranza uccisi da terroristi sunniti e milizie sciite.

Quei documenti svelavano anche che i detenuti iracheni stavano meglio quando le prigioni erano gestite dagli americani (responsabili di Abu Ghraib) e che l'Iran è stato il maggior responsabile della carneficina irachena, a dimostrazione che Bush non aveva esagerato il ruolo nefasto di Teheran nel causare il caos in Mesopotamia. Si trattava comunque di notizie vecchie, superate dagli eventi e dalle decisioni di Barack Obama. Addirittura a discolpa di Bush, in certi casi (come era ovvio, visto che si trattava di documenti del Pentagono). Nei file di WikiLeaks, c'erano le prove, come ha scritto la rivista Wired, che in realtà nell'Iraq di Saddam Hussein ci fossero armi di distruzione di massa, dopo la deposizione del regime in parte finite nelle mani dei terroristi.

L'obiettivo di Assange non è nemmeno quello di promuovere la pace, come ha fatto notare sul New York Times Andrew Exum, analista militare dell'obamiano Center for a New American Security. Le critiche ad Assange sono arrivate anche da cinque associazioni in difesa dei diritti umani (da Amnesty International alla Open Society di George Soros), preoccupate che le precedenti rivelazioni di WikiLeaks avessero messo in pericolo la vita di quegli afghani che, aiutando gli americani, si battono perché il loro paese possa avere un futuro senza talebani. L'obiettivo unico di Assange e WikiLeaks è imbarazzare l'Amministrazione americana guidata peraltro dal Premio Nobel per la Pace, di farla fuggire a gambe levate dall'Afghanistan, di assestarle un colpo letale.

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Il sito di WikiLeaks denuncia un attacco informatico. La Casa Bianca trema per le rivelazioni in arrivo

di Christian RoccaCronologia articolo28 novembre 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 28 novembre 2010 alle ore 15:23.

Il sito di Wikileaks è sotto attacco informatico. Lo annunciano i responsabili via Twitter. Le imminenti rivelazioni di Wikileaks saranno "l'11 settembre della diplomazia mondiale" perchè "faranno saltare tutti i rapporti di fiducia tra gli Stati", ha commentato nel pomeriggio il ministro degli Esteri Franco Frattini (a Doha in Qatar per la prima tappa di una lunga missione nel Golfo Persico) a poche ore dalla pubblicazione dei documenti americani dei quali precisa di non conoscere ancora il contenuto, ma che, secondo le prime anticipazioni riportate da siti e blog riguarderebbero tra l'altro i giudizi della diplomazia Usa su Merkel, sarkozy, Berlusconi, Putin e Gheddafi.

di Christian Rocca

La Casa Bianca di Barack Obama, le cancellerie internazionali e le redazioni di tutto il mondo attendono l'ultima fuga di notizie (leaks) a cura di WikiLeaks, il sito antagonista di Julian Assange specializzato nel pubblicare online documenti, diari, dispacci più o meno segreti carpiti dai server dell'Amministrazione americana (probabilmente grazie all'aiuto dell'analista dei servizi Bradley Manning, ora agli arresti).

Dopo la pubblicazione dei brogliacci di guerra in Afghanistan, WikiLeaks ha annunciato di avere in mano 250 mila documenti inviati tra il 2006 e l'inizio 2009 al Dipartimento di Stato dalle ambasciate americane sparse in giro per il mondo. I documenti sono stati girati al New York Times, al Guardian di Londra e allo Spiegel tedesco, com'era successo in precedenza. Ieri il sito del settimanale tedesco ha messo online per errore la notizia che la pubblicazione inizierà questa sera alle 22.30. Di più non si sa e le anticipazioni apparse in questi giorni sui giornali italiani sono solo speculazioni dettate dalle telefonate che il Dipartimento di Stato americano, a cominciare da Hillary Clinton, ha fatto ai ministeri degli esteri dei paesi alleati per avvertire che i documenti, nonostante non dovrebbero svelare nulla di realmente segreto, potrebbero causare qualche tensione politica e diplomatica.

La gran parte dei documenti non riguarda l'Europa, almeno così dicono le indiscrezioni, ma stando alle date il dossier italiano potrebbe contenere giudizi sulla politica estera del governo Prodi (e del ministro degli Esteri Massimo D'Alema), sulle modalità di liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo rapito dai talebani, sui rapporti stretti tra il governo Berlusconi e la Russia di Putin in materia di gas e, magari, anche qualche valutazione sull'ultima e concitata fase politica e privata dell'attuale Presidente del Consiglio.

Julian Assange, attraverso il suo avvocato, ha chiesto all'ambasciatore americano a Londra se la pubblicazione dei documenti rischia di mettere in pericolo alcuni dei nomi di privati cittadini citati nei file in via di pubblicazione. Il Dipartimento di Stato ha risposto con una lettera formale del consigliere legale Harold Hongju Koh: "Se avete ricevuto i materiali che intendete pubblicare da un funzionario governativo, o da un intermediario, senza una precisa autorizzazione, si tratta comunque di una violazione della legge americana anche se la pubblicazione non avrà conseguenze gravi". Il consigliere legale di Hillary Clinton ha ricordato al fondatore di WikiLeaks tutta una serie di rischi e di reati legati alla pubblicazione dei documenti. Improbabile, però, che la lettera di Koh faccia cambiare idea a Julian Assange.

Anche se i documenti non sveleranno niente di sconvolgente, come è successo in passato con i diari di guerra dall'Afghanistan, Julian Assange è giò diventato una specie di Robin Hood del cyberspazio e WikiLeaks il sinonimo di battaglie civili per la verità, la giustizia e la pace.

I grandi giornali internazionali che hanno ricevuto il materiale fanno benissimo a valutarlo, confrontarlo con l'Amministrazione Obama e poi a pubblicarlo, ma l'obiettivo di Julian Assange non è quello di informare. Non è un giornalista. Non è un paladino dell'informazione. Il contenuto di quei documenti non gli interessa. Ciò che gli interessa è il numero sempre più alto di violazioni al fortino americano – 92 mila documenti la prima volta, ora 250 mila – non che cosa ci sia scritto dentro quei dispacci.

A fare notizia non è il contenuto, ma il contenitore. Il successo di WikiLeaks si misura sulla bravata internettiana, sull'anonimato ricattatore, sullo sberleffo al potere. Anche perché, a leggerli davvero, i primi brogliacci di WikiLeaks raccontavano che i morti in Iraq erano certamente stati moltissimi, come si sapeva, ma meno di quanto si temeva e, peraltro, a grandissima maggioranza uccisi da terroristi sunniti e milizie sciite. Quei documenti svelavano anche che i detenuti iracheni stavano meglio quando le prigioni erano gestite dagli americani (responsabili di Abu Ghraib) e che l'Iran è stato il maggior responsabile della carneficina irachena, a dimostrazione che Bush non aveva esagerato il ruolo nefasto di Teheran nel causare il caos in Mesopotamia. Si trattava comunque di notizie vecchie, superate dagli eventi e dalle decisioni di Barack Obama. Addirittura a discolpa di Bush, in certi casi (come era ovvio, visto che si trattava di documenti del Pentagono). Nei file di WikiLeaks, c'erano le prove, come ha scritto la rivista Wired, che in realtà nell'Iraq di Saddam Hussein ci fossero armi di distruzione di massa, dopo la deposizione del regime in parte finite nelle mani dei terroristi.

L'obiettivo di Assange non è nemmeno quello di promuovere la pace, come ha fatto notare sul New York Times Andrew Exum, analista militare dell'obamiano Center for a New American Security. Le critiche ad Assange sono arrivate anche da cinque associazioni in difesa dei diritti umani (da Amnesty International alla Open Society di George Soros), preoccupate che le precedenti rivelazioni di WikiLeaks avessero messo in pericolo la vita di quegli afghani che, aiutando gli americani, si battono perché il loro paese possa avere un futuro senza talebani.

L'obiettivo unico di Assange e WikiLeaks è imbarazzare l'Amministrazione americana guidata peraltro dal Premio Nobel per la Pace, di farla fuggire a gambe levate dall'Afghanistan, di assestarle un colpo letale.

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